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Referendum sull'acqua pubblica, la picconata di Renzi: No al secondo quesito

Il Sindaco di Firenze conferma la sua indisponibilità ad abrogare "una legge del Governo Prodi" ed attacca nuovamente il Partito Democratico: critiche anche dai "suoi" rottamatori.

Referendum sull'acqua pubblica, la picconata di Renzi: No al secondo quesito.

A pochi giorni dal referendum del 12 e 13 giugno e nel giorno in cui è arrivata la decisione della Consulta sulla presenza del quesito sul nucleare (sia pure con una nuova formulazione), a dare ulteriore materia di discussione politica arrivano le dichiarazioni di Matteo Renzi. Il primo cittadino di Firenze, dopo aver manifestato qualche dubbio nelle scorse settimane, ha infatti reso nota la sua intenzione di votare No al secondo quesito referendario, avente per oggetto la possibilità per i gestori del servizio idrico di caricare sulla bolletta un costo ulteriore fino al 7% in modo da avere profitti garantiti.

Insomma, sulla scheda di colore giallo (ricordiamo che invece per il primo quesito sull'acqua la scheda avrà colore rosso, per il terzo sul nucleare colore grigio ed infine verde per il quesito sul legittimo impedimento) Renzi opterà con decisione per il No, con una scelta che di fatto rompe la grande compattezza con la quale l'intero centrosinistra sembrava approcciarsi ai temi del referendum. Un “effetto collaterale” che non sembra preoccuparlo più di tanto, dal momento che, come dichiarato al Fatto, “quella che si vuole abrogare è una legge del 2006, Governo Prodi e firmata dal ministro Di Pietro, dovevamo riflettere allora. Come dissi anche io che non ero da un’altra parte, ma nel Pd. Oggi quella legge mi comporterebbe andare a chiedere qualcosa come 72 milioni di euro ai fiorentini, e non posso permettermelo”. Poco importa se una posizione del genere potrebbe causare qualche grattacapo ai democratici, perchè “io continuo sulla strada della coerenza e se il Pd cambia idea a seconda del vento che tira non è un problema mio”.

se il Pd cambia idea a seconda del vento che tira non è un problema mio

Matteo Renzi

E poco importa anche se la scelta controcorrente finirà con l'ampliare la frattura con gli altri “rottamatori”, con un cammino comune interrotto già da tempo e differenti impostazioni su temi di estrema rilevanza, dall'assetto del Partito al mondo del lavoro (con la polemica sul sostegno al piano di Marchionne per Mirafiori). Insomma, Renzi va per la sua strada, tra critiche feroci (vedi quelle di Grillo) e timide aperture, ma senza mai perdere di vista l'aspetto pragmatico – amministrativo della sua esperienza politica che lo ha portato ai primi posti nella classifica di gradimento dei cittadini. E proprio in tal senso crediamo sia necessario spendere qualche parola di riflessione, non tanto sulla scelta individuale del Sindaco di Firenze, quanto su un certo “atteggiamento complessivo” nella valutazione di particolari idee o prese di posizione. Quello che sorprende non è tanto la critica nel merito della questione, che in un Paese normale dovrebbe essere considerata legittima e in parte costruttiva, quanto la necessità di affiancare ad ogni intenzione di voto una “manichea scelta di campo, un giudizio di ordine superiore in base a categorie prestabilite”. Insomma, siamo proprio sicuri che il vero problema sia considerare quanto un aumento arbitrario del 7% sulla bolletta sia in qualche modo compatibile con la propria “collocazione” politica, oppure in una consultazione referendaria il riferimento dovrebbe essere unicamente al merito della questione, lontano da logiche di schieramento e di partito? E, per inciso, è proprio nel merito che la scelta di Renzi non sembra convincerci molto…

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