È notizia degli ultimi giorni il sequestro preventivo della nave Aquarius, ormeggiata al porto di Marsiglia in scalo tecnico, al termine dell’indagine della procura di Catania che vede indagati dodici tra operatori di Medici senza frontiere e addetti alla logistica o allo smaltimento rifiuti, oltre alle divisioni olandese e belga di MSF. Ma che cosa si legge nelle carte dell’inchiesta? Il Pubblico ministero ipotizza in capo all’Ong e all’agenzia marittima di raccolta il reato di "Attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti" (art. 452-quaterdecies c.p.) realizzato in concorso (art. 110 c.p.). È però il caso di chiarire subito che, a dispetto di fantasiose tesi circolate, non si tratta né di sversamento di rifiuti in mare né di organizzazioni criminali per lo smaltimento nell’ambiente, quanto piuttosto della mancata classificazione di alcuni rifiuti a rischio infettivo.

Le indagini su Aquarius e Vos Prudence e le accuse della procura

Le indagini della Procura di Catania e della Guardia di finanza si sono infatti concentrate sulla presunta mancata differenziazione dei rifiuti che venivano raccolti dalla nave da un’agenzia marittima con un prezzo concorrenziale rispetto a quanto sarebbe stato pagato per lo smaltimento in altri porti. Il risparmio così ottenuto viene considerato dal p.m. (e dal g.i.p. che ha convalidato il sequestro) l’ingiusto profitto alla base del reato, che giustifica il sequestro della nave in vista della sua possibile confisca. Non solo: il sequestro della nave viene disposto anche per evitare che "la libera disponibilità da parte delle associazioni indagate di tale motonave possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato".

Anche se il diritto penale si rivolge normalmente agli individui, in questo caso tra gli indagati ci sono anche due organizzazioni, cioè Medici senza frontiere Belgio e Medici senza frontiere Olanda: questo perché viene applicato il decreto legislativo 231/2001, che prevede la responsabilità amministrativa degli enti, a determinate condizioni. Questa nota, che potrebbe sembrare un dettaglio giuridico, ha invece grande importanza nell’allargare le possibilità di sequestro e confisca, come peraltro precisa anche il g.i.p. nel decreto di convalida:

Va premesso che in tema di responsabilità dipendente da reato degli enti e persone giuridiche, per il sequestro preventivo dei beni di cui è obbligatoria la confisca, eventualmente anche per equivalente, e quindi, secondo il disposto dell'art. 19 D.Lgs. n. 231 del 2001, dei beni che costituiscono prezzo o il profitto del reato, non occorre la prova della sussistenza degli indizi di colpevolezza, né la gravità, né il "periculum" richiesto per il sequestro preventivo di cui all'art. 321, comma primo, proc. pen., essendo sufficiente accertarne la confiscabilità una volta che sia astrattamente possibile sussumere il fatto in una determinata ipotesi di reato.

Tornando ai fatti, i rifiuti a cui si riferiscono le indagini sono gli indumenti dei migranti soccorsi, gli scarti alimentari e il materiale medico. Dalla nave Aquarius (e, prima, dalla Vos Prudence) i rifiuti venivano raccolti in sacchi differenziati a seconda del materiale (carta, plastica, alimentari…) e, da quel che emerge dalle intercettazioni, sbarcati dall’agenzia MSA perlopiù come rifiuti speciali. Salvo due casi (di cui si parlerà oltre), medicinali scaduti e presidi medici venivano smaltiti come tali, cioè negli appositi contenitori che ne segnalano la natura sanitaria, senza tuttavia note sulla carica infettiva. Proprio la natura infettiva è alla base dell’inchiesta. I p.m. citano diverse malattie: scabbia, pediculosi, infezioni del tratto respiratorio, tubercolosi, meningite, infezioni del tratto urinario, sepsi, epatite, polmonite, varicella, HIV. Il problema, allora, si sposta al piano medico e di incolumità pubblica.

Il profilo medico della questione

Davvero i migranti, nei 37 sbarchi indagati dalla Procura di Catania, erano affetti da tutte quelle malattie? E ci sono rischi di trasmissione alla popolazione? No e no. Secondo la relazione 2017 di USMAF-SASN, cioè degli uffici del Ministero della Salute che si occupano di sanità marittima, aerea e di frontiera, la maggior parte delle patologie riscontrate riguarda parassitosi cutanee come scabbia e pediculosi (i pidocchi) "legate alle condizioni disagiate di vita ed alla promiscuità sia nei luoghi di partenza che durante il viaggio": nella relazione si sottolinea anche che "tali condizioni non comportano un reale rischio di contagio, in quanto facilmente e prontamente controllabili con semplici misure di profilassi e di terapia". Sono insomma disturbi fastidiosi ma facilmente curabili: nella citata relazione USMAF, al grafico sulle condizioni e patologie osservate all’arrivo dei migranti, la pediculosi non è nemmeno citata, mentre la scabbia rappresenta di gran lunga il disturbo più diagnosticato. I rischi di contagio sono comunque limitati: la scabbia si trasmette infatti attraverso il contatto cutaneo prolungato (si tratta quindi di rapporti sessuali o di contesti di vicinanza abituale, non di una semplice stretta di mano) e, più raramente, tramite oggetti, con cui, anche in questo caso, il contatto deve essere prolungato (il parassita si annida quindi sugli indumenti o nelle lenzuola, ma bisogna indossare quei vestiti o dormire nello stesso letto per rischiare questo tipo di contagio indiretto).

Pur essendo malattie più gravi, specialmente per i malati che ne sono affetti, il resto delle patologie citate dai pubblici ministeri (tubercolosi, meningite, epatite, HIV…) non hanno meritato nemmeno una riga della relazione specificamente dedicata ai controlli sanitari di frontiera: non significa che non vi siano stati casi, ma che il controllo è tale da permettere quanto prima diagnosi, trattamento e isolamento. A ogni sbarco si provvede infatti all’esame medico dei migranti, se possibile sulla nave, altrimenti sulla banchina, con uno screening iniziale sui sintomi e la storia clinica familiare, per ospedalizzare tempestivamente le persone che necessitino di cure immediate e attivare il monitoraggio nei centri di accoglienza qualora si riscontrino altre condizioni da curare. In ogni caso, nessuna delle patologie citate alla base dell’inchiesta e del sequestro della nave Aquarius si trasmettono per via aerea (salvo la meningite, che comunque si trasmette per contatto interumano, non tramite oggetti): il reato contestato a Medici senza frontiere non ha contagiato (né avrebbe potuto contagiare) nessuno. Le "attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti" di cui sono accusati gli indagati sono infatti perseguite come reato di pericolo presunto, cioè a prescindere dal danno.

Intercettazioni, presunzioni e (pochi) fatti

Sia nel decreto di sequestro d’urgenza del p.m., sia nel decreto del g.i.p. per la convalida, comunque, queste nozioni mediche sono trattate con una certa disinvoltura, tanto da ipotizzare una sorta di contagio generalizzato durante i mesi di migrazione.

I migranti, infatti, durante il lungo viaggio intrapreso dal loro paese d'origine, passando per i carenti centri di detenzione in Libia, prima di giungere in Italia sono esposti al rischio di trasmissione infettiva da agenti patogeni e/o altri fluidi biologici, che, a loro volta, possono essere veicolati per contatto indiretto attraverso i propri effetti personali ed oggetti materiali.

Non solo: vengono ipotizzate malattie molto gravi senza alcun riferimento agli specifici sbarchi durante cui sarebbero state diagnosticate e sottintendendo un rischio costante e non differenziato sulla loro infettività, confermando così luoghi comuni e stigma sociale che accompagnano malattie come epatite e HIV (che, no, non si trasmettono tramite gli abiti o gli alimenti).

La medesima superficialità sembra rilevarsi anche nell’interpretazione di intercettazioni e prassi, che vengono considerate dagli inquirenti come una conferma del disegno criminoso ipotizzato. Così, ad esempio, il fatto che, per alcuni sbarchi, siano stati prodotti rifiuti speciali segnalati come a rischio infettivo permetterebbe di presumere che, in tutti gli altri casi, la mancanza di rifiuti simili sia stata un sintomo del loro occultamento e non, piuttosto, della loro effettiva mancanza. O, ancora, il caso dell’audio diffuso sulla stampa (che peraltro riguarda la nave Vos Prudence, non la Aquarius), la cui trascrizione completa si ritrova negli atti: nella conversazione in questione uno degli indagati, gestore dell’agenzia marittima di raccolta dei rifiuti, si mostra irritato nei confronti di un operatore di Msf, da poco entrato in servizio, che dichiara di aver chiesto informazioni direttamente all’impresa portuale di smaltimento dei rifiuti per dubbi sulla loro corretta classificazione, cioè se fossero infettivi o meno. L’insofferenza, manifestata anche per altri episodi simili e con altri operatori, che i p.m. considerano segno di un accordo criminoso tra Msf e l’agenzia di smaltimento che sarebbe stata smontata dagli operatori inesperti appena entrati in servizio, potrebbe però essere riferita anche solo alla confusione creata a causa dei contatti diretti tra la Ong e la ditta portuale (che infatti interpellata, in altra intercettazione, da un'operatrice Msf, dopo averle dato le informazioni richieste le consigliava di rivolgersi in futuro direttamente all’agenzia intermediaria). L’irritazione per le domande del nuovo operatore, che si coglie nella telefonata intercettata, potrebbe spiegarsi anche per la paura di allarmismo: "se voi parlate con un qualsiasi operaio, non con la società -spiega l’indagato- con qualsiasi operaio gli parlate di infettivi. non infettivi come li considerate, l'operaio poi parla con l'altro operaio e le persone si rifiutano di venire sottobordo a prendersi la spazzatura". Non si parla, insomma, di paura di controlli, quanto del timore che si sviluppi una caccia all’untore che, se pure fossero confermate le accuse, non avrebbe comunque avuto ragione di preoccupare gli operai portuali, per il tipo di trasmissione delle patologie eventualmente registrate.

Dunque su che cosa si basa l’accusa? Sull’interpretazione delle intercettazioni tra gli indagati, come si è visto, ma anche sulla presunzione che, in assenza di smaltimento di rifiuti infettivi, i rifiuti infettivi siano stati smaltiti senza indicazioni sulla loro pericolosità biologica. Ci sono però almeno due evidenze probatorie. Anche se di solito i rifiuti sanitari (siringhe, cateteri, cannule) venivano gettati comunque con l’indicazione della loro provenienza, pur se privi di indicazioni sul rischio infettivo, le indagini hanno registrato due casi in cui sono stati gettati senza alcuna differenziazione, in rifiuti urbani. Il primo caso riguarda una scatola di aghi da siringa usati: la scatola, che indicava correttamente la natura di rifiuti medici taglienti, viene sbarcata da una logista che ha appena preso servizio e che, scesa dalla nave con la scatola, in dubbio sul da farsi, chiama il gestore dell’agenzia di smaltimento, il quale le consiglia di riportarli sulla nave senza farsi vedere perché non avrebbe dovuto trasportarli, siccome solo gli addetti alla raccolta avrebbero potuto portarli via dalla nave. Nel corso di telefonate successive, si perdono però le tracce della scatola. Gli inquirenti, intanto, appostati per le indagini, notano e fotografano "un uomo non identificato che lanciava all'interno del cassone una scatola posta all'interno di una busta di colore giallo, normalmente contenente i rifiuti sanitari taglienti". Il cassone verrà poi svuotato da un ignaro operatore ecologico nel compattatore per rifiuti urbani indifferenziati.

Il secondo caso, il più grave, è il frutto di una perquisizione avvenuta il 10 maggio 2018, quando la nave Aquarius era finalmente sbarcata a Catania, dopo uno stallo di diversi giorni in mare a causa delle polemiche sulla competenza tra Italia e Malta. Nella spazzatura generica, non differenziata, vengono trovati aghi, siringhe, e altro materiale tagliente sanitario. I gestori dell’agenzia di smaltimento, intercettati tra loro, discutono irritati di quella raccolta indifferenziata, indignandosi per l’errore dell’equipaggio nella gestione dei rifiuti, convinti dunque che si tratti di colpa degli operatori sulla nave.

1 – Ma poi scusa, ma poi ste siringhe sti farmaci di là dentro…ma come…

2 – C'erano siringhe avvolte nei sacchi no così buttate, erano avvolte proprio dentro i sacchi…

1 – Ma scusa loro lo sanno, ma loro, noi abbiamo anche i contenitori per…per rifiuti ospedalieri ma come cazzo si permettono?

2 – È incredibile … cose contaminate c'è di tutto. hanno trovato loro di tutto.

Nelle intercettazioni a bordo, la situazione è rovesciata. Il comandante riepiloga le regole per lo smaltimento e alcuni membri dell’equipaggio discutono tra loro, dando per scontata la responsabilità dell’agenzia di smaltimento, che avrà mischiato qualcosa, o l'errore di qualche nuovo operatore sulla nave. Nessuno sembra consapevole dell’origine di quel materiale così evidentemente pericoloso eppure smaltito senza alcuna cautela, nell'ambito di quello che sarebbe dovuto essere un rodato sistema criminoso.

Di lì a poco, si sarebbe conclusa la fase investigativa: le indagini preliminari sono durate infatti da gennaio 2017 a maggio 2018. Con o senza quell'ultimo sequestro di rifiuti, alla fine del mese i p.m. non avrebbero potuto chiedere ulteriori proroghe alle indagini, il cui termine massimo è di diciotto mesi.

Gli effetti politici dell'inchiesta della Procura di Catania

Al di là delle questioni giudiziarie che saranno affrontate in sede processuale, il fatto che gli inquirenti abbiano usufruito della durata massima di legge per le indagini lascia intuire l’importanza che la procura di Catania ha deciso di riservare al caso, ma, nello stesso tempo, anche una certa disinvoltura nel trattare il paventato rischio di smaltimento illecito di rifiuti. Nel corso delle indagini, la polizia giudiziaria ha infatti certamente la funzione di apprendere notizie di reato, raccoglierne prove e ricercare gli autori, ma dovrebbe avere anche il dovere di impedire che tali reati vengano portati a conseguenze ulteriori (come specifica l'art. 55 c.p.p.): se davvero i rifiuti infettivi sono l’enorme quota contaminata ipotizzata dagli inquirenti, era necessario indagare un anno e mezzo per accertare e fermare il disegno criminoso? E se questo periodo era indispensabile per raccogliere prove e verificare le responsabilità, quali sono stati i rimedi per evitare la contaminazione e lo smaltimento? O era forse chiaro anche agli inquirenti, che pure sottolineano i rischi biologici di contagio, che il pericolo infettivo è risibile rispetto alle procedure richieste?

Insomma, la procura di Catania, che già in passato ha mostrato una spiccata attenzione nella ricerca di reati a carico delle Ong operanti nel soccorso di migranti (ma un'attenzione certamente minore nel garantire prove alle gravi accuse che ha diffuso in politica e sui media), conclude l'inchiesta disponendo sequestri d'urgenza e chiedendo il sequestro della Aquarius, ipotizzando rischi di aggravare il reato, nonostante la nave sia ormeggiata a Marsiglia, con una bandiera liberiana di comodo, senza la possibilità di tornare al servizio marittimo (per cui servirebbe una registrazione statale e, appunto, una bandiera). L'esito giudiziario sarà deciso dalla magistratura, ma il risultato politico è chiaro. L'enorme dispendio di energie e la richiesta di un sequestro simbolico (che non è esecutivo e non lo potrà essere senza complicate procedure internazionali) attizzano le paure ataviche all'immigrato untore, confermando con mezzi giuridici quel che la scienza medica smentisce.