Dove è stato girato Mustang, il documentario di Kasia Smutniak nella “terra proibita” del Nepal in ricordo di Taricone
Tra le proiezioni del Festival del Cinema di Roma 2026, che si terrà dal 13 al 25 ottobre, ci sarà anche "Mustang" il documentario in cui Kasia Smutniak racconta i suoi viaggi nella "terra proibita" del Nepal. Un territorio fatto di paesaggi imponenti e spesso ostili, ma anche di leggende, religione e soprattutto persone. Dalla prima avventura nel 2003 insieme a Pietro Taricone, documentata con una piccola videocamera, ai numerosi ritorni fatti dopo la scomparsa del compagno, l'opera raccoglie una serie di registrazioni fatte negli anni, fino alla fondazione della Ghami Solar School, obiettivo che l'attrice e regista ha raggiunto dopo l'incontro con Kunzum, una donna del posto.
Mustang, un pezzo di Tibet in Nepal
Il Mustang è una regione montuosa del Nepal settentrionale. Conosciuto anche come "la terra proibita di Lo", è più precisamente una parte dell'altopiano tibetano che sfocia all'interno dei confini nepalesi. È considerato l'ultimo luogo in cui si può entrare in contatto con l'autentica cultura tibetana. Questo è dovuto al fatto che, per secoli il piccolo regno è rimasto isolato e indipendente. Escluso dai territori tibetani che furono annessi alla Cina, il Mustang è entrato a fare parte del Nepal solo nel 1951. La cultura tibetana vive nei piccoli villaggi isolati che popolano la zona e nelle loro case costruite con mattoni di terra cruda, proprio come gli antichi monasteri buddisti.
Lo Mathang, l'ultimo regno proibito
Lo Mathang è la capitale dell'Upper Mustang. "Regno Proibito" non è solo un soprannome, infatti la zona alta della regione è sottoposta a rigide restrizioni e per accedervi è necessario richiedere dei permessi speciali. Superato questo ostacolo, però, si scoprirà un luogo che sembra appartenere a un altro mondo. La città si può raggiungere attraverso vari percorsi di trekking che attraversano il Mustang e, una volta arrivati, si potranno ammirare le antiche mura che la circondano. A Lo Mathang si trova anche il monastero Jampa Lhakhang, che secondo gli storici sarebbe stato costruito nel 659 dal re tibetano Songtsen Gampo. Al suo interno è custodita una delle più grandi e antiche statue d'argilla del Buddha, chiamata anche Buddha del Futuro e alta più di 10 metri, insieme a più di 100 mandala dipinti sulle pareti e decorati con dettagli d'oro e argento.
Danza e meditazione si uniscono nel festival Tiji
Il festival di Tiji si tiene a Lo Mathan, ma è una ricorrenza sentita in tutto il Mustang. Sebbene risalga al XVII secolo, è una delle festività nate più di recente nella zona. In origine, i re dei vari distretti si riunivano nella città per celebrare un rito di protezione e ancora oggi il festival di Tiji, che copre un arco di tre giorni nel terzo mese del calendario tibetano, è un'occasione in cui tutta la popolazione e i monaci si uniscono nei rituali propiziatori. Grandi protagoniste sono le danze religiose, in particolare la danza Tsowo, che da tradizione si inizia a praticare tre mesi prima del festival. Infine anche la meditazione ha un ruolo centrale in questi giorni speciali, questa si può praticare nella sua forma più classica oppure sotto forma di danza pacifica con lo scopo di scacciare le energie negative.
Ghar Gompa, il santuario più antico
Sempre nel Mustang superiore, per la precisione a Marang, nel distretto n. 2 del comune di Lo Gekar Damodarkunda, sorge il santuario Ghar Gompa. I locali lo considerano il più antico tra i santuari costruiti da Guru Padmasambhava, il primo diffusore del buddismo in Tibet vissuto attorno al VIII secolo. Il santuario, costruito in mattoni di terra cruda e dipinto di rosso come da antica tradizione, ha una sala di preghiera esterna, decorata con pannelli di pietra raffiguranti Buddha e immagini di posizioni yoga. Al piano di sopra, invece, nella pietra sono raffigurati Guru Padmasambhava e divinità dai volti animaleschi, che rappresentano le conseguenze, sia positive che negative, delle azioni compiute in vita, che andranno affrontate dopo la morte.
Trekking nella gola del fiume Kali Gandaki
Nei pressi del ghiacciaio Nhubine Himal, nel Mustang superiore, si trova la sorgente del fiume Kali Gandaki, che prosegue attraversando tutto il Mustang inferiore. Durante il suo percorso, il fiume separa i picchi del Dhaulagiri e dell'Annapurna dando origine alla gola che porta il suo nome e che, con i 5.500 metri che separano il fiume dal punto più alto dell'Annapurna, si classifica tra i Canyon più profondi al mondo. Un tempo la Gola del Kali Gandaki era usata come importante via commerciale, mentre oggi ospita vari percorsi da trekking, principalmente per esperti, che fanno parte dell'Annapurna Circuit.