Uccisa con 46 coltellate davanti al figlioletto di 5 anni e all'anziana madre, ma prima picchiata selvaggiamente e presa a morsi. Se è così che finisce un amore, con un brutale assassinio sotto gli occhi di due innocenti, quello cominciato quindici anni prima tra Nunzia Maiorano e Salvatore Siani, protagonisti della terza puntata di Amore Criminale (in onda sabato alle 24.50 su Rai3) era qualcosa di molto diverso.

L'inizio dell'amore

La storia di Nunzia e Salvatore comincia molti anni prima di quel crudele lunedì di un anno fa, nella cittadina campana di Cava de Tirreni (Salerno), sul bellissimo sfondo della costiera amalfitana. Lui, che ha 8 anni più di Nunzia, è un ragazzo semplice senza grilli per la testa né grosse ambizioni. Di cognome fa ‘Siani', come il giornalista napoletano ucciso dalla camorra; di professione, il barbiere. Nunzia invece, nutre il sogno di una bellissima famiglia, un sogno che si realizzerà di lì a poco, quando la sua unione con Salvatore verrà coronata dalla nascita di ben tre figli.

Gli attriti

I problemi, come in ogni matrimonio, non si fanno certo aspettare. Nunzia, infatti, accusa Salvatore di essere un marito poco presente, di non prendersi cura della famiglia e di non assolvere le sue responsabilità, anche economiche, nei confronti del nucleo familiare. Con l'andare del tempo i litigi si inaspriscono, si fanno violenti. Nonostante sia Nunzia a rimproverare il marito per le sue mancanze, alla fine è lei che soccombe, anche psicologicamente, alle sfuriate di lui. Passano quindici anni, e nonostante per Nunzia la famiglia sia il cuore della propria vita, la cosa più importante, comincia ad accarezzare gradualmente l'idea di lasciare  quel marito violento e instabile, quell'eterno ragazzino che non vuole crescere.

La separazione (annunciata)

Come reagirà Salvatore alla separazione? Sarà in grado di accettarla senza lasciarsi andare ai suoi parossismi d'ira? Proprio la paura delle reazioni di suo marito induce Nunzia a ingoiare i rimpianti e le sofferenze e a continuare  a sopportare quella vita ancora per un po', fino a che non andrà meglio, finché non ci saranno le condizioni per cambiare. Poi un giorno di gennaio Nunzia si decide a dire a suo marito che forse la cosa migliore è stare lontani. Salvatore non la prende bene, ma sulle prime la cosa finisce là. La rabbia e la delusione però, macerano nel suo animo come un veleno fino alla mattina del 23 gennaio 2018.

Il delitto

Salvatore ha accompagnato a scuola i due figli maggiori, il piccolino, 5 anni, è rimasto a casa con la mamma. È lì che Salvatore lo ritrova al suo ritorno, accanto alla mamma e alla nonna, sua suocera, che trova impegnate nelle faccende del mattino. Tra marito e moglie scatta un litigio, l'ennesimo, ma stavolta non si conclude con sospiri e porte sbattute. Nunzia è distratta quando suo marito l'aggredisce alle spalle con un coltello della loro cucina.

Tutto accade sotto gli occhi dell'anziana madre e del bambino. ‘Portalo via' la supplica con gli occhi Nunzia, mentre lui infierisce con coltello e pugno. Le fracassa uno zigomo, le strappa i capelli la ricopre di morsi, coltellate. Continua anche quando Nunzia non reagisce più, quando è sconfitta, inerme. Poi, dopo aver completato la sua vile opera e poco prima che arrivino i soccorsi, Salvatore sferra un'ultima coltellata contro se stesso, ma al contrario di quella che ha perforato il polmone di Nunzia, non è letale.

Il giorno dopo i giornali costieri sono pieni della notizia dell'efferato omicidio di Nunzia. "Litigavano, ma erano una coppia come tante", dicono i vicini, mentre gli ultimi post di Facebook di entrambi, vittima e carnefice, vengono analizzati sulle pagine di cronaca. "La famiglia è la cosa più importante", scriveva lui. Una foto di coppia con il marito, era invece l'immagine di copertina di lei.

La condanna

Oggi, Salvatore Siani è stato condannato in primo grado a 30 anni di carcere per l'omicidio della moglie, con il rito abbreviato. L'appello dovrà decidere sulla sentenza definitiva. Non ha mai espresso parole di pentimento, se non, come disse il Gip, "per scopi utilitaristici".