A volte chi ci tende la mano è solo qualcuno che vuole farci più male. È quello che è accaduto a Maria Tino, 49 anni, scampata alla morte con 29 coltellate per mano del suo ex marito, Angelo Gabriele Ruggiero e uccisa dai tre proiettili della pistola di Massimo Bianchi, colui che l'aveva sottratta alla morte la prima volta. La tremenda storia di Maria, madre di due figli, è anche al centro della quarta puntata di ‘Amore Criminale', in onda domenica, 24 marzo, su Rai3.

Una storia del Sud

Questo doppio dramma della gelosia va in scena nel caldo Sud, a Dragoni, in provincia di Caserta. Bruna, mediterranea, temperamento solare, Maria si sposa giovane con Angelo, originario di Statigliano, frazione del comune di Roccaromana. Nascono due figli, un maschietto e una femminuccia, e da subito appare chiaro che a fissare le regole di casa è è lui, Angelo. Padre padrone, marito possessivo e geloso ai limiti del maltrattamento, Angelo non è un uomo che sa amare senza schiacciare l'altro e quando, dopo anni e anni di strascichi, Maria si allontana da lui, perde la testa. La segue, la tampina, ne ascolta le telefonate, ormai ben conscio del fatto che Maria è fuori dalle maglie del suo controllo. A darle il coraggio di mettere fine a quella relazione è arrivato un nuovo amore, Massimo Bianchi, un uomo con molti più anni di lei che le infonde sicurezza, la fa sentire amata. È la scialuppa di salvataggio per salpare da quell'incubo e Maria, senza pensarci, ci salta sù.

La gelosia

Un giorno di giugno del 2016, l'ennesima telefonata ascoltata di nascosto dà la stura alla furia di Angelo. Rimasto ad ascoltare Maria al telefono con il suo nuovo amore, infatti, sente distintamente le espressioni di affetto nei confronti di Massimo: è allora che irrompe nella stanza e le si avventa addosso con un coltello, colpendola dieci, venti, quasi trenta volte. In linea c'è un costernato Massimo che presenzia non visto all'aggressione e subito si affretta a chiamare la figlia di lei, che corre a casa appena in tempo per chiamare i soccorsi. Maria arriva in ospedale con ferite su tutto il corpo e un polmone perforato, è ridotta a un colabrodo, ma non è morta. Quaranta giorni dopo lascia l'ospedale dove è stata assistita amorevolmente dai due figli. Ad attenderla c'è Massimo e la speranza di cominciare con lui, che è stato letteralmente il suo salvatore, una vita nuova. Un'illusione che dura appena un anno, esattamente il tempo, per Maria, di accorgersi di essere passata da un padrone all'altro. Stavolta, però, ha imparato la lezione, allontana subito Massimo e lo fa con fermezza, tanto che a lui non resta che darsi pace. O forse, no.

Il delitto

Il 13 luglio 2017, poco più di un anno dopo essere scampata alla morte, Maria si gode il fresco su una panchina a pochi passi dal comune di Dragone, dove lavora come LSU, quando vede spuntare la Ford di Massimo. Alla guida c'è lui, calmo, ma deciso. Le va incontro deciso e  quando è arrivato proprio di fronte a Maria estrae la sua ‘Speir', calibro 7.65, la pistola che possedeva legalmente e fa fuoco tre volte. L'esecuzione va in scena in pochi sencondi, in un atomesfera surreale, nella quiete di una pubblica piazza, a pochi metri dalla chiesa, sotto gli occhi dei passanti. Dopo aver esploso i colpi, Massimo si inginocchia e si dispone tranquillo ad aspettare l'arrivo dei carabinieri. Confessa, serafico, come qualcuno che ha fatto il suo dovere, l'omicidio della donna che aveva salvato dall'orco.

La condanna

L’ex marito di Maria Tino, Angelo Gabriele Ruggiero, è stato condannato per tentato omicidio a 8 anni e 4 mesi. Gli sono state contestate anche le accuse di stalking, violenza sessuale nei confronti di Maria, per cui si sono presentati parte civile i due figli. Quanto a Massimo Bianchi, l'uomo è stato condannato per omicidio, in primo grado, a 19 anni di carcere.