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Ilaria, 28 anni: “Ho un posto fisso e una relazione stabile, ma per me è impossibile programmare il futuro”

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A cura di Redazione
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Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una ventottenne: “Vi scrivo per condividere una riflessione sulla mia generazione, una storia che penso rispecchi la condizione di molti ragazzi e ragazze della mia età. Il titolo che darei è ‘ci hanno educato male'”.

Stai affrontando le conseguenze del caro vita, tra bollette alle stelle, casa introvabile e uno stipendio che non basta mai? Raccontaci la tua storia, le difficoltà quotidiane o le rinunce a cui sei costretto di fronte all'aumento inarrestabile dei prezzi. Scrivi a segnalazioni@fanpage.it per inviare la tua testimonianza o compila questo form.

Da settimane stiamo ricevendo molte lettere da parte di cittadini che raccontano di aver sempre più difficoltà ad arrivare a fine mese o che, nonostante una vita apparentemente “perfetta”, non vedono in realtà un futuro. La storia della giovane donna che pubblichiamo oggi tocca proprio questo aspetto: "Sulla carta, la mia sembra la biografia di una giovane donna che ce l'ha fatta. Nella realtà, per me è semplicemente impossibile programmare il futuro”, ci scrive.

La lettera a Fanpage.it

Cara redazione di Fanpage,

vi scrivo per condividere una riflessione sulla mia generazione, una storia che penso rispecchi la condizione di molti ragazzi e ragazze della mia età. Il titolo che darei a tutto questo è "Ci hanno educato male".

Sono Ilaria, ho 28 anni. Da tre anni ho un contratto a tempo indeterminato. Ho una relazione stabile che dura da sette anni. Sulla carta, la mia sembra la biografia di una giovane donna che ce l'ha fatta. Nella realtà, per me è semplicemente impossibile programmare il futuro.

Sono cresciuta con l'idea che l'impegno ripagasse sempre: "Se ti impegni potrai arrivare ovunque", mi dicevano. Ma la realtà ha iniziato a dimostrarmi il contrario molto presto. A causa del Covid e della chiusura forzata dell'attività di famiglia, ho dovuto lasciare l'università per il crollo delle entrate in casa. Non mi sono arresa: ho studiato, ho seguito un corso di specializzazione, ho lavorato duro fino ad arrivare al tanto agognato "posto fisso".

È stato allora che ho capito la verità: era tutto un'illusione.

Oggi il mio stipendio da solo non basta, ma è l'unica garanzia che conta agli occhi del sistema. Il mio compagno lavora a partita IVA con regime forfettario e, per le banche o per qualunque istituto di credito, la sua posizione non vale nulla. Sul mio stipendio – il solo considerato "solido" – grava la rata della macchina, ed ecco che anche quel contratto indeterminato diventa insufficiente per accedere a un mutuo o pensare a una casa nostra.

Ci hanno insegnato che la stabilità si conquista con il merito, ma per quanto ti sforzi, per quanto lavori e ti adatti, il sogno di realizzarsi e di costruire qualcosa di proprio resta esattamente questo: un sogno.

Condivido la mia storia perché vorrei capire quando è successo che l'indipendenza è diventata un lusso inaccessibile anche per chi ha fatto tutto ciò che gli era stato chiesto di fare.

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