L’amicizia che supera i 7 anni può durare per sempre, lo psicologo: “Legami duraturi come atto di resistenza emotiva”

Un’amicizia che supera i sette anni è destinata a durare per sempre? È una delle teorie più condivise sui social negli ultimi anni, spesso attribuita a una vecchia ricerca del sociologo olandese Gerald Mollenhorst dell’Università di Utrecht. In realtà, gli studi non parlano di una soglia magica, ma mostrano come le amicizie capaci di attraversare cambiamenti, distanze e nuove fasi della vita abbiano maggiori probabilità di consolidarsi nel tempo. Ne abbiamo parlato con Antonio Catarinella, psicologo, psicoterapeuta e sessuologo specialista in psicologia clinica e consulente delle identità sessuali, che ha spiegato a Fanpage.it quali fattori rendono davvero duraturo un legame e come i social stiano cambiando il nostro modo di vivere l’amicizia.
Da dove nasce l’idea che un’amicizia che supera i sette anni possa durare per sempre? Quanto è supportata dagli studi psicologici?
Il riferimento ai sette anni ha probabilmente più un valore divulgativo che scientifico. In psicologia, infatti, una regola rigida basata su un numero preciso sarebbe piuttosto fuorviante. Gli studi mostrano piuttosto che le amicizie che riescono a superare grandi transizioni della vita, cambiamenti identitari, trasferimenti, lavoro, relazioni sentimentali, tendono ad avere maggiori probabilità di consolidarsi nel tempo. Il punto, quindi, non è tanto il numero sette, quanto ciò che quel periodo rappresenta simbolicamente. Un’amicizia che attraversa diversi cicli di vita, che resiste ai cambiamenti, alla distanza e persino al timore di perdersi, costruisce una memoria relazionale condivisa che rafforza il legame. Dal punto di vista psicologico, le amicizie longeve sviluppano fiducia reciproca, sicurezza relazionale e una prevedibilità emotiva che aiuta a comprendere meglio l’altro e anche se stessi all’interno della relazione.
Quanto conta la compatibilità caratteriale nella durata di un’amicizia?
La compatibilità caratteriale è certamente importante, ma non è l’unico elemento che determina la nascita e la durata di un legame. Spesso è la capacità di attraversare insieme le trasformazioni della vita a fare davvero la differenza. Le persone cambiano, cambiano le priorità, i valori e le relazioni. Le amicizie che resistono sono quelle in cui esiste spazio per questa evoluzione reciproca. La compatibilità può rappresentare il punto di partenza, ma sono altri aspetti a nutrire e mantenere vivo il rapporto nel tempo.
I social stanno rendendo le amicizie più fragili?
La comunicazione digitale ha sicuramente modificato il modo in cui costruiamo e manteniamo le relazioni. In questo senso, va fatta una distinzione legata anche all’età e all’utilizzo che facciamo dei social. Pensiamo, per esempio, a Facebook, nato come strumento per mantenere relazioni e collegare persone anche molto lontane. Oggi spesso prevalgono dinamiche diverse, più legate alla visibilità che alla relazione. Possiamo dire che i social hanno aumentato la quantità delle connessioni, ma non sempre la qualità dell’intimità. La tecnologia ci consente di mantenere contatti che altrimenti si perderebbero, ma rischia anche di favorire relazioni molto presenti sul piano comunicativo e meno profonde su quello emotivo. La comunicazione digitale privilegia l’immediatezza e la disponibilità apparente, che non sempre coincidono con una reale presenza relazionale. Inoltre, il continuo confronto con le vite degli altri attraverso storie e post può generare dinamiche di invidia, esclusione o competizione. Questo non significa che le amicizie nate o vissute online siano necessariamente superficiali, ma che vanno contestualizzate. Richiedono infatti una maggiore intenzionalità per restare profonde e significative.
Cosa lega di più un’amicizia: un trauma condiviso o momenti felici vissuti insieme?
È una domanda complessa. Credo dipenda soprattutto dalla qualità del legame. Anche un’esperienza traumatica può rafforzare profondamente un’amicizia se viene affrontata insieme con partecipazione emotiva e vicinanza autentica. Probabilmente l’elemento più decisivo di tutti è il tempo. Con il passare degli anni e con la rielaborazione degli eventi vissuti si comprende meglio quale sia il significato di quel rapporto e se rappresenti davvero un legame destinato a durare.
Quanto incidono trasferimenti, lavoro, relazioni sentimentali e cambiamenti personali nella sopravvivenza di un’amicizia?
Moltissimo, perché modificano inevitabilmente gli equilibri relazionali. A volte si può persino avere la sensazione di essere stati messi da parte o sostituiti. Le amicizie solide, però, sono quelle che riescono a tollerare queste trasformazioni senza pretendere immobilità. Forse uno degli aspetti tipici delle amicizie tossiche è proprio l’aspettativa che l’altro rimanga sempre uguale a se stesso. Quando esistono capacità di adattamento, comunicazione e riconoscimento reciproco del fatto che i legami attraversano naturalmente fasi di maggiore o minore vicinanza, il rapporto ha molte più possibilità di durare.
Quali sono tre segnali che indicano che un’amicizia è destinata a durare?
Il primo è la possibilità di essere autentici senza sentirsi giudicati e senza dover interpretare un ruolo. Il secondo è la capacità di esserci nei momenti più difficili, soprattutto nelle situazioni di vulnerabilità reciproca. Non si tratta di avere sempre qualcuno a disposizione, ma di poter contare su uno scambio sincero nei momenti importanti. Il terzo è la reciprocità: non aspettarsi necessariamente le stesse cose nello stesso modo, ma costruire uno spazio di cura reciproca in cui il legame possa rimanere vivo e dinamico.
In una società sempre più veloce e individualista, che valore ha un’amicizia che dura nel tempo?
Credo abbia un valore forse ancora maggiore rispetto al passato. Le amicizie rappresentano uno spazio di continuità emotiva all’interno di un contesto sempre più accelerato e frammentato. Avere accanto persone che ci conoscono davvero, che hanno attraversato con noi momenti significativi della vita e davanti alle quali possiamo essere autentici senza dover dimostrare nulla, costituisce una fonte importante di benessere psicologico e anche fisico. Le amicizie non eliminano la solitudine, ma la rendono più abitabile; offrono appartenenza, condivisione e la possibilità di sentirsi compresi. In un’epoca in cui molte relazioni rischiano di diventare rapide e superficiali, un’amicizia di lunga durata rappresenta quasi un atto di resistenza emotiva: la scelta di restare nella vita dell’altro nonostante tutte le inevitabili trasformazioni che il tempo porta con sé.