Cos’è il pruning, lo psichiatra Migliaresi: “Memoria non si cancella, la mente si libera con meno stimoli”
Caterina Balivo ha raccontato di non ricordare nulla dei suoi primi 25 anni di vita. La conduttrice de La Volta Buona ha svelato di fare pruning e di aver rimosso i ricordi dell'adolescenza e dell'infanzia per lasciare spazio a "nuove emozioni e informazioni". Ma è davvero possibile cancellare la memoria? Cosa succede nella nostra mente quando non ricordiamo il passato? Fanpage.it lo ha chiesto allo psichiatra Giovanni Migliaresi, direttore del Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze ASST Pavia.
Cosa si intende con pruning e quale è il suo scopo?
Pruning è un termine tecnico che significa potatura ed è una delle modalità con cui il cervello agisce per modellarsi in base alle esperienze che vive. Le reti neurali sono caratterizzate da due polarità, una espansiva e l'altra regressiva. Nel primo caso i neuroni creano nuovi collegamenti l'uno con l'altro, connessioni sinaptiche, mentre nel secondo tagliano i collegamenti e quindi si parla di regressioni sinaptiche. Il pruning fa riferimento a questa seconda rimodulazione, tagliando le connessioni che non sono utili o che non vengono utilizzate.
È corretto parlare del pruning come di una tecnica?
Dal punto di vista neurobiologico, non si fa riferimento a una tecnica ma a un meccanismo usato dal nostro cervello.
Caterina Balivo ha raccontato di non ricordare nulla dei suoi primi 25 anni di vita. Ma è davvero possibile "cancellare" la memoria ?
Non è possibile cancellare interi anni di vita. Dal punto di vista neurobiologico, i ricordi si incidono profondamente e non ci sono tecniche per rimuoverli come succede nei film di fantascienza. Sicuramente può succedere di avere una "amnesia selettiva" per alcuni eventi traumatici della propria vita, che diventano di più difficile accesso.
E senza eventi traumatici, è normale non ricordare tutta l'infanzia e l'adolescenza? Avviene in automatico?
Certo, nel corso della nostra vita continuiamo attivamente a dimenticare, cioè a non immagazzinare, perché il nostro cervello registra solamente esperienze ad alto impatto. Dimenticare è importante, ma bisognerebbe comunque concentrarsi sul cercare di trovare un corretto equilibrio tra stimolazione e riposo.
Il riferimento ai 25 anni è casuale o ha un significato?
Il periodo dai 13 fino ai 22-25 anni, dal punto di vista neurobiologico, è considerato quello adolescenziale, in cui il cervello subisce una profonda rimodulazione ed è in continuo cambiamento. I meccanismi di adattamento sono sempre gli stessi, però in questo lasso di tempo alcuni vengono usati in maniera massiva.
Se non è possibile cancellare i ricordi, quale è il modo più corretto per "fare spazio" nella propria mente quando ci si sente sopraffatti?
Il nostro cervello funziona sostanzialmente in due modi, da una parte il "default mode work", cioè il funzionamento autonomo, che si verifica quando gli stimoli esterni sono ridotti e che porta a pensieri automatici in situazioni come noia o rilassamento, mentre dall'altra la risposta agli stimoli esterni. Tra queste due polarità è necessario che ci sia un equilibrio.
Come si può raggiungerlo concretamente?
Visto che viviamo in una società iperstimolante, un primo aspetto fondamentale è favorire quello che viene chiamato resting state, cioè uno stato di riposo del cervello. Per riequilibrare gli stimoli a cui siamo esposti, quindi non andare in over stimolazione, può aiutare prendersi una pausa dai social network, mettere degli orari e dividere gli spazi personali da quelli lavorativi. Un'altra componente riguarda il come favorire gli episodi di riposo, per esempio grazie allo yoga, la meditazione o l'attività fisica regolare.