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Processo sulla morte di Stefano Cucchi

La forza della mamma di Stefano Cucchi, che ha insegnato anche a tanti politici cos’è la dignità

Si è spenta la madre di Stefano e Ilaria Cucchi, Rita Calore. Una donna sempre in prima linea per il figlio, e che ha sempre chiesto giustizia, non vendetta.
A cura di Natascia Grbic
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"Ci fecero vedere il cadavere dietro una teca di vetro. E io che lo avevo partorito, per una frazione di secondo ho fatto fatica a riconoscerlo. Poi arrivò la decisione di rendere pubbliche le foto del suo corpo, all’inizio ero contraria ma se non avessimo pubblicato le foto nessuno ci avrebbe creduto. Leggevamo le cattiverie più nere".

Questi ultimi tredici anni Rita Calore li avrebbe dovuti passare in tranquillità, godendosi i figli e i nipoti. Passando i fine settimana in famiglia all'aria aperta, godendosi il riposo dopo anni di lavoro a spaccarsi la schiena. E invece no. Un figlio glielo hanno ammazzato, l'altra si è dovuta sobbarcare di un fardello inumano per non far passare sotto silenzio quanto accaduto la notte del 16 ottobre 2009. E loro, i genitori, hanno dovuto rimboccarsi le maniche e mettere la corazza per sopportare i terribili anni in cui sono stati al centro di illazioni, insulti, attacchi mediatici e (non scordiamolo) politici. Il tutto per difendere e ottenere giustizia per quel figlio strappato alla vita da chi si riteneva al di sopra della legge.

Davide contro Golia. Questa è l'immagine che più di tutte rappresenta Rita Calore e la sua famiglia. Una famiglia che non ha fatto mai un passo indietro, nemmeno quando il peso degli attacchi si faceva odioso e insopportabile. Se oggi sappiamo che Stefano Cucchi è morto per le botte e non per una caduta dalle scale o per un attacco di epilessia, è grazie a lei, al fatto che non si è mai risparmiata neanche una volta nel corso di questi anni. Ha dato tutta se stessa, persino la sua salute.

La mamma di Ilaria e Stefano ha cominciato a stare male nel 2019: le è stato diagnosticato un tumore, ma nemmeno questo l'ha tenuta fuori dalle aule di tribunale in cui si svolgeva il processo per la morte del figlio. Alla fine, non ce l'ha più fatta. È morta pochi mesi dopo la condanna definitiva a dodici anni di carcere per omicidio preterintenzionale dei carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro.

"Assolutamente non proviamo odio – aveva dichiarato in un'intervista – Non vogliamo vendetta. Noi lo abbiamo sempre detto dall’inizio. Vendetta e odio non fanno parte della famiglia nostra, assolutamente. Chiediamo giustizia". Parole che trasudano una dignità da far vergognare chi in questi anni l'ha attaccata con parole ignobili.

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Giornalista dal 2013, redattrice alla cronaca di Roma di Fanpage dal 2019. Ho lavorato come freelance e copywriter per diversi anni, collaborando con vari siti, agenzie di comunicazione e riviste. Laureata in Scienze politiche all'Università la Sapienza, ho frequentato nel 2014 la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso.
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