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Festival di Sanremo 2026

L’inno alla goffaggine di Michele Bravi: a Sanremo racconta cosa vuol dire sentirsi e vestirsi “storti”

Michele Bravi a Sanremo ha cantato un inno al non doversi sentire sempre performanti: “Con Antonio Marras ho cercato di interpretare cosa vuol dire essere storti anche sartorialmente”.
A cura di Giusy Dente
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Michele Bravi
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Ci sono i piatti sporchi nel lavandino, accumulati nel giro di una settimana. Il frigo è vuoto, perché non fai spesa da chissà quanto. Il cane abbaia, hai smarrito chissà dove l'ombrello e ti stai bagnando sotto la pioggia mentre torni a casa, dove troverai i dischi buttati a terra in disordine. La canzone sanremese di Michele Bravi ha un impianto cinematografico. Procedendo per immagini presenta una situazione nota a molti, in cui è facile riconoscersi. È facile riconoscere quella sorta di abbandono in cui si cade quando finisce una relazione, quando si vive un rapporto che lentamente si sta consumando, lasciando presagire un addio. Te ne stai buttato sul divano a scorrere vecchie foto, perché non hai voglia di uscire, di vedere gente, di fare nulla. Ti senti sbagliato, fuori posto, non sai come gestire la situazione.

Michele Bravi, tendenzialmente, le situazioni le gestisce da 31 anni nello stesso modo: con goffaggine! A Fanpage.it ha ammesso che questo è un sentimento che sente molto suo, da sempre e che ha riversato completamente nella canzone "Prima o poi", presentata a Sanremo 2026. "Il brano l'ho scritto pensando all'idea cinematografica che abbiamo delle emozioni. Che succede quando mi lasciano?" ha spiegato.

Il look di Michele Bravi
Il look di Michele Bravi

E ha detto di aver voluto accanto a sé uno stilista che potesse tradurre tutto questo anche dal punto di vista stilistico, sartoriale. Si è quindi affidato a un amico, è andato sul sicuro, scegliendo un professionista con cui ha già lavorato in passato: sul palco ha indossato, serata dopo serata, le creazioni di Antonio Marras con styling di Susanna Ausoni. "Ho cercato di interpretare insieme a lui che cosa vuol dire essere storti anche sartorialmente" ha ammesso. Si è fidato molto, si è messo completamente nelle mani di questo staff, che ha operato un vero e proprio restyling su di lui, rispetto alle precedenti versioni sanremesi.

Michele Bravi
Michele Bravi

Stavolta il look è "da bravo ragazzo", sempre in blazer; si ispira agli studenti de "L'attimo fuggente" e ai personaggi della serie "Peaky Blinders". In finale, per esempio, ha scelto una giacca tempestata di paillettes, con pantaloni a gamba larga e camicia bianca. Il percorso stilistico, dunque, si muove su outfit eleganti, capaci di accompagnare la performance senza sovrastarla, senza troppi eccessi, senza strabordare con le informazioni visive. Ma al tempo stesso, mantenendo e difendendo una punta di "goffaggine", quel modo di sentirsi storti: in una certa situazione (come il palco di Sanremo), in un certo abito.

Michele Bravi
Michele Bravi

Questo gli ha permesso di salire sul palco tranquillo. Ha ammesso di sentirsi al sicuro quando è in scena, è come se trovasse il suo posto nel mondo, quello che da animo inquieto (e goffo per l'appunto) stenta a trovare al di fuori. Ha raccontato: "Io quando sono lì ci tengo che il mio corpo venga prestato alla canzone. E infatti è l'unico momento in cui mi sento più sicuro, perché sono in prestito, non sono io. Sapere che in quel momento non sono più io, ma sono una canzone, mi dà sicurezza".

Michele Bravi
Michele Bravi

L'artista, con la sua presenza all'Ariston e con questa canzone, ci ricorda però che essere goffi va bene, sentirsi fuori posto va bene: sono sensazioni naturali, normali, che purtroppo vengono poco tollerate e taciute in una società veloce come quella attuale. Viviamo in un mondo che ci vuole sempre vincenti, sempre performanti, sempre sul pezzo, sempre col sorriso: mai una sbavatura, mai un'ombra, mai un'imperfezione. L'inno di Michele Bravi, invece, è proprio a questo sottotesto che si tende a sminuire, a vantaggio di una narrazione da eroi che trova poco riscontro nella realtà, che genera solo tossicità e che ci toglie la bellezza e la semplicità di sentirci umani, con difetti e imperfezioni.

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