L'Italia è alle prese con la più grave crisi demografica dalla Prima Guerra Mondiale. Secondo i dati diffusi dall'Istat nei giorni scorsi la popolazione è diminuita per il quinto anno consecutivo nel 2019: il numero di decessi supera quello delle nascite con uno scarto di 212.000 unità, e non aiutano a risollevare la situazione il precariato in cui versano milioni di ragazzi e ragazze così, troppo spesso, le iniziative più virtuose sono quelle dei singoli cittadini.

Uno di loro è Vinicio Bulla, imprenditore vicentino alla guida della Rivit, una società con 180 dipendenti che dal 1975 vende tubazioni saldate per piattaforme petrolifere a colossi industriali come Shell, Total, Snam, Agip, British Petroleum e Aramco. Burla ha preso decisamente sul serio il problema della crisi demografica tanto da aver deciso di erogare un bonus da 2mila euro a ogni lavoratore a cui nasce il secondogenito, 3mila a chi fa il terzo figlio. Come se non bastasse poi ci sono le rette scolastiche pagate fino alla scuola dell'infanzia. Intervistato da Avvenire ha dichiarato: "Per dimostrare che faccio sul serio, non sapendo se camperò da qui a sette anni, ho dato mandato alla mia banca di vincolare i fondi necessari". Secondo Bulla occuparsi della crisi demografica "dovrebbe stare in cima all’agenda di qualsiasi governo ma anche i privati cittadini possono fare qualcosa, l’imprenditore in special modo: è vero, chi ha un’azienda rischia in proprio e quindi è comprensibile che voglia togliersi qualche sfizio, come la villa o la barca, ma se ha capacità finanziaria ha il dovere di dare il suo contributo".

Bulla il suo contributo lo sta dando e a beneficiarne sono oggi 31 bambini, figli di lavoratori della Rivit, che godono del sostegno offerto dal titolare. Secondo diversi dipendenti a fare la differenza è proprio la copertura delle rette, ad esempio i 400 euro mensili richiesti da alcuni asili nido. Piero Dalla Fina, padre di una bambina di otto anni, ammette che "dopo questa idea del signor Bulla, io e mia moglie un pensierino ad allargare la famiglia lo abbiamo fatto! Certo, mi fa molto riflettere il fatto che debba essere un imprenditore privato a dover supplire all’assenza totale della politica, in quella che ormai ha le dimensioni di un’emergenza nazionale".