Capire quanto dura l'immunità e come di comportano gli anticorpi nei pazienti che hanno contratto il coronavirus e sono guariti. È l'obiettivo di uno studio condotto dall‘Università di Padova. "Questa è la base su cui impostare il vaccino", spiega Mario Plebani, direttore del Dipartimento di medicina di laboratorio.

Dai pazienti guariti informazioni per capire l'immunizzazione al coronavirus

"Quello che cerchiamo di capire è se questi anticorpi effettivamente permangano a lungo nel siero e ci difendano dal rischio di contrarre nuovamente la malattia", ha spiegato Plebani ai microfoni di Fanpage. "Questo è un coronavirus che non conoscevamo. Non sapevamo come avviene il contagio, prima pensavamo che solo persone malate con febbre e tosse potessero contagiarne altre, poi dalla vicenda della nave da crociera Diamond Princess abbiamo capito che anche soggetti asintomatici sono in grado di contagiare".

Lo studio dell'Università di Padova

Dopo che il tampone ha confermato la presenza del virus e fornito informazioni sulla carica virale, è necessario fare un altro passo. Quello che gli scienziati dell'Università di Padova stanno studiando sono gli anticorpi presenti nel sangue dei pazienti che hanno superato l'infezione. "Abbiamo due studi che ci dicono che questi anticorpi sono in grado di neutralizzare il virus. Fino a cinque giorni fa non lo sapevamo, è un passo avanti".

Quanto tempo durano gli anticorpi nel sangue?

Per quanto tempo dura la difesa degli anticorpi? È la domanda a cui i ricercatori stanno provando a dare risposta. Ogni tre giorni i pazienti vengono sottoposti ad un semplice prelievo del sangue, che viene separato per ottenerne il plasma e viene poi a sua volta analizzato da una speciale macchina chemiluminescente, in grado di calcolare la quantità di virus ancora presente nel corpo e la quantità di anticorpi. "È presto, la malattia è giovane e bisogna studiarla nel tempo. ma questa è la base su cui impostare il vaccino. Quello che dobbiamo capire è se tra due o tre mesi le persone che studiamo sono ancora immunizzate e quindi non hanno il rischio di avere una reinfezione".