La partita (assurda) tra Italia e Svezia di pallavolo nel cuore di Napoli ci insegna tante cose. Partiamo dalle basi: la piazza "per eccellenza" di Napoli è Piazza del Plebiscito. E fin qui, tutto giusto: da anni, ovvero da quando l'allora ex sindaco Antonio Bassolino la "liberò" dal traffico trasformandola da grande piazzale attraversato da veicoli, autobus e motorini in una enorme "piazza pedonale" attraversata ogni giorni solo da turisti e cittadini, Piazza del Plebiscito è diventata il simbolo di una Napoli "a portata d'uomo".
E come tale, negli anni si è prestata a tutti i grandi eventi: concerti, spettacoli ma anche eventi sportivi. Le feste dei tifosi del Napoli Calcio, prima di tutti, ma anche arrivi e partenze di tappe del Giro d'Italia fino ad arrivare, a sorpresa, ad ospitare perfino una gara degli europei di pallavolo: una novità assoluta considerando che queste gare si giocano al chiuso, in palazzetti ben attrezzati e pronti per ospitare squadre e pubblico, mentre in questo caso si è dovuti ricorrere al montaggio di una struttura "ad hoc" e ad osservare, impulsivamente, le app di meteo sperando che la pioggia (che in realtà a Napoli proprio attorno a metà settembre è abbastanza frequente) non facesse scherzi.
Intendiamoci: Piazza del Plebiscito permette uno spettacolo unico. Ogni turista che arriva a Napoli, ci si perde: da una parte, l'imponente Palazzo Reale, con le enormi statue degli otto Re che hanno fatto la storia di Napoli, da Ruggero il Normanno, fondatore del Regno, a Vittorio Emanuele, primo Re d'Italia, passando per Federico II di Svevia, Carlo I d'Angiò, Alfonso V d'Aragona, Carlo V d'Asburgo, Carlo III di Spagna e Gioacchino Murat. Di fronte, l'imponente Basilica di San Francesco di Paola, e il suo stile neoclassico, mentre ai lati i palazzi "gemelli" della Foresteria (che ospita la Prefettura) e Salerno (che ospita gli uffici militari dell'esercito).
Insomma, vedere questa imponente piazza, a due passi dal mare, col Vesuvio e le isole del Golfo sullo sfondo, arredata con una Arena da volley, ne valeva sicuramente la pena. Ma poi?
Tanti soldi per allestire l'Arena Plebiscito, installazione temporanea per una notte e poi? Tutti col naso all'insù verso il cielo stellato o all'ingiù verso i telefonini e le app del meteo. Perché a metà settembre la pioggia a Napoli non è affatto rara, specie dopo un'estate particolarmente rovente, come quella di quest'anno. E così è iniziato il valzer dei giorni pre-gara: il meteo dice sereno, però prepariamo Piano B ad Eboli (90 chilometri da Napoli), poi meteo che porta pioggia, timori di squadre e tifosi, questi ultimi spaventati che dopo aver sborsato soldi per un biglietto, dovessero anche accollarsi una trasferta in Cilento. Eppure, accorsi in massa nonostante Napoli non abbia una squadra di pallavolo nelle massime serie da decenni.
La partita, poi, è iniziata in ritardo proprio per la pioggia. Poi si è fermata. Poi è ripresa. Il primo set, tra pause e interruzioni per la pioggia, è durato oltre un'ora e venti. Il tutto perché un palazzetto non c'è. E non solo quello. Napoli non ha impianti sportivi, a parte il Maradona di Fuorigrotta, da tempo al centro di critiche perché avrebbe bisogno di una profonda ristrutturazione. E poi? Lo Sferisterio è abbandonato, è un rudere ridotto a quattro mura senza manco più il tetto. Il PalaArgento chiuse per lavori di ristrutturazione e ora ne rimane in piedi solo lo scheletro. Il PalaBarbuto è nata come una struttura temporanea che però ha già compiuto un quarto di secolo. Promesse di un palazzetto, la politica, ne ha fatte tante. Ma ad oggi non c'è nulla.
Cioè, diciamola dritta: ma davvero da trent'anni Napoli non ha un palazzetto per lo sport? Però poi ci chiediamo come mai qui non "nascano" campioni nello sport. E quei pochi, scappano. Moki De Gennaro (okay, viene dalla provincia, ndr), Cristina Chirichella, Antonella Del Core: solo per citare le pallavoliste. Tutte ragazze "costrette" a scappare al nord giovanissime. Altri esempi? Susy Scutto, campionessa di judo, si allena ad Ostia perché qui strutture non ci sono. In una intervista a Fanpage.it lo disse chiaro: ci fossero strutture, mi allenerei a Napoli. Ma non ci sono. E dunque, anche lei è "emigrata" fuori regione. I pochi che resistono, sono costretti a fare i salti mortali tra strutture fatiscenti e sacrifici immani.
La figuraccia di Italia-Svezia (davanti agli occhi del Presidente Sergio Mattarella, presente per l'intera partita, nonostante la pioggia) deve essere da monito: Napoli deve, assolutamente, investire in un palazzetto e nello sport. Perché solo così può restituire ai giovani qualcosa: la possibilità di un futuro in cui, anche solo andare a vedere una partita di pallavolo, non deve essere un'idea accompagnata da un "speriamo non piova". E che magari regalerebbe anche un futuro nella propria terra ai nostri ragazzi, che non sempre possono trasferirsi, giovanissimi, al nord per inseguire un sogno nello sport.