Raffaele Scarabelli combatte gli stereotipi con unghie multicolor: “Mettetevi a disagio, vi sentirete liberi”
La società contemporanea è ancora troppo spesso dominata da convenzioni e luoghi comuni, basti pensare al fatto che un uomo viene considerato omosessuale semplicemente perché indossa abiti rosa, perché mette lo smalto o perché ha modi di fare gentili. A dimostrare ancora una volta che tali stereotipi sono duri a morire è stata la storia di Raffaele Scarabelli, nutrizionista e professore che, complice la passione per la manicure colorata, sui social si è sentito in dovere di dare dei chiarimenti sulla sua identità sessuale a causa dei numerosi commenti ricevuti. Fanpage.it lo ha intervistato: ecco cosa lo ha spinto a fare il "coming out" al contrario e in che modo i giudizi hanno influenzato la sua vita.
Quando hai deciso di pubblicare il video del tuo “coming out”, c’era stato un evento in particolare che ti ha spinto a farlo?
In realtà c'è stato un aumentare di episodi. Un po' me l'hanno sempre chiesto se fossi gay, anche prima che mi facessi le unghie e tutto, poi a un certo punto per curiosità ho cominciato a chiedere perché mi vedessero così. Non perché lo vedevo come un insulto ma proprio per curiosità. Mi hanno spesso detto "Perché sei gentile con noi", "Perché ci hai aiutato", "Perché ti vesti colorato" e cose di questo genere. Io faccio il professore alle superiori e, quando ho cominciato a farmi le unghie, ho sempre notato il modo in cui i colleghi mi guardavano: sono muscoloso, ho i tatuaggi, metto lo smalto, non sono proprio il classico professore. Dopo, poi, sui social questa cosa è effettivamente scoppiata, in tanti, quando nei video si vedevano le unghie, commentavano su quello. Vedevo, però, che l'associazione era sempre la stessa: se ti fai le unghie, sei omosessuale. Allora ho pensato di rispondere, magari in tanti sono curiosi e intanto ne approfitto per dire che non è la gonna, non sono le unghie e non sono i colori dei vestiti a indicare l'orientamento sessuale di qualcuno.
Nel video hai spiegato che a un certo punto ti sei fatto davvero delle domande sulla tua identità sessuale, quanto pensi che possano influenzarci i commenti che riceviamo sui social?
Io ho la fortuna di essere forte, veramente non ci sto male neanche un minuto per questi commenti, anzi mi fa piacere quando so che "do fastidio". Effettivamente, però, osservando i miei alunni, mi accorgo che c'è tanta difficoltà. Volevo, quindi, approfittare della mia posizione, del fatto che ho tante persone che mi ascoltano, per spiegare che bisogna andare oltre queste cose, anche se richiede tanta forza. I dico a tutti "fatevi le unghie, anche se non vi piacciono, anche giusto una settimana", perché a me ha aiutato a essere forte, ad avere carattere. Le prime volte che le facevo ricordo che c'erano tante persone che mi criticavano, tanto che avevo pensato di toglierle. In verità dopo qualche giorno ho capito che non mi interessava minimamente di ciò che pensa la gente, è stata la goccia che mi ha liberato da ogni pregiudizio, una palestra di vita. Consiglio a tutti, dunque, di mettersi a disagio per una settimana: dopo ci si sentirà finalmente liberi.
I vestiti e le unghie arcobaleno sono i tuoi tratti distintivi: sono una semplice scelta estetica o una sorta di inno alla libertà?
Io ho iniziato proprio perché mi piacciono e mi fa piacere di essere riuscito anche a dargli un senso. Non faccio le unghie e non uso vestiti colorati per aumentare le visualizzazioni, lo facevo anche prima dei social, mi piacciono esteticamente, lo farei anche con i capelli ma, siccome non ne ho, le unghie sono l'unico modo che ho per sbizzarrirmi. Sono contento, inoltre, di rappresentare un esempio per mia figlia: spero che abbia capito che un ragazzo che si fa le unghie, che si veste di rosa o che ha dei modi gentili è un "uomo vero" esattamente come gli altri.
Perché secondo te un uomo che veste di rosa o che ha modi gentili viene percepito come poco maschile?
Secondo me è una questione generazionale, cioè della mia generazione. Quelli dai 30 anni in su associano ancora il vestirsi di rosa e i modi gentili all'omosessualità, mentre i miei alunni già non lo fanno più. Mi ricordo che anche da ragazzo le mie amiche mi chiedevano se fossi gay perché indossavo maglie con i cuori rosa o con i fiori, all'inizio ci rimanevo male. Da piccolo, ad esempio, la mia salopette preferita era gialla ma, dopo che mia cucina mi prese in giro perché considerava quel colore da omosessuale, smisi di usarla. Io non l'ho mai sopportata questa cosa.
Hai raccontato che in passato hai rinunciato ad alcune cose per sembrare “più uomo”, quando ti sei reso conto di non volerti più adeguare al giudizio degli altri?
È avvenuto gradualmente. Ad aiutarmi tanto è stato lo sport: vedendomi più muscoloso, mi sono sentito più sicuro e più forte per affrontare le critiche esterne. Anche l'aver studiato mi ha permesso di parare i colpi, di creami una corazza per sopportare e reagire ai giudizi. Perché dovrei preoccuparmi dei giudizi se sono bravo nello sport, se sono bravo nello studio?
Quali sono state le reazioni degli utenti dopo la pubblicazione del video? Sei stato capito o ci sono state nuove polemiche?
Ho visto solo messaggi positivi, anche se qualcuno mi ha fatto un appunto sul fatto che quella che raccontavo non era identità di genere. Io però nn volevo essere il paladino dell'identità di genere, volevo solo esprimere il mio pensiero su quello che accade a me. Sono contento di averne parlato, di aver lanciato un messaggio contro il maschilismo tossico.
Secondo te i social stanno rendendo davvero le persone più libere di esprimersi oppure spingono a preoccuparsi ancora di più del giudizio degli altri, visto che ci si ritrova di fronte una platea molto più ampia?
A me i social piacciono perché, se hai voglia di dire una cosa, ti permette di farlo, ti permette di capire che non sei solo al mondo. Allo stesso tempo, però, dà spazio anche a tanti estremismi. Io però sono un romantico, quindi voglio sempre vedere il lato positivo. Poi non voglio fare come gli altri prof che vietano l'uso dello smartphone e dei social, voglio dare il mio contributo per rendere questo mondo più sereno, per insegnare come convivere con i social. Lo smarphone fa parte del mondo dei giovani d'oggi, come gli si può dire di non usarli? Devono imparare a usarlo semplicemente.