A Torino bloccati in piazza dalla polizia tra lacrimogeni e idranti, il racconto: “Camera a gas senza vie di fuga”
Come tonni in una scatola. Come in una "camera a gas senza vie di fuga". Chiusi, braccati, impauriti. Accerchiati e colpiti da idranti e lacrimogeni della polizia lanciati a raffica. Così si sono sentiti alcuni manifestanti che ieri, sabato 24 ottobre, hanno partecipato al corteo contro riarmo e caro vita a Torino e che si sono ritrovati, in serata, in oltre 500 circa, "bloccati dalla polizia" in piazza Francesco Crispi, tra corso Vigevano e corso Novara, come raccontato a Fanpage.it da Riccardo (nome di fantasia), 20 anni, fuori sede e studente al Dams, presente al momento dei fatti.
"Ho avuto paura, ho temuto mi venisse una crisi di panico. Quello che è accaduto è una follia. Appena ho potuto sono scappato, sgattaiolando in un varco lasciato per caso aperto tra una camionetta della polizia e un gruppo di agenti", ha detto Riccardo che ha deciso di riportare la sua testimonianza perché certi episodi sono "molto gravi".
Il corteo è partito nel pomeriggio da piazza Castello. Erano presenti tantissime persone, tra cui molte famiglie con bambini e persone anziane. Come raccontato da Riccardo, tutto è filato grossomodo liscio fino alle 19.30-20 quando la situazione è degenerata e sfociata nel caos più totale.
"Mi trovavo tra la metà e la fine del corteo, a un certo punto, all'altezza di corso Principe Oddone, alcuni manifestanti in prima fila pare abbiano iniziato a provocare la polizia e a lanciargli contro qualcosa, credo bottiglie di vetro, non ne sono certo, si faceva fatica a capire bene a distanza. La risposta degli agenti è stata immediata. Da lì il panico", ha raccontato Riccardo con voce ancora concitata.
"Gli agenti e le forze dell'ordine presenti, per contrastare i manifestanti, hanno iniziato a lanciare lacrimogeni e a sparare acqua con gli idranti, la folla è andata nel caos più totale. C'è chi ha iniziato a scappare verso corso Vigevano, zona Barriera, dove la polizia ha seguito il corteo che, nonostante tutto, voleva continuare il percorso. Ma i manifestanti sono stati indirizzati, a colpi di idranti, verso un incrocio poco più avanti, fino ad arrivare in piazza Francesco Crispi".
"In quella piazza ci siamo ritrovati letteralmente braccati: dietro una cordata di celerini e idranti, davanti camionette e celerini, a destra celerini e camionette, uguale a sinistra. Il tutto sempre ricoperti da fumogeni lanciati a terra. A un certo punto si faceva davvero fatica a respirare, sembrava di trovarsi in una camera a gas senza vie di fuga. Un incubo".
Come raccontato ancora da Riccardo, i manifestanti presenti hanno iniziato ad aver paura. La tensione era alta. Si è provato a scappare dalla piazza ma sembrava impossibile. La polizia, alzando scudi e manganelli, avrebbe impedito l'uscita.
"Non ho mai avuto così tanta paura nella mia vita. Ho pensato ‘sono finito'. Ma grazie a un briciolo di istinto di sopravvivenza e di freddezza sono riuscito ad avvistare una via di uscita. Nel caos, ho notato un varco tra una camionetta e i celerini, non faccio in tempo a pensarci che volo direttamente lì e scappo via, correndo come un matto e lasciando indietro due miei amici, che stavano venendo schiacciati dalla polizia contro una fermata del bus", ha concluso Riccardo.