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Perché fare puzzle fa bene al cervello, il neuropsicologo: “Sono un allenamento per le funzioni esecutive”

Quante notifiche in media riceviamo al giorno? Troppe. L’attenzione è sempre più frammentata e ci sembra di non riuscire a concentrarci su uno stesso compito per più di 30 secondi. Il professor Iannoccari ci spiega come migliorare il nostro benessere mentale, rivelando i benefici per il cervello legate ad attività come puzzle, ceramica e cruciverba.
Intervista a Prof. Giuseppe Alfredo Iannoccari
Neuropsicologo e presidente di Assomensana
A cura di Francesca Parlato
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Una mia amica qualche giorno fa mi ha regalato un berretto con la scritta "Overstimulated". Sovrastimolato. Descrive benissimo la mia situazione attuale, ma credo sia un male comune (senza il mezzo gaudio però).  Il lavoro, i social, le relazioni, le agende, anzi, i calendar, sempre pieni, e neanche uno slot per annoiarci. Lo sguardo passa dallo schermo del pc a quello del telefono, al tablet, alla tv al kindle. Poco spazio per i libri, poco spazio per la manualità, poco spazio per concentrarsi su attività più lunghe di un reel. "Oggi viviamo immersi in un flusso continuo di notifiche, immagini, suoni, informazioni e micro-decisioni che provocano una sovrastimolazione continua – spiega a Fanpage.it il professor Giuseppe Alfredo IannoccariSi tratta di una condizione in cui il cervello riceve una quantità di input superiore alla sua capacità ottimale di elaborazione. Per fare un esempio pratico, molte persone oggi leggono una pagina di un libro e sentono l’impulso automatico di controllare il telefono dopo pochi minuti. Questo non significa avere “meno intelligenza”, ma un sistema attentivo continuamente addestrato alla frammentazione". 

Le conseguenze della sovrastimolazione mentale

Prendiamo TikTok: l'algoritmo sceglie per noi. E si può passare nel giro di pochi secondi da un contenuto a tema moda, all'incidente in diretta in autostrada, ai video di skincare. Nel giro di pochi secondi la nostra mente ha processato (quasi sicuramente senza interiorizzare davvero nulla) argomenti, persone, tematiche completamente differenti. Magari in qualche video ci siamo pure trovati a rispondere a un sondaggio, trovandoci così nella situazione di dover esprimere un parere e prendere una di quelle che l'esperto chiama microdecisioni. "Dal punto di vista neuropsicologico, questo comporta un’attivazione quasi costante dei sistemi attentivi e dei circuiti dopaminergici legati alla novità e alla ricompensa immediata". Il problema è che il cervello umano non è progettato per mantenere a lungo questo stato di allerta frammentata. "Le conseguenze più frequenti sono: riduzione della capacità di concentrazione prolungata, aumento della fatica cognitiva, difficoltà nel mantenere l’attenzione sostenuta, maggiore irritabilità mentale ed emotiva".

I puzzle per ritrovare l'attenzione

Per cercare di abbassare il livello di stimolazione potrebbe essere utile un ritorno ad attività analogiche, che non prevedono smartphone e dispositivi e che ci facciano riscoprire la nostra capacità di focalizzarci. Un'attività impegnativa, ma che al tempo stesso è in grado di darci il giusto livello di soddisfazione (perché dovremmo rinunciare del tutto alla dopamina rilasciata dal sistema di ricompensa?) è rappresentata dai puzzle. "I puzzle sono molto interessanti perché costringono il cervello a rallentare e a organizzare l’attenzione in modo stabile". A differenza dei social, che offrono gratificazioni rapide e continue, un puzzle ha bisogno di alcuni elementi "Risolvere un puzzle richiede: attenzione sostenuta, pianificazione visuo-spaziale, tolleranza alla frustrazione, capacità di mantenere un obiettivo nel tempo. E dal punto di vista cognitivo, è una forma di allenamento delle funzioni esecutive". Il puzzle poi attenua il multitasking. "Mentre lo si svolge, il cervello tende a entrare in uno stato vicino al cosiddetto “flow”, una condizione di coinvolgimento focalizzato descritta da Mihaly Csikszentmihalyi. In pratica, si abbassa il rumore cognitivo e aumenta la continuità attentiva".

La ceramica per essere concentrati sul momento presente

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Avere le mani impegnate per modellare la creta, dare forma a un vaso o dipingerlo è un modo che ci consente di essere concentrati su quello che stiamo facendo, senza spazio per altro (e poi con le mani sporche a chi verrebbe in mente di prendere lo smartphone). "La ceramica coinvolge contemporaneamente percezione tattile, coordinazione motoria fine, attenzione e regolazione emotiva. Quando lavoriamo con le mani, il cervello riduce automaticamente parte dell’iperattivazione cognitiva legata al flusso continuo di pensieri e stimoli digitali". Infatti, modellare un oggetto richiede presenza. Se la mente si distrae troppo, il gesto perde precisione. "È un’attività che favorisce quello che in psicologia definiamo ‘grounding’, cioè il ‘radicamento nel momento presente’ attraverso l’uso del corpo e dei sensi. Non a caso molte attività manuali vengono utilizzate anche in contesti terapeutici e riabilitativi, proprio perché aiutano a regolare attenzione e stato emotivo". 

Cruciverba, rebus e anagrammi

La Settimana enigmistica non è più solo un passatempo per anziani in pensione. È cibo per la mente e fonte di relax per la nostra salute mentale. "Cruciverba, sudoku e giochi logici sono in grado di stimolare diverse funzioni cognitive come: memoria semantica, linguaggio, flessibilità mentale, problem solving. Dal punto di vista neuropsicologico, sono attività utili perché mantengono il cervello in una modalità attiva ma ordinata". La differenza rispetto allo scrolling continuo che facciamo col telefono è enorme: "Nei social l’informazione arriva già pronta e cambia continuamente; nei giochi di enigmistica, invece, il cervello deve fermarsi, recuperare informazioni, fare associazioni e tollerare tempi più lenti. Naturalmente non sono una “cura magica” e sono da considerare giochi e non stimoli cognitivi scientificamente progettati, ma rappresentano una buona forma di igiene mentale quotidiana".

Il diario anti-scroll

Qualche tempo fa spolliciando compulsivamente Instagram sono incappata in una pagina che parlava di un diario anti-scroll – certo è abbastanza paradossale che abbia letto di quest'idea proprio su un social – una content creator suggeriva di cominciare a tenere un diario in cui rifugiarsi ogni volta che per noia si fa quel gesto involontario di prendere il telefono per sfogliare pagine di cui non ci interessa veramente nulla. Un quaderno colorato per annotare frasi, idee, fare disegni e scarabocchi per sottrarsi all'iperstimolazione a cui ci sottopone lo smartphone. "Trovo che sia un’idea molto intelligente. – afferma Iannoccari  – Scrivere a mano, attività sempre più rara, attiva processi cognitivi completamente diversi rispetto allo scrolling passivo. Quando prendiamo appunti, ad esempio, facciamo scarabocchi o annotiamo pensieri. Questo non significa essere distratti, al contrario consente di: rallentare il ritmo cognitivo, organizzare le informazioni, trasformare un impulso automatico in un’azione consapevole. Dal mio punto di vista professionale, il diario è cognitivamente utile poiché introduce una pausa tra stimolo e risposta. Ed è proprio in quella pausa che recuperiamo il controllo attentivo". C’è anche un altro elemento importante di auto-osservazione: scrivere aiuta il cervello a dare forma ai pensieri invece di subirli in modo frammentato. "Paradossalmente, in un’epoca dominata dall’iperconnessione, una penna e un quaderno possono diventare strumenti molto sofisticati di regolazione cognitiva".

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