Un bugiardo e un calunniatore, è documentalmente dimostrato. Francesco Tedesco non è quell'angelo che descrivono i suoi difensori” queste le parole dell'avvocato Piero Frattarelli, difensore del maresciallo Roberto Mandolini nel processo per la morte di Stefano Cucchi nei confronti dell'imputato-accusatore che con le sue dichiarazioni ha indicato le responsabilità nel pestaggio del geometra romano morto a Roma nell’ottobre di dieci anni fa. Con riferimento all'accusa di calunnia, per la quale il pm in una delle scorse udienze ha chiesto per Mandolini la declaratoria di prescrizione – si contesta di avere accusato, sapendoli innocenti, i tre agenti della penitenziaria assolti in via definitiva a conclusione del primo processo – "il maresciallo si è limitato a dire quello che sapeva – ha aggiunto Frattarelli – ma questo non integra il reato contestato. Chiedere la prescrizione sarebbe una resa; ma è proprio lo schema giuridico della calunnia che in questo processo non c'è". Il tema delle annotazioni di servizio che sarebbero state cambiate e sostituite è stato poi utilizzato lungamente per precisare alla fine che "Mandolini fece solo una telefonata di sollecito delle annotazioni che ancora erano in fase di redazione. Sappiamo che lui di queste cose non si è mai interessato". Prossima udienza il 12 novembre, quando ci saranno gli interventi dei difensori dei due carabinieri accusati di omicidio preterintenzionale.

L'avvocato del maresciallo accusato

"Le tesi accusatorie sono infondate e ricche di suggestioni. La logica e il buonsenso sono state prese a randellate in questo processo”, ha continuato Frattarelli. A Mandolini sono contestate 4 ipotesi di falso. “Secondo l'accusa – ha detto il legale – c'era l'intenzione di rendere fantasmi, di fare sparire dalla scena Di Bernardo e D'Alessandro (imputati di omicidio preterintenzionale. Ndr); da ciò la mancata indicazione nel verbale di arresto. Ma la domanda è': alle 3 di notte a Mandolini in caserma gli è stata rappresentata perfettamente tutta la questione? Certamente no. Quella d'inserire persone nel verbale d'arresto è una scelta discrezionale del comandante". Seconda questione, "l'accusa non indica alcuna prova secondo la quale Cucchi quella sera abbia indicato un difensore di fiducia, mentre Mandolini gli avrebbe assegnato un difensore d'ufficio. Mandolini, però, dice ‘fece un nome, ma non riuscimmo a trovarlo'. Cucchi ebbe giorni e giorni per nominare un difensore di fiducia, ma non lo fece". Sugli accertamenti dattiloscopici e di fotosegnalamento, poi, "non era obbligatorio farli. Mandolini decise di non farli fare quando gli telefonarono e gli dissero che Cucchi non voleva farseli fare; d'altro canto l'avevano già identificato". Sull'omessa annotazione della resistenza di Cucchi al fotosegnalamento, infine, "sostanzialmente non fu una resistenza, ma una sorta di non volontà di farlo. Ma occorre vedere come a Mandolini sia stata rappresentata la storia; noi non lo sappiamo e non possiamo quindi decidere se è stata integrata". In conclusione, per l'avvocato Frattarelli "nessuno dei falsi ipotizzati risulta provato; e la cosa non può che portare all'assoluzione".

La replica del legale di Tedesco

Non si è fatta attendere la risposta di Eugenio Pini, il difensore di Tedesco: "Si è trattato di accuse gravi e infondate, che altro non fanno che danneggiare il proprio assistito. Il collega in parte ha discusso su fatti inesistenti e mai entrati nel processo e in parte ha cercato di addomesticare le evidenze processuali alle proprie esigenze difensive. Ma queste sono operazioni che danneggeranno ulteriormente il proprio assistito. In ogni caso, Francesco Tedesco, è ripetutamente venuto in udienza a spiegare i fatti e mettendoci la faccia".