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"Ma ha visto che traffico c'è fuori?": Così parlò Bellavista, il vigile
"Ma ha visto che traffico c'è fuori?": Così parlò Bellavista, il vigile

Due fotogrammi. Per farti capire la situazione.

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Prima scena: un assessore (uno di quelli che la città la vive a piedi e coi mezzi pubblici) è in strada, viene avvistato da un tassista. L'uomo abbassa il finestrino e gli urla, incazzato nero: «Assessò! L'avete fatta diventare peggio della Salerno-Reggio Calabria questa città!». Sipario.

Altra scena: piazza Plebiscito. Nella chiesa del colonnato di San Francesco di Paola si celebra la messa di trigesimo di un professionista napoletano prematuramente scomparso. In quel momento si provano le luci dello show dell'Eurovolley, il match di pallavolo fra Italia e Svezia in piazza Plebiscito. L'altare viene inondato di fasci di luce rosa e violetto, l'effetto nella chiesa è straniante.

Ti potrei raccontare almeno altre dieci storielle simili, di questi giorni.

Il settembre di Napoli sa di caldo azzeccoso, di odore di fritto e zucchero che resta nell'aria senza ricircolo, è difficile aspettare una persona, è difficile correre ad un appuntamento, è difficile tutto. Perché fa caldo ed è umido. Ogni mattina alzo gli occhi al cielo pensando: sarà questo il giorno in cui il supplizio estivo finirà? Ma a questo nostro Giochi Senza Frontiere metropolitano, a questo Super Mario Bros vesuviano, a questo Squid Game all'acqua pazza  noi abbiamo aggiunto un nuovo livello di complessità di inizio settembre. Già, perché a Napoli è diventato ancora più difficile muoversi.

Ci sta «'o burdello». Non «il traffico», non «il casino».  No: un bordello totale.

Luciano De Crescenzo teorizzò in "Così parlò Bellavista" «l'ingorgo a croce uncinata». Qui semplicemente ormai è diventata solo una croce nera. Napoli da una settimana ha un serio problema di traffico veicolare per tutta una serie di concause che analizzerò di qui a breve. Il Comune, sapeva che sarebbe accaduto, non ha fatto granché per evitarlo.

Ah: chi ti scrive non ha un'auto. Io non guido, il mio diritto alla mobilità è esercitato grazie ai mezzi pubblici. Quindi non sono fra coloro che prenderebbero un mezzo privato sempre e comunque.

Napoli nel TomTom Traffix Index
Napoli nel TomTom Traffix Index

Questa mappa della città coi puntini mai verdi ma solo gialli, rossi o arancioni (che significano traffico più o meno forte) ce la fornisce TomTom, l'azienda che produce navigatori satellitari e relativi software. Non so se ti è noto ma esiste l'indice TomTom del traffico secondo cui Napoli è al 44,5% di congestion level medio, con punta serale di 26 minuti per percorrere 10 km e velocità media di appena 22,3 km/h. Il dato più fotografico è quello del 10 marzo 2025, che fu il giorno peggiore dell'anno scorso per chi ebbe la sventurata idea di mettersi in auto, taxi, bus, scooter. Un altro indice lo fornisce la società INRIX: parla di 43 ore perse per conducente, che valgono a Napoli l'ottavo posto in Italia e il 119° nel ranking mondiale. Fine del compitino sul traffico.

In questi giorni la città si è risvegliata dal torpore: cantieri al Lungomare per rifare la strada e accogliere le pre-regate di Coppa America (si, ci sono pure le pre-regate), cantieri alla Riviera di Chiaia, cantieri in via Marina, la lunga strada che è sempre la stessa pur cambiando nome tre-quattro volte (via Acton, via Colombo, via Marina, via delle Repubbliche Marinare) costeggia il porto e conduce fino all'area Orientale. E nel mentre abbiamo avuto in piazza Plebiscito la costruzione di un vero palazzetto dello sport temporaneo (la città non ne ha uno suo da trent'anni) per ospitare una sola cazzo di partita di pallavolo, l'apertura degli Europei di volley. Bellissimo eh, ma è stato speso uno sproposito per una cosa che è servita una sola notte.

Il tema è proprio questo: gli eventi, i grandi eventi napoletani a chi giovano? 

I disagi dei napoletani, cioè di chi vive a Napoli, vengono messi sul piatto della bilancia politica comunale quando si tratta di accettare i grandi eventi? A volte non pare nemmeno che vengano riconosciuti i problemi. Il Comune guidato da Gaetano Manfredi ha un assessore al traffico che si chiama Edoardo Cosenza, è un barone universitario, uno dei più importanti ingegneri italiani, come del resto lo stesso Manfredi. È un uomo risoluto ed ha risposte tecniche su tutto, ma – dicono gli stessi esponenti di quella maggioranza che sostiene Manfredi – è poco avvezzo al confronto e al riconoscimento dei problemi.

Poi qualche giorno fa ci si è messo lo stesso sindaco Manfredi. Ha detto :«Se tutti prendono la macchina in una città dove ci possiamo muovere con i mezzi pubblici alla fine i disagi ci sono».

Questa è tipo la fatality di Mortal Kombat. Manfredi sa bene che ci sono pezzi della città totalmente scollegati dai mezzi pubblici, che la metro funziona ma che in questi cinque anni il trasporto su gomma, ovvero i bus, sono scivolati drammaticamente del declino. Non so come gli sia uscita una roba del genere.

Chiaramente Napoli non ha tenuto conto di tutti questi cantieri, questi eventi e queste complessità ad inizio settembre. E ancora devono iniziare le scuole (lunedì 15). In città si percepisce la frenesia del grande evento, dei lustrini, del lusso che Coppa America et similia porteranno. È una danza d'avvicinamento alle Elezioni del 2027, politiche e amministrative, è la corsa al faro di luci più forti, all'applauso più fragoroso.
Tutt'intorno la vivibilità dei napoletani sta continuando a calare. Ci vedo un problema che si farà sentire non oggi, ma nei mesi a venire.

Ti chiedo: che ne pensi?

Che tu viva qui in città o altrove (però leggi TUFO, dunque grazie!) che percepisci?

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Napoli è oggi la città italiana più discussa al mondo, sospesa tra una rinascita straordinaria e i timori di chi ci vive ogni giorno. L'attesa della Coppa America, il nuovo volto di Bagnoli e le migliaia di turisti che la celebrano e l'affollano convivono con la gentrificazione, il degrado delle periferie, il caro-vita e il lavoro in nero. TUFO, la newsletter di Fanpage, nasce per ascoltare il battito profondo della città, oltre la frenesia della cronaca quotidiana. Ogni giovedì nella tua casella di posta, per fare comunità con chi Napoli la abita o la visita. Perché amare una città significa anche raccontarne le contraddizioni, senza nasconderle.

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