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Bimbo si sente male su volo per Marrakesh, salvato da coppia di infermieri: “Ma a bordo dotazioni incomplete”

La storia di Riccardo Marchetto e Ilaria Valentini, marito e moglie entrambi infermieri di Vicenza, che hanno salvato la vita a un bimbo di 13 mesi che si era sentito male durante un volo Bergamo-Marrakesh: “Non respirava, poi abbiamo fatto la ventilazione bocca a bocca”.
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Riccardo Marchetto e Ilaria Valentini erano appena decollati dall'aeroporto di Bergamo alla volta di Marrakesh per qualche giorno di vacanza quando sono diventati inaspettatamente degli eroi per una famiglia di viaggiatori a bordo dello stesso aereo. È successo all'inizio di maggio ma la vicenda è stata resa nota solo nelle ultime ore.

I due, entrambi infermieri dell’Ulss 8 Berica, di origine vicentina e marito e moglie, hanno infatti salvato un bambino di soli 13 mesi che si era sentito male durante il volo. Mancavano una quarantina di minuti all'atterraggio quando dagli altoparlanti dell’aereo è arrivata la richiesta di assistenza medica. E non hanno potuto far altro che precipitarsi dal paziente.

"Il piccolo era completamente cianotico, ipotonico, con la testa reclinata all’indietro. Non respirava. La madre del bambino era sconvolta, i familiari faticavano a spiegare che cosa fosse successo e la barriera linguistica rendeva ancora più complessa la situazione. I parenti indicavano la gola, portando a ipotizzare una potenziale ostruzione delle vie aeree da corpo estraneo", ha raccontato Marchetto al Corriere della Sera.

Mentre avviavano le manovre di disostruzione pediatrica, anche il personale di bordo e altri passeggeri hanno aiutato a risolvere la situazione, tra cui un uomo italiano di origine marocchina che li ha assistiti con la traduzione. I due soccorritori hanno richiesto i presidi sanitari d'emergenza in dotazione all'aereo, constatando però rapidamente che il materiale era incompleto e inefficace per le procedure pediatriche. "I presidi non erano utilizzabili perché c'era il pallone autoespandibile, ma mancavano le maschere per ventilare". Così, senza filtri o alternative strumentali, gli infermieri sono stati costretti a operare la ventilazione bocca a bocca, alternandola ciclicamente al massaggio cardiaco. E dopo due cicli completi di rianimazione, il bambino ha ripreso la respirazione autonoma e il colorito cutaneo è tornato alla normalità.

"Il bambino aveva la febbre e la causa più probabile del suo malore potrebbe essere una crisi convulsiva, seguita da una fase di ipoventilazione", ha spiegato la coppia. All’arrivo, il comandante è uscito molto provato dalla cabina, perché era in tensione per la salute del suo passeggero e una volta atterrato l’aereo a Marrakech il piccolo e i familiari sono stati affidati al personale di un’ambulanza. I due infermieri hanno però scritto alla compagnia aerea per segnalare le carenze riscontrate e chiedere controlli più accurati sui kit di emergenza, anche se finora non hanno ricevuto risposta.

La vicenda ha suscitato l'apprezzamento dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche di Vicenza, che ha evidenziato come gesti di questo tipo rappresentino l'essenza stessa della professione: "Hanno risolto un'emergenza gravissima in un contesto assolutamente complesso", ha commentato il presidente dell'Ordine delle Professioni Infermieristiche di Vicenza, Giacomo Canova.

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