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Bimbo di 4 anni morto con la minimoto a Palermo: chiuse indagini, papà indagato per omicidio colposo

La Procura di Palermo ha chiuso le indagini sulla morte del piccolo Thomas, deceduto dopo lo schianto contro un muretto con una minimoto non omologata. Il padre è indagato per omicidio colposo: secondo gli inquirenti, pur non essendoci intenzionalità, il veicolo era troppo potente per un bimbo così piccolo.
A cura di Biagio Chiariello
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La minimoto
La minimoto

La tragica vicenda di Thomas, il bambino di 4 anni morto lo scorso aprile a Palermo dopo essersi schiantato contro un muretto con la sua minimoto, segna un nuovo passaggio giudiziario. La Procura ha infatti notificato la chiusura delle indagini sul sinistro, iscrivendo il padre tra gli indagati con l’ipotesi di omicidio colposo, a conclusione di mesi di accertamenti sulla dinamica dell’incidente.

Il dramma è avvenuto il 7 aprile 2025 in via Giovanni Bruno, nel quartiere di Boccadifalco: Thomas si trovava su una minimoto a benzina Dirt Bike M100, dotata di rotelle laterali, non omologata per la circolazione su strada. Nonostante le dimensioni ridotte, il veicolo poteva raggiungere velocità significative, del tutto sproporzionate rispetto alle capacità di un bambino così piccolo. Secondo quanto ricostruito dalla polizia municipale, il bimbo avrebbe perso il controllo della moto a pochi metri da casa, schiantandosi contro un muretto. L’impatto è stato molto violento.

Il padre, presente al momento dell’incidente, ha subito caricato il figlio in auto per correre verso l’ospedale Ingrassia. I medici hanno riscontrato un trauma cranico grave, fratture facciali e un’emorragia cerebrale profonda. Dopo il primo intervento, Thomas è stato trasferito in una struttura pediatrica specializzata, dove un’équipe di neurochirurgia ha effettuato un delicato intervento d’urgenza. Nonostante gli sforzi dei medici, il cuore del bambino ha cessato di battere dopo quattro giorni di ricovero in rianimazione.

Nel corso delle indagini, il padre è stato ascoltato più volte: ha raccontato di essere rimasto accanto al figlio e di uno “scatto improvviso” dell’acceleratore che ha reso vano ogni tentativo di intervento. Gli inquirenti, pur riconoscendo l’assenza di volontarietà, ritengono che la scelta di affidare al bambino un mezzo troppo potente e inadatto alla sua età costituisca una responsabilità oggettiva. Il mezzo coinvolto, chiaramente, non era conforme alla normativa stradale e non avrebbe mai dovuto circolare su una strada pubblica.

La vicenda aveva già scosso profondamente il quartiere di Boccadifalco e la comunità palermitana. Ora il procedimento passerà al vaglio del giudice.

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