Cosa influenza il desiderio sessuale: “La libido non è un impulso isolato, nasce dentro un’ecologia del desiderio”

Quando parliamo di desiderio sessuale immaginiamo spesso un impulso spontaneo, indipendente, quasi automatico. In realtà la libido è un fenomeno complesso, plasmato da elementi psicologici, emotivi, relazionali e persino culturali. Ci sono fattori che la aumentano, altri che la riducono, altri ancora che la trasformano nel tempo. Comprenderne le dinamiche significa comprendere il modo in cui ci rapportiamo al piacere, al corpo, alle relazioni e alla salute mentale. Per approfondire il tema abbiamo intervistato Antonio Catarinella, psicoterapeuta, sessuologo e consulente delle identità sessuali, che ci ha guidati in un viaggio dentro una delle dimensioni più fraintese dell’esperienza umana.
Quando parliamo di libido, a livello psicologico, a che cosa ci riferiamo esattamente?
Dal punto di vista psicologico e, aggiungo, sessuologico, la libido è un costrutto che integra diverse componenti come desiderio, motivazione, immaginazione ed eccitazione. Riguarda tutti i significati personali legati alla sessualità, quindi non è solo la "voglia" di fare sesso ma qualcosa di molto più ampio. La psicologia moderna è ormai molto lontana dalle prime teorie pulsionali psicoanalitiche: oggi intendiamo la libido come un’energia motivazionale che nasce da fattori biologici, psicologici, culturali e relazionali. È un’esperienza dinamica e soggettiva, che cambia nel tempo a seconda dei contesti e delle fasi di vita. È importante sottolineare che il desiderio sessuale non misura la normalità o la salute sessuale di una persona. Esistono molte modalità di vivere il desiderio, inclusi livelli fluttuanti o bassi che possono essere situazionali e semplicemente possono meritare attenzione.
Quali sono i fattori psicologici che più spesso aumentano il desiderio sessuale in una persona?
Un grande fattore è il benessere emotivo: sentirsi sereni, equilibrati e mentalmente presenti crea le condizioni perché il desiderio emerga. Ci sono poi fattori relazionali come la sicurezza emotiva, che favoriscono il desiderio quando la libido viene condivisa con altre persone. Altri elementi sono l’immaginazione, la curiosità erotica, la capacità di restare in connessione con il corpo e con le sensazioni. Anche l’assenza di pressioni e aspettative legate alla performance aiuta. Quando lo spazio della sessualità viene vissuto come un luogo di piacere e possibilità, il desiderio tende ad aumentare.
Quali emozioni o stati mentali, invece, tendono maggiormente a ridurre la libido?
La libido è molto sensibile ai nostri stati emotivi. Ansia, tristezza, vergogna e stress cronico la riducono perché attivano sistemi di allerta e controllo che sono in opposizione alla sensazione di lasciarsi andare tipica dell’eccitazione sessuale. Esistono però emozioni "negativamente connotate" che possono avere un effetto opposto: rabbia, frustrazione o senso di vuoto possono agganciarsi alla libido e aumentarla come forma di scarica o regolazione emotiva, è un fenomeno clinicamente rilevante. In questo caso è importante distinguere tra desiderio orientato al piacere e desiderio che risponde a bisogni emotivi: può aumentare temporaneamente la libido ma renderla disfunzionale nel lungo periodo.
In che modo la qualità della relazione influisce sul desiderio sessuale e con quali dinamiche?
La qualità della relazione incide molto. Relazioni emotivamente sicure favoriscono il desiderio, ma allo stesso tempo un eccesso di fusione può ridurlo se viene meno la tensione erotica e l’alterità. Il desiderio si nutre di connessione ma anche di differenziazione: è importsante sentirsi vicini senza essere fusi. Conflitti, comunicazione povera o ruoli sbilanciati (ad esempio partner che diventano caregiver o accuditi) possono ridurre la libido. In sessuologia si osservano molto questi aspetti, perché quando il sesso diventa un terreno di regolazione emotiva anziché uno spazio d’incontro, il desiderio ne risente.
Stress, ansia e sovraccarico mentale possono incidere molto sulla libido: come funzionano questi meccanismi?
Stress e ansia non sono antenne "negative", ma sistemi di allerta orientati alla sopravvivenza, non al piacere. Quando il cervello è impegnato a gestire minacce, responsabilità o preoccupazioni, viene meno tutto il sistema legato al desiderio ed all’eccitazione. Il sovraccarico mentale è frequentissimo nella quotidianità e frammenta l’attenzione orientata al corpo e alla sessualità, ecco che così il desiderio si abbassa.
Qual è il ruolo dell’autostima e dell’immagine corporea nel favorire o bloccare il desiderio sessuale?
Il corpo entra con il tappeto rosso nell’ambito del desiderio. Autostima e immagine corporea sono centrali, sentirsi sufficientemente a proprio agio facilita il piacere; percepirsi giudicati, sbagliati o inadeguati attiva controllo e attenzione, riducendo il desiderio. Qui torna utile l’approccio sex positive, che non cerca un corpo "giusto" ma un corpo sufficientemente abitato e rispettato, con cui costruire un’autostima equilibrata per avvicinarsi alla sessualità in modo sereno.
Esistono comportamenti o abitudini quotidiane che, anche senza che ce ne accorgiamo, incidono sulla libido in positivo o in negativo?
Sì, e spesso più di quanto immaginiamo. La libido non è un impulso isolato, nasce dentro un’ecologia del desiderio. Privazione di sonno, iperconnessione digitale, sovraccarico mentale e relazioni tese o giudicanti spengono la libido senza che ce ne accorgiamo. Al contrario, piccoli cambiamenti quotidiani, ritagliarsi spazi di piacere non performativo, prendersi tempo per sé, possono avere un impatto positivo. In sessuologia si lavora molto sul mettere il desiderio nelle condizioni di emergere.
L’uso della tecnologia, dei social o la pornografia possono modificare il rapporto con il desiderio sessuale e con quale effetto?
Quando si parla di tecnologia o pornografia si apre un mondo. La tecnologia di per sé non è buona o cattiva, tutto dipende dall’uso e dal significato che le diamo. I social possono aumentare confronto, insicurezza e distrazione, riducendo il desiderio. La pornografia può avere invece effetti diversi, per alcune persone è una risorsa, per altre diventa un sostituto relazionale o un regolatore emotivo. In sessuologia non si demonizza ma si chiede: che funzione svolge? Stimolo? Curiosità? Esplorazione? Anestesia? Fuga? Da qui si orienta la valutazione, soggettiva e clinica.
Ci sono differenze nel modo in cui persone con identità diverse vivono il rapporto con la libido?
La letteratura sessuologica mostra differenze tra uomini e donne cisgender nella variabilità del desiderio nel tempo o nell’incidenza del cosiddetto desiderio responsivo nelle donne. Ma queste differenze sono influenzate da fattori culturali ed educativi più che dal sesso biologico. Gli uomini possono sentirsi pressati dall’idea di provare sempre desiderio; le donne possono interiorizzare messaggi che legano il desiderio al contesto emotivo o alla relazione. Bisogna poi ampliare lo sguardo: persone transgender o gender variant possono vivere cambiamenti della libido legati al percorso di affermazione di genere o alle terapie; le persone asessuali ci ricordano che assenza o configurazioni diverse del desiderio non sono disfunzioni se non portano sofferenza. Un approccio moderno invita a considerare la libido come dimensione soggettiva, non definita esclusivamente dal genere o dall’identità.
È vero che quando una persona non fa sesso per molto tempo può “perdere” libido?
Non si perde veramente la libido, ma si riduce l’accessibilità al desiderio. Il desiderio si alimenta attraverso l’esperienza e la memoria corporea del piacere: quando corpo e mente si disabituano alla stimolazione, il desiderio diventa meno accessibile. Nelle persone giovani si riattiva più rapidamente; in età più matura può richiedere un lavoro più intenzionale sul corpo, sull’immaginario erotico e su come il corpo cambia nel tempo. Il desiderio non ha una data di scadenza, evolve.
Il desiderio può aumentare quando una persona riprende o incrementa l’attività sessuale?
Sì. È un punto centrale, esiste il desiderio responsivo, cioè quel desiderio che non precede l’esperienza sessuale ma emerge durante o dopo, quando le condizioni sono favorevoli. Sentirsi sicuri, senza pressioni e vivere esperienze positive può riattivare il desiderio a lungo. È un aspetto psicoeducativo importante soprattutto nelle coppie di lunga durata.
In quali casi un calo della libido può essere considerato un segnale psicologico rilevante che merita attenzione clinica?
Quando è persistente, genera sofferenza soggettiva o relazionale, si accompagna a evitamento dell’esperienza sessuale, ansia o vissuti depressivi, oppure rappresenta un cambiamento drastico non spiegato da fattori transitori come condizioni mediche. In sessuologia si valuta se il cambiamento è limitante per il benessere e si distingue tra situazioni transitorie e disturbi più strutturati del desiderio, che richiedono interventi specifici.
Se una persona vuole ritrovare o aumentare la propria libido, da quali percorsi psicologici o cambiamenti può iniziare?
Il primo passo è sospendere il giudizio: più la libido viene compresa e accettata, meno si ha l’idea di doverla "riparare". Il percorso parte dall’ascolto e dalla comprensione e si lavora su più livelli. La psicoeducazione normalizza la variabilità del desiderio, poi si interviene sulle credenze disfunzionali e sulla consapevolezza corporea e dell’immaginario erotico. Con le coppie si usano esercizi che riducono la pressione sulla performance e riportano l’attenzione su piacere e connessione. L’obiettivo non è "avere voglia" o "avere più voglia", ma costruire un rapporto più coerente e gentile con il proprio desiderio.