Una vera e propria organizzazione criminale transnazionale che agiva in Italia nel traffico di migranti ma in grado gestire anche grandi volumi finanziari e di droga. È quella che hanno scoperto le forze dell'ordine coordinate dalla Dda di Palermo che da questa mattina sono impegnate in un vasta operazione contro il gruppo criminale culminata con l'esecuzione di 38 fermi nei confronti di altrettante persone in diverse città della Penisola. Coinvolti 25 eritrei, 12 etiopi e un italiano. Secondo le accuse formulate dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo siciliano, i reati contestati a vari titolo sono di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, all'esercizio abusivo dell'attività' di intermediazione finanziaria, nonché di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti, tutti aggravati dal carattere transnazionale del gruppo criminale.

L'operazione di polizia, denominata "Glauco 3", è stata condotta dalle Squadre mobili di Palermo ed Agrigento e dal Servizio Centrale Operativo della polizia nell'ambito del contrasto alla tratta di esseri umani. Durante l'inchiesta gli inquirenti hanno potuto smantellare la struttura organizzativa dell'organizzazione criminale che aveva la propria base finanziaria in un esercizio commerciale di Roma e in un bar di Palermo dove già a giugno è stato sequestrato mezzo milione di euro in contanti oltre ad un libro mastro con nominativi di cittadini stranieri ed utenze di riferimento. Nella sola estate del 2015 il gruppo criminale avrebbe gestito almeno sei sbarchi. Lo stesso gruppo però si occupava anche di fornire falsi documenti ai migranti più ricchi come ad esempio quelli per il  ricongiungimento familiare per permettergli di arrivare  alle destinazioni desiderate, spesso nel nord Europa. Durante l'inchiesta poi si è scoperto che lo stesso gruppo gestiva anche una fiorente attività di traffico internazionale di stupefacenti importati dall'Etiopia.

Secondo quanto rivela il Corriere della Sera, l'inchiesta sarebbe scattata a seguito della collaborazione del primo trafficante di esseri umani pentito, l'eritreo Nuredin Atta Wehabrebi, che da un anno collabora con la giustizia italiana e ha aiutato a ricostruire l'intera attività criminale riconducibile al traffico di migranti. Raccapriccianti alcune circostanze rivelate dall'uomo, secondo il quale i migranti che non hanno i soldi per pagare il viaggio che hanno effettuato via terra, vengono consegnati ad altre persone senza scrupoli che li uccidono per prelevarne gli organi e rivenderli. "Mi è stato raccontato che queste persone che non possono pagare vengono consegnate a degli egiziani, che li uccidono per prelevarne gli organi e rivenderli in Egitto per una somma di circa 15.000 dollari. In particolare questi egiziani vengono attrezzati per espiantare l’organo e trasportarlo in borse termiche" ha raccontato l'uomo.