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Leo Dell’Orco dopo la morte di Giorgio Armani: “Nessuno potrà replicarlo. Intorno a me tutto parla di lui”

Il compagno dello stilista ha parlato per la prima volta dalla sua morte. Il 72enne è oggi il responsabile delle collezioni uomo di Giorgio Armani ed Emporio.
A cura di Giusy Dente
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Leo Dell’Orco e Giorgio Armani (2021)
Leo Dell’Orco e Giorgio Armani (2021)

Sono passati quattro mesi dalla morte di Giorgio Armani. Abbiamo visto le toccanti immagini della camera ardente, abbiamo ascoltato le parole spese per il grande stilista da parte di amici, colleghi, persone che hanno avuto modo di lavorare con lui e indossare le sue creazioni, abbiamo scoperto il suo testamento e ciò che ha lasciato in eredità ai nipoti. Ma in questo arco di tempo, chi non si è mai espresso né esposto è stato Leo Dell'Orco, suo compagno di vita e lavoro. Persona estremamente discreta e riservata, ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera, in cui si è lasciato andare ai ricordi, guardando al passato sì, ma anche al presente e al futuro. È toccato a lui, a distanza di appena un mese dalla morte dello stilista, raccoglierne il testimone e portare in scena la sfilata in programma, l'ultima a firma di Giorgio Armani. Lunedì, invece, presenterà la sua prima sfilata. Il 72enne, infatti, è oggi il responsabile delle collezioni uomo di Giorgio Armani ed Emporio.

Leo Dell'Orco ha detto di stare bene, ma ovviamente di sentire forte la mancanza del compagno di una vita. "In casa, al secondo piano, ho lasciato tutto com'era e sto dalla mia parte. Dalla sua non entro. Non ho toccato nulla da quel giorno. Non mi va. Al terzo piano, quello in comune, ci sono i suoi gatti, i suoi pappagalli e il merlo" ha detto. Nelle sue parole si intuisce il grande rispetto per la persona cara venuta a mancare, il profondo e intimo legame tra i due, quella connessione che li ha tenuti insieme per cinquant'anni e che ancora sente in quella casa, dove il tempo si è in parte fermato, immobilizzato. Quella casa ha ospitato momenti felici e momenti tristi, come gli ultimi mesi, quelli della malattia dello stilista: "Ero sempre sereno con lui. Almeno sino a che non si è ammalato. In quel momento è stata durissima. Andavo a dormire la sera non sapendo se lo avrei trovato il mattino dopo. Ha capito subito che questa volta non ce l’avrebbe fatta. Mi diceva: non ho più voglia. E io gli rispondevo: No, Giorgio, devi essere forte. Negli ultimi periodi ha cominciato ad occuparsi del dopo e della nostra serenità. Voleva programmare tutto".

Leo Dell’Orco ai funerali del compagno
Leo Dell’Orco ai funerali del compagno

E infatti lo stilista se ne è andato dopo aver sistemato tutto: non ha lasciato nulla di incompiuto, ha specificato punto per punto le sue volontà. "Noi siamo stati sorpresi da come abbia pensato a ogni cosa" ha commentato Leo Dell'Orco. Ha lasciato tutto scritto, ha lasciato disposizioni chiare su tutto sul futuro dell'azienda. "Ci siamo Silvana per la donna e io per le collezioni uomo. Lui lo ha deciso. Dialoghiamo fra di noi, parecchio. Poi abbiamo entrambi le nostre squadre che sono validissime e importanti". Se ne è andato senza rimpianti: "La sua vita è stata bellissima. Era quella che voleva vivere". Ed era una vita dove il lavoro, essendo anche la sua più grande passione, era al centro: qualcosa di totalizzante. "Cercavo di fargli capire che prendere ogni tanto le distanze e cercare soddisfazioni in altro gli avrebbe fatto bene. A lui però piaceva quello. Ed era contento. Giusto così".

Leo Dell’Orco, Giorgio Armani e RobertaArmani (2024)
Leo Dell’Orco, Giorgio Armani e RobertaArmani (2024)

La moda non era nei piani di Leo Dell'Orco all'inizio, non in questa misura forse. Ma l'incontro con Giorgio Armani (quando lui aveva 20 anni di più) ha cambiato il corso della sua vita: " Avevo 22 anni – ha ricordato – Ero un disegnatore tecnico, ma avrei voluto lavorare in pubblicità. Non trovavo nulla in quel campo e mia madre mi presentò a un manager della Snam ed entrai. Avevo un posto fisso e parastatale. In famiglia erano contenti. Anche io tutto sommato". Poi ha iniziato la carriera di modello, il primissimo contatto nel mondo della moda: "Per due anni continuai in Snam alternandomi come modello in show room: avevo la corporatura perfetta. Poi mi decisi e mi licenzia ed entrai nei primi uffici Armani in via Durini. Dalla gavetta arrivai a lavorare accanto a Giorgio. Quando mi licenziai non capirono: lasciare un posto sicuro per la moda. Adesso sono contenti, devo dire". Leo Dell'Orco c'era quando morì Galeotti, compagno di Giorgio Armani: "Giorgio passava giorni a piangere e ci sono stati momenti veramente bui. Ma ha tenuto". Poi anche il loro rapporto si è evoluto, un legame personale tenuto sempre privato, tutelato e protetto: "È stata una bella storia. Bella tosta e tosta. Sin dall’inizio, anche come amico, con la gelosia di Galeotti. È stato difficile poi per le invidie che giravano attorno".

Giorgio Armani e Leo Dell’Orco (2019)
Giorgio Armani e Leo Dell’Orco (2019)

Presto sarà tempo di tornare a sfilare, nel segno della continuità: "Nessuno potrà replicare quello che ha fatto lui, nessuno diventerà o potrà diventare lui. Ci siamo presi delle piccole libertà, proporzioni riviste, qualche colore nuovo, tessuti cangianti a simbolo di un cambiamento, nel rispetto più assoluto". Quello stesso rispetto che lo ha portato a lasciare tutto intatto in casa: "Come lui non credo nell’aldilà, anche se sono cattolico. Quando voglio sentirlo vado al cimitero e poi pranzo al Falco, il nostro ristorante. Lo so che intorno a me tutto parla di lui, ma lì così raccolto e suo, mi da pace. E sorrido al ricordo della proposta che mi fece quando mi disse che voleva essere seppellito lì, nella piccola cappella di famiglia: Leo, c’è posto anche per te qui, se ti va. Ci penso Giorgio, ci penso".

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