La madre morì annegata, 16 anni dopo le tre figlie fanno la stessa fine in mare: “Suicidio collettivo”

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Tre sorelle morte insieme nelle acque di Brighton, a 16 anni dalla morte per annegamento della madre. Jane, Christina e Rebecca erano tornate a Birmingham pochi giorni prima della tragedia, nei luoghi legati alla scomparsa della donna. Ora la coroner ha stabilito che entrarono volontariamente in mare per togliersi la vita: resta da capire cosa le abbia spinte a farlo.

Per mesi era rimasta una domanda senza risposta: perché Jane Adetoro, Christina Walters e Rebecca Walters, tre sorelle di 36, 32 e 31 anni, erano finite in mare a Brighton in quella notte di maggio? Ora gli ultimi sviluppi dell'inchiesta hanno restituito una risposta tanto amara quanto drammatica. Le tre donne entrarono volontariamente in acqua con l'intenzione di togliersi la vita, pur non sapendo nuotare e nonostante le condizioni del mare fossero difficili. Ma dietro quella decisione resta una storia familiare segnata da un'altra morte nell'acqua, quella della loro madre, annegata a Birmingham nel 2010.

La loro madre era morta affogata a Birmingham nel 2010

Jane, Christina e Rebecca vivevano insieme a Greenford, nella zona ovest di Londra, e conducevano una vita molto riservata. Le loro vite, però, erano state segnate profondamente dalla morte della madre Janice Adetoro, annegata nel 2010 nel Brookvale Park Lake, a Birmingham. All'epoca Jane aveva 20 anni, Christina 16 e Rebecca 15.

Nei giorni precedenti alla tragedia di Brighton, le tre sorelle erano tornate proprio lì. L'11 maggio avevano preso un taxi da Londra e raggiunto Birmingham arrivando poco prima di mezzanotte in Linton Walk, una strada vicina al lago dove era morta la madre. Secondo quanto emerso dall'inchiesta, avevano poi visitato anche la tomba di Janice. Non incontrarono però i numerosi parenti che ancora vivono in città e, all'1.28 del 12 maggio, presero un taxi per tornare a Londra.

È un dettaglio che nei mesi scorsi aveva fatto sorgere interrogativi, soprattutto perché nessuno sapeva spiegare il motivo di quel viaggio. Una cugina delle tre, Natalie Walters-Daniel, ha raccontato al Sunday Times di essere convinta che quella visita avesse un significato più profondo. Le tre ragazze avevano vissuto da adolescenti la fase più difficile della malattia della madre e la sua morte, e secondo la cugina quel dolore potrebbe non essere mai stato completamente superato.

La triste storia di Janice era iniziata alcuni mesi prima della sua morte, quando era stata ricoverata dopo aver manifestato gravi problemi di salute mentale. Le figlie avevano cercato di starle vicino e le avevano scritto anche durante il ricovero. Dopo il ritorno a casa, Janice era stata seguita dai servizi sanitari, ma nel gennaio 2010 scomparve. Il suo corpo fu trovato settimane dopo nel lago di Brookvale.

L'ultimo viaggio a Brighton e la decisione di entrare in mare

Dopo il ritorno a Londra, le tre sorelle si prepararono per un altro viaggio. La sera del 12 maggio presero un taxi già prenotato per Brighton e arrivarono sul lungomare intorno alle 22.20. Le immagini delle telecamere di sorveglianza le hanno immortalate per l'ultima volta intorno alle 2.42 del 13 maggio.

Poche ore dopo è scattato l'allarme. I soccorritori hanno trovato le tre donne in mare nella zona di Black Rock, vicino a Brighton Marina. Jane e Christina furono recuperate dall'equipaggio di una scialuppa della RNLI, mentre il corpo di Rebecca venne ritrovato sulla spiaggia. Tutte e tre erano morte.

Inizialmente la causa della morte era rimasta da accertare. A fine maggio i primi esami post mortem non avevano infatti permesso di stabilirla e la polizia aveva escluso, già allora, il coinvolgimento di terze persone. A settembre Sussex Police aveva poi chiuso l'indagine senza trovare elementi che facessero pensare a un crimine.

Il quadro è stato chiarito dall'inchiesta conclusa oggi. Gli esami autoptici hanno stabilito che tutte e tre morirono per annegamento e non hanno trovato tracce di alcol o droghe né segni di violenza. La senior coroner Penelope Schofield ha concluso che le sorelle entrarono volontariamente in mare per porre fine alle loro vite, sottolineando che lo fecero al buio, pur non sapendo nuotare e con condizioni del mare avverse.

Resta invece senza risposta la domanda sul perché. La coroner ha spiegato che le tre conducevano una vita molto riservata e che non è possibile stabilire cosa le abbia portate a quella decisione né perché abbiano scelto proprio Brighton. Dall'inchiesta è emerso che Christina soffriva di ansia e depressione dalla morte della madre; per Jane e Rebecca non risultano invece analoghe condizioni nei documenti sanitari esaminati.

Il padre Joseph Jacobson, collegato all'udienza in videoconferenza, ha detto di non riuscire a comprendere perché le vite delle sue figlie siano finite così improvvisamente. Le tre donne avevano costruito la propria vita lontano dai riflettori: Jane era senior accountant, Christina junior accountant e Rebecca lavorava nelle risorse umane. A giugno si sono svolti i loro funerali a Londra.

Il verdetto della coroner mette dunque un punto sulla causa della loro morte, ma non sul dolore che l'ha preceduta. Il viaggio a Birmingham, a pochi giorni dalla tragedia, resta il collegamento più evidente con la storia della madre. Ma, come ha sottolineato Schofield, attribuire con certezza a quella perdita la decisione delle tre sorelle significherebbe andare oltre ciò che l'inchiesta ha potuto concretamente accertare.

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