“Bevi Napoli e poi muori”, la copertina del settimanale L'Espresso che presentava i dossier dei militari statunitensi sull'inquinamento delle acque in Campania e nella Terra dei Fuochi non è piaciuta al Sindaco di Napoli Luigi De Magistris che ora annuncia querele. De Magistris infatti parlando al Consiglio comunale ha definito la prima pagina del settimanale come "peggio di un proiettile" perché "vergognosa" e dal titolo "diffamatorio" per il capoluogo partenopeo e ha annunciato che nella prossima riunione della giunta comunale di Napoli verrà approvata una delibera in cui sarà dato mandato all'Avvocatura di agire per vie legali. "Non è un'inchiesta, non è una pagina di buona informazione. Io mi farei ammazzare per l'indipendenza della magistratura e dell'informazione, ma di fronte a copertine simili ci sarà una reazione dura. L'informazione deve essere di pungolo agli amministratori, ma quella pagina è diffamatoria e merita una risposta immediata" ha tuonato il Sindaco di Napoli . De Magistris ha respinto tutte le accuse di acqua inquinata in città spiegando "l'acqua di Napoli è la più controllata d'Italia. Questo è un attacco verso una città che nel 2014 sarà in avanzo, in cui crescono più che altrove i flussi turistici, in cui si è dato seguito alla volontà espressa dal referendum che ha sancito l'acqua pubblica". Secondo De Magistris dietro "l'attacco premeditato" ci sarebbero "quei poteri forti che vogliono mettere le mani sulla città in un momento decisivo".

L'Espresso dal suo canto in una nota di risposta al sindaco "ribadisce quanto pubblicato, che si basa sui risultati dell'unico studio scientifico condotto sugli effetti dei rifiuti tossici in Campania". "Nel dossier dell'Us Navy – fondato su ricerche costate 30 milioni di dollari – sono esaminati anche i risultati dei controlli sulla rete idrica dei tecnici dell'Arin, che vengono ritenuti per metodologia e tecniche della campionatura non comparabili agli standard statunitensi" sottolineano dal giornale, aggiungendo "Anche nella città di Napoli, stando a questo studio, il 57 per cento dei rubinetti esaminati pone rischi non accettabili per la salute. Prima di annunciare querele, sarebbe opportuno accertare se questi rischi individuati nel 2011 sono stati eliminati, partendo proprio dall'analisi di quello che esce dai rubinetti"