È stato un singolo proiettile, sparato dall'attentatore di Strasburgo Cherif Chekatt e rimasto conficcato nel suo cranio, a uccidere Antonio Megalizzi, il giovane giornalista trentino tra le vittime della strage di Strasburgo la sera dell'11 dicembre scorso. La conferma arriva dall'esame diagnostico Tac total body compiuto nelle scorse ore sul corpo del 28enne italiano dopo il rientro in Italia della salma, martedì sera. L'esame era stato disposto dal pm di Roma Tiziana Cugini,  titolare del fascicolo di indagine aperto dalla magistratura italiana sul caso del nostro connazionale, e serviva a stabilire la traiettoria del colpo che ha ucciso Megalizzi e a confermare i dati forniti dai medici francesi dopo la morte avvenuta in un ospedale della città alsaziana tre giorni dopo l’attentato.

All'esame, eseguito ieri sera all'Istituto di medicina legale del Policlinico Agostino Gemelli di Roma, erano presenti anche i famigliari del giovane. La Procura capitolina  farà convogliare i risultati nel fascicolo in attesa di ricevere anche i risultati dell'autopsia sulla salma effettuata però in Francia e attualmente al vaglio degli inquirenti locali. L'inchiesta italiana, che è coordinata anche dall'aggiunto Francesco Caporale, ipotizza i reati di strage e attentato con finalità di terrorismo. Dopo l'esame diagnostico a Roma, la salma di Antonio Megalizzi è stata trasportata a Trento dove questa mattina è stata aperta la camera ardente nella chiesa parrocchiale di Cristo Re per l'ultimo omaggio al giornalista. Il feretro è stato accolto dall'arcivescovo di Trento, Lauro Tisi, e dalle massime autorità provinciali e cittadine, poi numerosi cittadini hanno iniziato a sfilare davanti alla bara messa sull'altare della chiesa  del quartiere dove Antonio viveva con la famiglia. Domani pomeriggio infine i funerali che si svolgeranno nel Duomo di Trento.