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Unsent Project, la raccolta dei messaggi che non abbiamo mai inviato alle persone che amiamo

L’archivio è un’idea di Rora Blue. Include messaggi per ex fidanzati, ma anche per padri, fratelli, amici, pure amanti e persino animali domestici.
A cura di Giusy Dente
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Instagram @theunsentproject
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Lo facciamo tutti: prendiamo le Note del telefono e scriviamo messaggi destinati a non essere mai inviati. Sono quelle parole che vorremmo dire ma ci manca il coraggio, frasi che restano sospese a mezz'aria che non giungeranno mai a destinazione. E a volte è persino meglio così, perché premere Invio farebbe più male che bene: non sempre si è pronti davvero a ricevere una risposta. Ma scrivere quel testo dà comunque una sensazione liberatoria, mette ordine tra i pensieri. Partendo da questa idea semplicissima, l‘artista Rora Blue ha dato vita a Unsent Project.

Il progetto si presenta come un archivio digitale ed è un progetto condiviso a cui chiunque può dare il proprio contributo: è una raccolta di messaggi mai inviati. Ad oggi se ne contano decine di migliaia, scritti da persone di ogni parte del mondo che hanno voluto partecipare dando sfogo ai propri pensieri taciuti. Il mittente resta anonimo, mentre il nome del destinatario in alcuni casi viene specificato e in altri no. L'ideatrice del progetto lo presenta come "una raccolta di messaggi di testo non inviati ai primi amori", ma in realtà scorrendo l'archivio si trova di tutto. Ci sono sì messaggi romantici dedicati a ex fidanzati mai dimenticati davvero, ma altri sono per padri, fratelli, amici, pure amanti e persino animali domestici. Spesso si tratta di persone che non ci sono più, a cui avremmo ancora tanto da dire ma non è più possibile.

Unsent Project
Unsent Project

La raccolta è stata avviata nel 2015 e l'idea iniziale era, in realtà, indagare in che colore le persone vedessero l'amore. I messaggi inviati, infatti, vengono visualizzati in base al colore che l'autore associa al suo primo amore: per qualcuno il blu per altri il giallo oppure il viola, il rosso, il verde. Poi il progetto si è evoluto e si è esteso a forme di amore di ogni tipo, diventando un vero e proprio sfogo emotivo silenzioso. I messaggi celano sentimenti di rabbia, rimorso, rimpianto, dolore, liberazione, speranza: ogni sfumatura. Il destinatario non leggerà mai quelle parole, ma qualcuno sì e questa condivisione è come se chiudesse in qualche modo il cerchio, restituendo un po' di pace. Un progetto simile, sempre di Rora Blue, si chiama After the Beep: è una raccolta di messaggi vocali, che anche in questo caso esplorano la relazione tra suono e colore, perché ognuno è associato a una diversa tonalità.

Unsent Poroject si fonda sullo stesso concetto alla base del Telefono del Vento, nato in Giappone nel 2010 e arrivato in Italia (a San Pietro Belvedere in provincia di Pisa, per la precisione) grazie a Marco Vanni. In questa cabina è possibile isolarsi ed entrare in contatto coi propri cari defunti, lasciandosi andare ai ricordi e rivolgendosi direttamente a loro, come se fossero all'altro capo della cornetta.

Che si tratti di parole affidate al vento, a una cornetta telefonica, a una chat, a note vocali: sono parole rivolte spesso anche a noi stessi, più che all'altro. Spesso, infatti, ci servono per costruire una verità alternativa, per raccontare a noi stessi una storia. Permettono di conversare con la parte di noi più intima, ancor prima che con l'altra persona, a volte dicendo il vero e altre volte presentando una versione di comodo, che però ci protegge e di cui quindi abbiamo bisogno.

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