L'incontro  sul codice di condotta per le Ong, previsto per domani al comando della Guardia Costiera, slitta a data da destinarsi. Le Ong si trovano così ad operare al momento in una situazione poco chiara. Se da una parte il Viminale ha annunciato in toni entusiastici i passi avanti fatti dopo il meeting con l'agenzia Frontex, la situazione normativa rimane nebulosa. Cosa cambia realmente per le Ong? La risposta è: in atto non cambia ancora nulla.

Sulle attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo è intervenuta questa mattina la deputata Barbara Spinelli in Commissione Libertà Civili del Parlamento europeo (LIBE), in presenza di Sandro Gallinelli, capitano della Guardia costiera italiana, del direttore di Frontex Fabrice Leggeri, Medici Senza Frontiere Italia e Human Rights Watch. Per la deputata le nuove regole sulle ONG sono pericolose e legalmente discutibili"In primo luogo, si ignora completamente che un codice di condotta volontario è già stato sottoscritto dalla stragrande maggioranza delle Ong e che comunque esiste una legge che le guida: la Convenzione sul diritto nel mare – ha detto Barbara Spinelli – "Inoltre non sono state consultate le Ong che fanno search and rescue". 

A esempio, se le navi delle Ong avessero a bordo la polizia giudiziaria verrebbero limitate nella loro autonomia e verrebbe meno il principio di neutralità. Questa richiesta è riportata nel documento finale siglato dalla Commissione Difesa del Senato, di cui è presidente Nicola Latorre. Ma non tutte le Ong potrebbero recepire quest'indicazione, generando una situazione incertezza normativa. Quelle organizzazioni che non aderiranno, secondo questo codice di condotta, non ancora ufficiale, non avranno il permesso di sbarcare nei nostri porti.

Sulla necessità che ufficiali italiani con compito di polizia giudiziaria salgano a bordo delle navi è intervenuto anche Luigi Di Maio, che dal blog di Beppe Grillo ha ribadito l'urgenza di un controllo più stringente sulle imbarcazioni battenti bandiere straniere che trasportano i migranti. "Chiudiamo la rotta mediterranea così come è stata fatto con quella balcanica". Chiudere i porti insomma è ancora la parola d'ordine del M5s, mentre infiamma la polemica contro Renzi e Gentiloni sulla missione Triton, colpevole, secondo il movimento, di aver esposto l'Italia ad un flusso incontrollato. Durissimo il vicepresidente della Camera: "Questo pseudo-codice è solo fumo negli occhi. Noi crediamo nelle leggi dello Stato, non nei codici".

I punti più controversi del codice, che non è stato ancora diffuso ufficialmente, riguardano in primo luogo l'interazione tra le Ong e la Guardia costiera libica. Le Ong non dovranno intervenire nelle operazioni di search and rescue condotte in acque libiche dalla guardia costiera libica, che finora non risponde ad alcuna attività statale affidabile, e ha sempre cercato di ostacolare le operazioni di salvataggio internazionale, cercando di bloccarle con atti intimidatori. Il codice di condotta prevede inoltre il divieto assoluto di operare in quelle acque territoriali, dove muore il maggior numero di persone, e dove Triton non è presente. Il codice prevede poi l'obbligo per le organizzazioni di non spegnere i trasponder, di evitare di segnalare la propria presenza alle imbarcazioni che trasportano migranti comunicando telefonicamente o inviando segnali luminosi, al fine di tenere a distanza i trafficanti.

Al momento le organizzazioni che operano al confine con le acque libiche, come  la nave di Proactiva Open Arms, denunciano una situazione di emergenza: vengono sovraccaricate di migranti e non sanno come muoversi, senza alcun aiuto da parte della Guardia costiera.