Ma come ti vesti? nell’era politically correct, Enzo Miccio: “Diciamo quello che ci pare senza mancare di rispetto”
Ma come ti vesti?! e i suoi inconfondibili conduttori, Enzo Miccio e Carla Gozzi, hanno tenuto compagnia i telespettatori per 12 edizioni, tra 2009 e 2018. Puntata dopo puntata, il pubblico si è affezionato alla coppia di esperti, pronti a dare consigli di stile a persone che, fino a quel momento, lo stile non sapevano neppure cosa fosse! Come dimenticare quelle accozzaglie di vestiti improbabili, che i due guardavano con orrore e commentavano col loro linguaggio pungente: sinceri prima di tutto, senza peli sulla lingua (ma non per questo volgari o offensivi). Da allora il linguaggio televisivo è cambiato, si è alleggerito: lo stesso non si può dire dei due conduttori! A Fanpage.it, infatti, Enzo Miccio ha subito chiarito ogni dubbio: li ritroveremo esattamente come li abbiamo lasciati. Non c'è stato un edulcoramento del format, che resta incentrato sull'ironia e la sincerità assoluta, ma sempre nei limiti del rispetto. Quindi sì, il programma ha ancora senso anche nel 2026, proprio perché promuove un'idea di miglioramento che nulla ha a che vedere con l'offesa fine a se stessa fatta per criticare l'altra persona o farla stare male.
Ma come ti vesti?! Celebration sarà in tv a dicembre. Come è stato tornare su quel set dopo otto anni?
È un po' terapeutico fare Ma come ti vesti?! Per quanto mi riguarda è un momento in cui io mi estraneo dalla mia vita quotidiana, i miei lavori, le mie spose, i miei viaggi. Mi ci dedico come se fosse un gioco, dando un aiuto alle persone che ci vengono a trovare. Noi cerchiamo sempre di essere schietti, ma poi alla fine le persone si guardano allo specchio, dopo tutto quello che abbiamo detto e gli abbiamo fatto passare, e si rendono conto che li abbiamo aiutati.
Ci dobbiamo aspettare un Enzo Miccio "ridimensionato"?
Anche noi ci siamo chiesti, visto che il linguaggio televisivo è cambiato, in che modo approcciare. Alla fine questo format nel suo DNA ha il dover essere sinceri: diciamo esattamente quello che ci pare e non potevamo tradirlo. Quindi senza mai mancare di rispetto, senza mai essere indelicati, siamo tornati esattamente così come ci avete lasciati. Stavolta avevamo due concorrenti che si sono messi in gioco e siamo anche andati a ripescare cosa è successo nelle 12 edizioni degli anni scorsi. Credo che sia un ritorno molto carino. Quando con Carla abbiamo fatto la foto che annunciava il ritorno, il post ha fatto 3 milioni di visualizzazioni! Non le farò mai, neppure se mettessi il matrimonio più bello del mondo! Questo mi ha fatto felice come un bambino. Mi ha fatto capire quanto siamo amati, quanto siamo mancati.
Non vi siete fatti "contagiare" dal politicamente corretto quindi?
No, ma con la precisazione che ho già fatto: cercando di essere molto delicati, senza cadere nell'offesa, nella mancanza di rispetto. L'ironia di fondo che contraddistingue questo format non potevamo non averla.

Se fosse più politically correct, funzionerebbe ugualmente il format?
Ma no, non avremmo potuto farlo. Questa Celebration è un po' per ricordare il format, ma un po' anche per dire che è vero che è cambiato il linguaggio televisivo, ma non esageriamo! Perché ci sono delle cose che non fanno male a nessuno, anzi, fanno solo bene. Sono un aiuto.
Qualcuno vi ha guidato nel cosa dire o vi ha sconsigliato alcune espressioni?
Nessuno ci ha mai detto cosa dire, cosa non dire. Ma a noi non interessa far star male una persona. Non c'è body shaming in trasmissione, non l'abbiamo mai veramente toccato. Abbiamo vestito signore di tutte le età, di tutte le taglie, di tutte le estrazioni sociali: le abbiamo semplicemente valorizzate in un modo simpatico. Noi non lavoriamo col bisturi, noi lavoriamo con trucco e parrucco. Non si va a sminuire, si va a valorizzare. Non si va a rivoluzionare, si va a migliorare.
Tu e Carla siete un coppia perfetta: ma c'è qualcun altro con cui faresti questo format?
No, siamo una sorta di Sandra e Raimondo! Ci piacciamo, siamo in sintonia, non ci pestiamo i piedi, ci rispettiamo. Pensa che noi ci siamo conosciuti sul set, ci hanno messi insieme senza neanche presentarci, perché io ero stato già scelto e si stava cercando una donna da affiancare per creare questa coppia. Il giorno in cui io dovevo conoscere Carla sono arrivato in ritardo, lei se n'è andata e il giorno dopo me la sono ritrovata sul set come a dire: "Te la tieni adesso!".

Ma chi è più pungente nei giudizi?
Carla cerca di accomodare un po' le cose, mi dice: "Enzo, questo non si può dire, Enzo mi raccomando". Io sono meno riflessivo. C'è proprio questo bell'equilibrio.
Di tutte le precedenti stagioni ce n'è una che ricordi particolarmente?
Sicuramente le primissime stagioni. Poi ne abbiamo fatte 12: molte di più dei cugini inglesi e americani. Ricordo questa prima edizione: stavamo in un loft che la produzione aveva affittato. Era tutto così semplice, tutto così carino: era un modo per sperimentare. Poi è scoppiato il successo e siamo arrivati a scenografie pazzesche, specchi che si aprivano, luci: dei passi avanti incredibili.
C'è qualcuno che ti aveva particolarmente scioccato con il suo guardaroba?
Ricordo certi maglioni di lana infeltriti… Ma soprattutto dei guardaroba arcobaleno con colori senza senso, cose messe lì a caso, accostamenti improbabili, acquisti fatti male. In una parola: confusione. È quello che mi ritrovo più spesso a esaminare.

Ma come si dice a una persona che è vestita male?
Dipende dalla persona a cui ti devi rivolgere e dal rapporto che hai con lei. Sicuramente se non sei considerato una figura di riferimento, che possiede gli strumenti per poterlo fare, è difficile improvvisarsi Enzo e Carla della situazione! Tutte le donne che mi vedono mi fanno sempre una domanda su come sono vestite. Io però sono terribile. Lo dico sempre: non mi chiedete niente, perché io dico esattamente quello che penso e non con modi edulcorati! Lo dico in modo diretto che questa roba è terribile, che ti sta male, ti ingoffisce. Il trucco, il vestito e una buona piega servono per migliorarci, non per peggiorarci. Se invece il risultato è quello, abbiamo sbagliato! Poi non ti nascondo che ci sono delle persone molto permalose: in quel caso bisogna veramente andarci piano!
C'è una cosa che rimpiangi della moda degli anni Duemila, quando andava in onda il programma?
La moda è fatta di corsi e di corsi storici: ciò che sparisce poi lo ridisegnano, cambiano il materiale e te lo ripropongono.
E qual è l'accessorio peggiore di moda oggi?
Queste borse tipo marsupi a tracolla: sono di una bruttezza!
Oggi esistono ancora icone di stile?
Il problema è che oggi si è persa la magia attraverso i social: tutti si improvvisano a fare qualsiasi cosa. Finisci per identificare l'eleganza non tanto nella persona, ma nel fatto che si è potuta permettere un abito di una certa firma. Sicuramente una parte di quello che sto dicendo esisteva anche prima, ma non era così amplificata. I social sono sicuramente uno strumento molto valido utilizzato per fini lavorativi e pubblicitari, ma ci ha tolto un po' di magia. Tutto è accessibile a tutti, tutti pensano di saper tutto. Lo vedo nel settore wedding. Anche il mondo dell'abito da sposa è diventato meno poetico. Tutti quanti vogliono quell'abito o vogliono ispirarsi a quella persona, invece di cercare la propria identità, la propria personalità. L'abito da sposa dovrebbe racchiudere una magia speciale, dovrebbe essere l'abito più bello della tua vita, dovrebbe raccontare chi sei o chi vuoi essere quel giorno. Le spose vengono e mi dicono: "Voglio una cosa virale, deve essere social".