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Luciano De Crescenzo e Antonio de Curtis, in arte Totò
Luciano De Crescenzo e Antonio de Curtis, in arte Totò

Una sera di qualche anno fa scherzavo con Alessandro Siani su un fatto che mi faceva e fa impazzire: le mattonelle da appendere, quelle che vendono sulle bancarelle, con sue presunte frasi. Presunte perché non sono frasi sue né dei suoi film.

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Una volta ho trovato: «È bello ‘o magnà!» firmato Siani. La celebrazione del cibo è la frase portante di una nota canzone di Mario Merola buonanima che non penso Alessandro abbia mai pronunciato. Poi le frasi attribuite a Eduardo De Filippo, roba allucinante, maledizioni da osteria tipo: «Chi vuole male a questa casa deve morire prima che entra!».

«Bancarellai senza molta fantasia», mi dicevo fino a qualche anno fa. Fino a quando cioè non è entrata in campo l'intelligenza artificiale. Ci sono oggi strumenti IA capaci di recitare con voci e fattezze di chiunque e che chiunque, con un po' di dimistichezza, può usare per dar vita a personaggi del passato e del presente, noti e meno noti.

Realizzare prodotti video brevi o meno brevi con un personaggio famoso e collocarli sui social, magari se si aderisce ad un programma di monetizzazione dei contenuti (cioè: io pubblico e se il video va bene incasso dal social qualcosina di soldi) significa lucrare su un volto o una memoria tutelata da leggi.

Ma il tema non è soltanto questo. Se io, ad esempio, facessi fare a Totò o a Luciano De Crescenzo, entrambi morti (il primo nel 1967, il secondo nel 2019) una dichiarazione politica usando l'intelligenza artificiale? Se io facessi diventare l'ingegner Bellavista fan di un futuro candidato sindaco di Napoli o il principe De Curtis contestatore dell'attuale presidente della Regione Campania che accadrebbe? Ovviamente li bolleremmo subito come fasulli: sono scomparsi da qualche anno.

E invece, io facessi dire a Totò qualcosa sugli immigrati, facendolo sembrare un video degli anni Sessanta? O a Luciano De Crescenzo una controversa frase sui napoletani spacciandola per pronunciata al "Maurizio Costanzo Show"? Il video su Tiktok diverrebbe subito virale, questo è garantito. Nessuno penserebbe ad un falso.

È un problema che riguarda tutti, ma tu prova a metterti nei panni di chi gestisce l'eredità, intesa anche come memoria, di un personaggio che tanto ha dato a Napoli e ai napoletani e ancor oggi.

Elena Anticoli de Curtis, figlia di Liliana, è la nipote del Principe della Risata, uno dei più grandi talenti mai nato sotto questo cielo e che non si è ancora "meritato" un museo, una vergogna assoluta di tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute, nessuna esclusa. A lei chiedo di quest'aspetto della legacy di Totò e spiega che sì, «da un anno a questa parte c’è stato un crescendo di prodotti realizzati con l'AI diffusi prevalentemente sui social»

Il suo discorso continua: «In alcuni casi mio nonno viene mostrato in scene del tutto inventate e ambientate in luoghi irreali e non corrispondenti alla realtà, in altri invece devo dire che sono anche fatti bene, rispettosi sia della storia che dei tratti fisici. La criticità a mio avviso è quando vengono riportate notizie false o distorte, diciamo un po' fantasiose, ed è qui che entra in gioco la questione della tutela, non solo dell'immagine ma di tutto il suo universo umano, artistico, poetico e personale. Prendo atto che c’è questo interesse a diffondere alcuni tratti della vita artistica e personale di mio nonno attraverso prodotti generati con l'AI, video con storie montate con una forte distorsione dei fatti biografici o peggio totalmente inventati. Per questo sentiamo urgente la necessità di intervenire affinché ci sia un controllo generale su quanto viene divulgato, nonché sul tipo di uso dell’immagine che come ben si sa è protetta dalle normative della legge sul diritto d’autore. Ci stiamo muovendo per far si che ci sia una tutela, intervenendo con quanto leggi e norme vigenti consentono rispetto a questi nuovi prodotti generati con l'intelligenza artificiale».

Elena Anticoli de Curtis non è "anti" a prescindere: «Sa, personalmente non sono contraria all’avanzare di nuove forme tecnologiche e digitali per creare contenuti culturali. È bene fare riferimento agli eredi quando si vuole realizzare un'idea, un evento, un prodotto anche digitale e in quanto a me garantisco ampia disponibilità e dialogo con tutti coloro che vogliono occuparsi di mio nonno, così come ho sempre fatto da alcuni anni a questa parte, in particolare da quando ho raccolto il testimone da mia madre Liliana de Curtis portando avanti quanto da lei tracciato».

Elena sta portando avanti una serie di progetti su Totò che meriteranno altro spazio a breve. Progetti che, come quelli della famiglia di Luciano De Crescenzo, hanno un solo obiettivo: suscitare nelle generazioni più giovani interesse sulla figura di questo poliedrico artista.

Per De Crescenzo la figlia Paola, insieme al nipote di Luciano, Michelangelo, ha portato avanti un possente lavoro di digitalizzazione e riordino di migliaia di contenuti dell'archivio dell'ingegnere-filosofo, sfociato in sito internet, in una associazione culturale e in una serie di progetto in fase di produzione.

Luciano ha lasciato montagne di scritti, editi e inediti, tantissimi filmati di interventi televisivi, i suoi film e programmi tv da lui condotti sulla Rai. Ma ad esempio qui la possibilità di usare lo strumento di intelligenza artificiale per ricreare l'immagine del popolare personaggio scomparso nel 2019, è rigettata in toto dalla famiglia.

Paola De Crescenzo me lo dice proprio chiaramente: «Ciro, personalmente non voglio che sia riprodotta l’immagine e la voce di papà. Pur se è un buon lavoro con buoni contenuti, non mi importa, non lo voglio. Sai perché? Secondo me con l'IA non è possibile tutelarsi stabilendo dei limiti da non superare. È un fenomeno che sfugge al controllo. O è si o è no! E al momento per me è no. Non so se mi sono spiegata».

Il punto, in fondo, non è la tecnologia in sé, ma chi decide dove passa il confine. Totò e De Crescenzo restano di chi li ha amati prima ancora che degli eredi. E proprio per questo la domanda riguarda tutti noi, non solo chi porta un cognome illustre: è giusto accettare che la loro memoria a suon di video virali venga "riscritta" da qualcuno con un algoritmo?

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