"Missione compiuta, il piccolo Alvin è a casa, in Italia" così la polizia di stato ha annunciato l'arrivo all'aeroporto romano di Fiumicino  del bambino albanese di 11 anni rapito dalla madre nell'ormai lontano 2014 e portato in Siria dove è cresciuto tra le fila dell'Isis a cui la donna si era unita prima di morire tragicamente in un raid. Ad accoglierlo, oltre ai tanti che in questi ultimi mesi si sono prodigati per farlo tornarne nel nostro Paese, c'era anche il papà Afrimm che finalmente ha potuto riabbracciarlo con calma. Il piccolo era stato individuato nei mesi scorsi all'interno del campo profughi di Al Hol, nel nord est della Siria, dove era arrivato come orfano dopo la morte della madre presunta foreign fighter del Califfato islamico. Dopo la mobilitazione delle autorità diplomatiche italiane, per lui è stato organizzato un corridoio umanitario che ha visto impegnati la Croce Rossa e la Mezzaluna rossa ma anche il Servizio per la cooperazione internazionale di polizia della Criminalpol e gli uomini del Ros dei carabinieri.

L’operazione, avviata nell'agosto 2019 con il coordinamento del Servizio per la cooperazione di Polizia (SCIP), ha visto prima il trasporto del minore verso Damasco in una colonna umanitaria, poi il suo trasferimento fino al confine con il Libano e infine la presa in carico da parte dell'ambasciata italiana a Beirut che ha organizzato il volo di rientro verso l'Italia. Alvin è stato trasferito con un volo di linea dell'Alitalia  e giunto poco dopo le 8 a Roma. Alvin, con jeans, giubbotto blu ed un cappellino rosso, appena sceso dall'aereo è apparso sereno e sorridente. Nelle prossime ore raggiungerà la sua vecchia casa in Brianza dove è nato. Il padre lo scorso 25 settembre era riuscito a raggiungere il campo di Al Hol e a incontrare il piccolo, ma non aveva potuto portarlo via con sé. L'uomo aveva lanciato numerosi appelli alle istituzioni e si era rivolto anche alla trasmissione tv Le Iene prima della svolta.

"Importanti sono stati il supporto della Croce Rossa Internazionale e della sua corrispondente Mezzaluna Rossa che lo hanno assistito direttamente nel campo di Al Hol in Siria ma determinante l’attività della Polizia Scientifica che ha riconosciuto il bambino con la comparazione fisionomica" spiegano dalla polizia. Un lavoro corale che dopo 5 anni ha permesso ad Alvin di fuggire dall'orrore e riabbracciare finalmente il papà e le sorelle maggiori. "È il primo caso in Europa, di un orfano dei teatri di guerra, restituito ai suoi affetti, alla sua casa. Un gioco di squadra straordinario" ha dichiarato il procuratore aggiunto Nobili aggiungendo: "Da intercettazioni ricordo questo grido disperato di Alvin, che diceva al padre: ‘qui non mi fanno andare a scuola, mamma si veste come una ninja', come a dire ‘sai papà sono finito in un mondo surreale'. Ecco perché oggi si apre una pagina nuova, laggiù sono tanti i bambini da salvare".