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Caro-prezzo sui voli a causa della guerra in Iran: i biglietti aerei costano il 30% in più

La guerra in Iran sta avendo degli effetti evidenti anche sul settore travel e a dimostrarlo è il caro-prezzo sui voli. Per quale motivo i costi dei viaggi aerei sono aumentati del 30%?
A cura di Valeria Paglionico
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La guerra in Iran sta avendo degli evidenti effetti non solo sull'economia globale ma anche sul settore travel. Oltre ad aver lasciato migliaia di turisti bloccati nei paesi orientali, dalle Maldive al Vietnam, il conflitto sta provocando anche un aumento spropositato dei prezzi dei voli. Con l'estate alle porte, dunque, sono molti coloro che si chiedono se convenga prenotare le vacanze ora che i costi sono ancora contenuti oppure se sarebbe bene aspettare la fine dei bombardamenti, così da approfittare dei possibili prezzi in discesa. Al momento, vista l'incertezza sulla durata del conflitto, non esiste una soluzione univoca ma è possibile analizzare tutti i fattori che stanno provocando il caro-prezzo sui voli.

Gli effetti della guerra sulle compagnie aeree del Golfo

I prezzi dei voli sono ormai alle stelle perché stanno subendo gli effetti della guerra in Iran. A risentirne sono soprattutto le compagnie del Golfo come Emirates, Qatar ed Etihad, che hanno subito quasi 50.000 cancellazioni dovute alle chiusure e alle limitazioni di aeroporti "strategici" come quelli di Dubai, Doha e Abu Dhabi. Essendoci ancora molti turisti bloccati in paesi orientali, dalle Maldive allo Sri Lanka, fino ad arrivare al Vietnam, la richiesta dei (pochi) voli di ritorno disponibili aumenta. Le compagnie, però, al momento hanno ancora un'operatività limitata al 50-60%, dunque i posti disponibili sono inferiori rispetto al solito e i prezzi salgono. A complicare la situazione è l'aumento del prezzo del jet fuel, il carburante, che nelle ultime settimane è praticamente raddoppiato.

Perché anche i prezzi dei voli per Europa e America sono in rialzo

Quali effetti ha la guerra in Iran sulle altre rotte nel resto del mondo? Al momento le compagnie aeree hanno dei contratti con prezzi bloccati per l'acquisto del carburante ma bisogna prepararsi "al peggio". Innanzitutto, viste le evidenti difficoltà per raggiungere i paesi orientali, presto il flusso dei viaggiatori si sposterà tra Europa e America, mete considerate più sicure. La maggiore richiesta di voli "occidentali" provocherà un naturale aumento delle tariffe. Il blocco sui costi del carburante, inoltre, viene tenuto sotto controllo attraverso la pratica di hedging, una sorta di assicurazione sui futuri acquisti di cherosene che non copre il crack spread, ovvero l'aumento del costo di raffinazione. Nelle ultime settimane, a causa delle difficoltà che hanno colpito le raffinerie, anche questo crack spread è cresciuto tantissimo ed è chiaro che presto anche le compagnie low-cost europee ne risentiranno.

Perdite di 600 milioni di dollari al giorno per il turismo mondiale

Il prezzo del carburante incide per il 40% sui costi totali di una compagnia aerea, dunque risulta praticamente impossibile sostenere un aumento delle spese senza applicare dei rincari sui voli. Secondo le stime del Wttc (World Travel & Tourism Council), il turismo mondiale sta subendo una perdita di 600 milioni di dollari al giorno a causa della guerra in Iran. Al momento le compagnie aeree avrebbero già accumulato perdite per 2 miliardi di euro, gli effetti sul settore travel? Se il conflitto dovesse durare per mesi, a risentirne sarebbero i viaggiatori, che si ritroverebbero a pagare ogni biglietto almeno il 30% in più.

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