Omicidio Chiara Poggi: il delitto di Garlasco

Garlasco, Milo Infante mostra la querela di Stefania Cappa, l’avvocata: “Abbiamo denunciato per ricettazione”

Intervista a Valeria Francesca Mettica
Avvocato di Stefania Cappa
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L’avvocata di Stefania Cappa replica tramite Fanpage.it al programma tevisivo di Milo Infante, che ha mostrato il contenuto della querela presentata dalla cugina di Chiara Poggi contro l’avvocato De Rensis, l’inviato della Iene Alessandro De Giuseppe e l’ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto.

"In relazione alle notizie recentemente diffuse nel programma di Milo Infante, riprese da Antonino Monteleone, si ritiene necessario fare chiarezza, dal momento che sono state rappresentate circostanze non corrispondenti al vero". Inizia così la nota a Fanpage.it dell'avvocata Valeria Francesca Mettica, legale di Stefania Cappa. Il riferimento è a quanto è stato detto nella prima (e poi se n'è parlato anche durante la seconda) puntata di Verità Nascoste, il nuovo programma di Milo Infante che per ora sta andando in onda in versione pomeridiana su Canale 5. In onda è stato svelato il contenuto della querela sporta da Stefania Cappa nei confronti dell'avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, dell'inviato della Iene Alessandro De Giuseppe e dell'ex maresciallo dei carabinieri Francesco Marchetto. Ma, secondo quanto riferisce a Fanpage.it l'avvocata Mettica sarebbero non poche le inesattezze e le mistificazioni riferite da Milo Infante.

"Anzitutto, – spiega la legale – si sottolinea come l’atto giudiziario mostrato a video, sfocandone deliberatamente il titolo, non è affatto un esposto, bensì una denuncia querela, depositata presso la Procura della Repubblica di Milano ben quattro mesi fa e attualmente oggetto di una indagine con termini ancora pendenti e quindi coperta dal segreto investigativo". Il problema, quindi, non sarebbe solo nel contenuto dell'atto riportato in tv, ma anche nelle tempistiche e modalità. Per questo l'avvocata annuncia: "Abbiamo già provveduto a depositare, quale atto dovuto, la denuncia per ricettazione e violazione del segreto investigativo". "Le conseguenze di tale inopinata diffusione – aggiunge – sono tanto più gravi quanto si consideri il rischio di distruzione del compendio probatorio specificatamente indicato nell’atto e suscettibile di sequestro".

Soltanto ieri la crimonologa Roberta Bruzzone, già ospite fissa della precedente trasmissione di Infante su RaiDue, ha annuciato a Fanpage.it l'intenzione di portare il conduttore in tribunale: "Credo che tutto quello che sta accadendo, compreso il fatto che continua a dedicarmi una sistematica attenzione nei suoi programmi da mesi, vada valutato in sede giudiziaria. Quindi, appena torno in Italia farò i miei passi". Anche in questo caso il casus belli è la divulgazione del contenuto della querela di Stefania Cappa e, in particolare, di quanto riferito al suo interno della dottressa Bruzzone, che – a suo dire – avrebbe partecipato a una conversazione fra Infante e De Rensis durante la quale quest'ultimo avrebbe accusato la Cappa di avere un ruolo nell'omicidio di Chiara Poggi.

L'avvocata Mettica poi entra nel merito di come è stato trattato il contenuto della querela durante lo spin off pomeridiano di Verità Nascoste: "Per quanto attiene all’enfasi posta sulla telefonata effettuata dall’avvocata Stefania Cappa al collega Antonio De Rensis, non si comprende quale particolare rilevanza possa assumere tale episodio nella indagine relativa all’omicidio Poggi: si tratta di un fatto mai nascosto né negato dalla professionista, che viene inspiegabilmente vestito di opacità e sospetto. Come chiunque sia entrato illegittimamente in possesso del documento può agevolmente verificare, la circostanza è stata riferita nella massima trasparenza al fine di ricostruire la cronologia dei fatti".

E, riferendosi all'avvocato De Rensis, aggiunge: "Stupisce che un collega di così grande esperienza abbia con cotanto candore riferito che, qualora avesse saputo che la collega fosse stata a conoscenza della sua nomina quale difensore di Alberto Stasi, "le avrebbe sbattuto il telefono in faccia" rifiutando ogni contatto per il sol fatto di essere difensore del proprio assistito, così peraltro rischiando di commettere un illecito disciplinare. Si assiste all'identificazione del difensore con il proprio assistito, operazione addirittura effettuata dallo stesso Avvocato".

"Non si comprende – agginge – lo stupore nell’essere contattato da una collega, anche fosse di controparte, cosa peraltro da escludersi in questo caso: l’avvocata Cappa non aveva partecipato al procedimento contro Stasi, che per di più era già concluso con sentenza passata in giudicato al momento della telefonata. D’altra parte, nonostante l’umiltà porti l’avvocato De Rensis ad affermare che vi fossero colleghi molto più titolati di lui ad intervenire ad un convegno di diritto sportivo, l’interesse del COA era derivato dal fatto che il tema del tavolo di discussione era la positività al doping da contaminazione alimentare, argomento in cui la condanna di Iannone a 4 anni di squalifica a seguito del ricorso presentato dall’avvocata De Rensis contro la sospensione di 18 mesi costituiva un unicum nel panorama del diritto sportivo".

"È, pertanto, necessario ricondurre la vicenda alla sua reale dimensione. Le circostanze richiamate dai citati giornalisti nei programmi da loro condotti attengono esclusivamente ai rapporti personali e professionali tra l’avvocata Cappa e il collega De Rensis e non presentano alcuna pertinenza con le indagini relative all’omicidio di Chiara Poggi. L’avvocato De Rensis è, peraltro, già a conoscenza sia della querela presentata nei suoi confronti, sia dell’esistenza di un procedimento disciplinare a suo carico presso l’Ordine professionale competente. Si tratta, dunque, di una vicenda distinta e autonoma, che riguarda esclusivamente i rapporti tra le parti e che non può essere utilizzata per costruire collegamenti o interpretazioni estranei all’effettivo contenuto della documentazione. La trasparenza con cui l’avvocata Cappa ha ricostruito i fatti negli atti depositati costituisce, del resto, la risposta più chiara a qualsiasi tentativo di attribuire a quell’episodio un significato diverso da quello che effettivamente riveste", conclude l'avvocata

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