Boom di turismo nero nei luoghi dei casi di cronaca: dalla casa della famiglia nel bosco al ponte crollato

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Il ponte Trigno crollato (foto Facebook, Comune di Montenero di Bisaccia)
Palmoli, il fiume Trigno, Pietracatella: boom di turismo nero nei luoghi dove sono avvenuti recenti casi di cronaca nera. In tanti si recano qui per fare foto.

Alla innocua domanda "Dove vai in vacanza?" qualcuno potrebbe sentirsi rispondere qualcosa di insolito. Non le classiche mete balneari, non le gettonatissime capitali europee, ma posti come Palmoli, il fiume Trigno, Pietracatella. Non sono luoghi che hanno granché da offrire, in termini strettamente turistici: però sono presi d'assalto perché hanno fatto da sfondo a recenti casi di cronaca. Sono nomi ascoltati per giorni e giorni nei telegiornali, letti e riletti sulle pagine dei giornali: il fatto che siano stati teatro di disastri e delitti, li ha resi inquietantemente appetibili.

È boom di turismo nero, infatti, in queste destinazioni: il "villeggiare" presso i luoghi dei casi di cronaca. Qualche anno fa ci si recava in massa a Brembate di Sopra, dove è stata uccisa Yara Gambirasio. Lo stesso è successo a Cogne o Avetrana, raggiunte da turisti curiosi di scattare un selfie o una macabra foto ricordo. Ora, però, è la volta di altri posti, diventati recentemente simbolo di tragedie. E con la tecnologia che avanza, non ci si accontenta più del selfie: si mettono i droni in volo, per avere una visuale più ampia e completo.

Il nuovo turismo nero porta per esempio sulle rive del fiume Trigno, dove ad aprile è crollato un ponte. Da allora risulta ancora disperso il 53enne Domenico Racanati: sono stati recuperati solo la targa e alcuni resti della sua auto. Palmoli è invece diventata famosa in quanto paese di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, che lì si erano trasferiti coi loro figli. Sono stati soprannominati "la famiglia nel bosco": vivevano isolati, lontani dalla civiltà, rifiutando la modernità, la socialità, la tecnologia. Tutti vogliono vedere quella casa finita al centro delle polemiche, che ha portato all'allontanamento dei bambini per motivi di sicurezza. In vista del ricongiungimento familiare, non vivranno più nel fatidico casolare abbandonato: vivranno in una nuova casa, stavolta leggermente più moderna ma sempre essenziale, come ha raccontato a Fanpagel'architetta Maria Mascarucci incaricata del progetto.

Il sindaco del Comune Giuseppe Masciulli al quotidiano abruzzese Il Centro ha dichiarato:

Tutti vogliono vedere la casa nel bosco. Qualcuno è arrivato anche munito di droni per poter riprendere la zona dall'alto e ho dovuto mandare la Polizia locale.

A questi si aggiunge Pietracatella, il paese in cui vivevano la madre e la figlia uccise dalla ricina, in circostanze ancora da accertare.

Non sempre chi fa turismo nero lo fa col dovuto rispetto: per le vittime, per le famiglie, per i sopravvissuti. La memoria, il ricordo di ciò che è accaduto, l'omaggio fatto con empatia: questo è solo un lato della medaglia, quello meno grave. Dall'altro lato c'è chi è disposto a tutto ma per puro voyerismo, perché cerca adrenalina, perché influenzato dai social, semplicemente per poter dire "io c'ero, io ero lì". Questo fa sì che un luogo di morte diventi una sorta di attrazione turistica, status che non si concilia col rispetto per chi ha perso la vita o ha perso una persona cara.

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