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Vertice europeo di Bruxelles: i punti dell'accordo dell'Europa a 23

Pareggio di bilancio nella costituzione, via libera al Fondo permanente salva Stati e maggiore forza alla Bce: sono questi i punti chiave dell'accordo intergovernativo che sigleranno 23 Stati dell'Ue. Fuori Gran Bretagna, Ungheria, Repubblica Ceca e Svezia.

Vertice europeo di Bruxelles: i punti dell'accordo dell'Europa a 23.

E' durato dieci ore il vertice di ieri a Bruxelles. Dieci ore nelle quali non è stato possibile raggiungere raggiungere un accordo condiviso dai 27 Stati che attualmente compongono l'Unione europea. Il risultato è un accordo intergovernativo che coinvolgerà solamente 23 Paesi (i 17 di Eurolandia più Bulgaria, Danimarca, Lettonia, Lituania, Polonia e Romania); restano fuori Gran Bretagna e Ungheria, sfavorevoli agli accordi proposti, e Repubblica Ceca e Svezia, che non hanno potuto dire la loro perché sprovviste del mandato parlamentare a negoziare un nuovo trattato. Un nuovo trattato che quindi non ci sarà.

I punti principali dell'accordo

L'accordo intergovernativo che sarà sottoscritto dai 23, si legge in una nota, prevede “da una parte un nuovo accordo fiscale e un coordinamento rafforzato delle politiche economiche, dall'altra lo sviluppo degli strumenti di stabilizzazione per affrontare le sfide nel breve termine”. Nello specifico ogni paese aderente all'accordo dovrà introdurre nella propria costituzione il pareggio di bilancio; in questo caso verranno attribuiti poteri di verifica alla Corte di giustizia europea e saranno disposte delle sanzioni automatiche per quegli Stati che sforeranno il 3 % del rapporto tra deficit e pil.  Il deficit strutturale viene limitato allo 0,5% del Pil.

Per luglio 2012 è poi previsto il via libera al Fondo permanente salva Stati (Esm), decisione questa che prevede l'attribuzione delle funzioni operative alla Banca Centrale europea: sarà quindi l'Eurotower a gestire il fondo di salvataggio degli Stati, anche se le decisioni verranno prese sempre dai governi di Eurolandia a maggioranza dell'85% e non più all'unanimità. La dotazione del fondo sarà di 500 miliardi, così come chiesto dalla Germania.

Stabilito poi che il coinvolgimento delle banche nelle operazioni sul debito “non sarà un obbligo” e comunque si deciderà caso per caso. Previsto infine il rifinanziamento del Fmi per una cifra di circa 200 miliardi.

Nessuna intesa, invece, per quanto riguarda gli Eurobond. Sulla questione il parere della cancelliera tedesca Angela Merkel pare non sia cambiato, anche se Herman Van Rompuy non ha chiuso del tutto la porta alle obbligazioni europee: l'attuale Presidente del Consiglio europeo ha infatti sottolineato l'intenzione dei leader europei di “proseguire i lavori sull'integrazione di bilancio” sulla “mutualizzazione del debito”.

L'accordo coinvolgerà 26 Paesi: resta fuori solo la Gran Bretagna

Sale il numero dei Paesi che si sono dichiarati disponibili all'accordo intergovernativo sull'unione fiscale e di bilancio. In una nota pubblicata a Bruxelles si legge che ”i capi di Stato e di governo di Bulgaria, Repubblica Ceca, Danimarca, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Romania e Svezia hanno indicato la possibilità di prendere parte a questo processo dopo aver consultato i loro Parlamenti laddove opportuno”. Rispetto a quanto avevamo riportato nella mattinata, si sono fatte avanti Ungheria, Repubblica Ceca e Svezia, relegando in un angolo la Gran Bretagna, unica nazione contraria alle proposte. Il Trattato, secondo quanto riportato da fonti comunitarie, verrà stipulato sotto forma di un accordo internazionale e verrà firmato, quasi sicuramente, a marzo 2012. “E' nell'interesse della Gran Bretagna restare nell'Ue, ci resteremo finché ci conviene” ha sentenziato il premier David Cameron, sicuro che l'isolamento nel summit di oggi non comprometterà l'influenza del suo Paese nel Vecchio Continente.

Monti: “Sono stati fatti passi in avanti”

Il Presidente del Consiglio italiano è parso molto soddisfatto del vertice odierno, soprattutto per quanto riguarda i paletti posti alla finanza finanza pubblica che, a suo dire, garantiranno maggiore credibilità all'Eurozona. Il rammarico per Mario Monti resta solamente quello di non aver raggiunto l'unanimità sul trattato che verrà firmato a marzo: “Avrei preferito un‘impostazione totalmente comunitaria con una modifica di trattato che fosse a 27 Paesi. Questo non è stato possibile, ho dedicato parecchio tempo per cercare di trovare vie di mediazione” ha dichiarato. Qualche cenno anche alle misure contenute nella manovra da 30 miliardi varata dal suo governo, che, secondo quanto riferito da Monti “hanno incontrato l'apprezzamento di tutti e sono state salutate come molto importanti”.

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