L’uomo che ha recentemente fatto ritrovare il flauto che apparteneva alla cittadina vaticana scomparsa quasi trenta anni fa continua a fare rivelazioni che, se confermate dalle indagini, potrebbero portare alla svolta decisiva sul caso.

"Nel corso degli accertamenti di antropologia forense, il Prof. Arcudi non ha riscontrato alcuna struttura ossea che risalga ad epoca successiva alla fine del 1800": una nota della sala stampa vaticana comunica così, in una nota gli accertamenti svolti negli ossari del cimitero teutonico, nel quadro di ricerca del corpo di Emanuela Orlandi. Il consulente della famiglia ha richiesto accertamenti di laboratorio su circa 70 reperti, ma "il Prof. Arcudi e la sua equipe non hanno avallato la richiesta perché le medesime strutture ossee hanno caratteri di datazione molto antichi".

Il comunicato continua spiegando che "i campioni sono stati repertati e trattenuti presso il Comando della Gendarmeria a disposizione del Promotore di Giustizia". Sempre a quanto afferma la sala stampa vaticana, le operazioni si sono concluse verso le ore 12.30 circa, per poi proseguire: "Il prof. Giovanni Arcudi coadiuvato dal suo staff, alla presenza del perito di fiducia nominato dalla Famiglia Orlandi ha completato l'analisi morfologica dei reperti ritrovati negli ossari (diverse centinaia di strutture ossee parzialmente integre e migliaia di frammenti)".

Gli uffici stampa del Vaticano hanno quindi sottolineato che, nel dare queste comunicazioni, " la Santa Sede conferma la propria volontà di ricerca della verità sulla vicenda della scomparsa di Emanuela Orlandi e smentisce categoricamente che questo atteggiamento di piena collaborazione e trasparenza possa in alcun modo significare, come da alcuni talvolta affermato, una ammissione implicita di responsabilità"La ricerca della verità, continua la nota, è interesse sia della famiglia Orlandi che del Vaticano: "La trasparente volontà della Santa Sede è peraltro già emersa, oltre che nelle indagini e negli esami in corso al Campo Santo Teutonico, in quelle effettuate dalle autorità italiane, a seguito di una segnalazione della Gendarmeria Vaticana, nella sede della Nunziatura in Italia, a Villa Giorgina, per le quali è stata comunicata, in data 3 luglio, la richiesta di archiviazione da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Secondo quanto accertato dalle autorità italiane che il 25 luglio scorso hanno avviato la procedura per la restituzione delle ossa rinvenute a Villa Giorgina, la datazione dei reperti risale ad un periodo compreso tra il 90 e 230 d.C.Ciò smentisce qualsiasi collegamento con la dolorosa scomparsa di Emanuela Orlandi".