Stai affrontando anche tu le conseguenze del caro vita, tra bollette alle stelle e uno stipendio che non basta mai? Raccontaci la tua storia, le difficoltà quotidiane o le rinunce a cui sei costretto di fronte all'aumento inarrestabile dei prezzi. Scrivi a segnalazioni@fanpage.it per inviare la tua testimonianza o compila questo form.
La testimonianza di Iole, una lettrice piemontese di 60 anni che, dopo decenni di lavoro a partita IVA, è stata costretta ad accontentarsi di un lavoro part-time e a tornare ad abitare con l’anziana madre per far fronte a costi della vita sempre più alti. Difficoltà lavorative che, come tiene a sottolineare la donna, purtroppo non riguardano solo chi è avanti con l’età e si è ritrovato improvvisamente fuori dal mercato del lavoro ma anche tanti giovani, come dimostrano le tante testimonianze raccolte da Fanpage.it. “Nel pensare che un 34enne ha scritto le stesse cose che avrei potuto scrivere io, rabbrividisco. E mi vergogno perché a questi giovani, ai miei figli compresi, non abbiamo saputo lasciare un futuro”.
La lettera a Fanpage.it
Ciao, ho letto il post del 34enne che ha smesso di vivere. Anche io ho smesso di vivere. A 60 anni. Dopo 37 anni di partita IVA, una crisi familiare e poi lavorativa, mi sono ritrovata a dover tornare a vivere con mia madre. Ho un lavoro part-time, uno stipendio che si aggira sui 1.300-1.400 euro al mese, con cui pago la spesa, la benzina e le polizze assicurative, per non lasciare nessuno nei guai quando non ci sarò più.
Dopo appena quindici giorni, sul conto mi ritrovo già metà dello stipendio. Per curarmi, spesso devo rivolgermi alla sanità privata, perché per una visita in ospedale i tempi di attesa superano anche un anno. Vado in ferie perché ho un compagno che da tempo ha un lavoro stabile. Altrimenti resterei qui, a chiedermi come fare per stare meglio. E come continuare a vivere.
Vivo a Novara. Siamo circondati da attività logistiche che, negli annunci, promettono un lavoro stimolante e altre belle parole. Poi, però, ci sono i turni e i carichi di almeno 15 chili da spostare. A 60 anni. Sono ancora iscritta a numerosi portali di annunci di lavoro, ma ormai passo il tempo a segnalare offerte in cui la retribuzione non è trasparente. E in tutto questo, io dove sono finita? A sopravvivere. Non a vivere.
Se penso che il 34enne abbia scritto le stesse cose che avrei potuto scrivere io, rabbrividisco. E mi vergogno. Mi vergogno perché a questi giovani, ai miei figli compresi, non abbiamo saputo lasciare un futuro. Non abbiamo lasciato loro prospettive, sicurezza, speranza. Abbiamo lasciato rabbia, sconforto e il desiderio di andarsene, di cercare altrove quella felicità che qui sembra diventata un lusso.
E intanto anche loro cercano di sopravvivere, tra scuole che non funzionano, genitori ormai distrutti e una società che sembra aver perso la capacità di ascoltarli. Una società in cui, quando va bene, chi protesta o manifesta il proprio disagio si ritrova trattato con uno scappellotto o un calcio nel culo, invece di essere ascoltato.
Come cantava Franco Battiato, Povera Patria. Io aggiungo: poveri noi. Tutte e tutti.
