Amicizia uomo-donna, può esistere? “Spesso si confonde l’intimità emotiva con il desiderio erotico”

L’amicizia tra uomo e donna è davvero così semplice come appare o è ancora intrappolata in stereotipi culturali e sospetti impliciti? Da Harry ti presento Sally a Monica e Chandler di Friends, l'amicizia tra uomo e donna sembra da sempre essere accompagnata da un risvolto romantico, spesso latente. Tuttavia i tempi evolvono e in un contesto sociale in cui le identità di genere sono sempre più plurali ma le aspettative restano le stesse, il tema continua a sollevare interrogativi. Ne abbiamo parlato con Antonio Catarinella, psicoterapeuta, sessuologo e consulente delle identità sessuali, affrontando attrazione, modelli educativi, gelosia e stereotipi, per capire se oggi abbia ancora senso parlare di "amicizia tra uomo e donna" o se sia il momento di riformulare la domanda e andare oltre i costrutti culturali.
Oggi ha ancora senso parlare di amicizia tra uomo e donna o è una categorizzazione superata?
La categoria "amicizia tra uomo e donna" nasce in un contesto storico e culturale in cui i ruoli di genere erano fortemente separati. Uomini e donne occupavano spazi sociali, educativi ed emotivi differenti, e l’idea che potessero costruire un legame intimo non romantico veniva percepita come ambigua, eccezionale o temporanea, quasi destinata a evolversi in una relazione sentimentale. Oggi parlarne ha ancora senso, ma con una consapevolezza diversa. Viviamo in una società che continua ad attribuire aspettative e ruoli ai generi, e queste influenze incidono anche sul modo in cui costruiamo e interpretiamo le relazioni. Tuttavia, pensare a uomini e donne come due blocchi monolitici e contrapposti è limitante, soprattutto se consideriamo la pluralità delle identità di genere e degli orientamenti. Forse, allora, la domanda non è tanto se sia possibile un’amicizia tra uomo e donna, ma come viviamo le relazioni tra identità di genere differenti e se riusciamo a farlo senza caricarle di aspettative predefinite. Le categorie possono aiutarci a leggere le influenze culturali, ma diventano problematiche quando le trattiamo come differenze inevitabili tra mondi opposti.
L'attrazione entra sempre in gioco o è anche questo un costrutto culturale?
L’idea che prima o poi scatti un’attrazione è in gran parte un costrutto culturale. La nostra società tende a leggere la vicinanza emotiva come qualcosa di potenzialmente romantico o sessuale, come se fosse un esito inevitabile. Dal punto di vista psicologico, però, amicizia e attrazione appartengono a sistemi relazionali differenti; possono intersecarsi, certo, ma non sono sovrapponibili. L’attrazione non è automatica né inevitabile, può esserci o non esserci, può essere unidirezionale, può trasformarsi o dissolversi. Spesso si confonde l’intimità emotiva, che è centrale nell’amicizia, con il desiderio erotico. Ma l’intimità non è sempre sinonimo di attrazione sessuale, può essere anche affetto, interesse, cura, condivisione profonda.
Quanto incidono educazione e modelli familiari?
Incidono moltissimo, spesso in modo silenzioso ma strutturale. Durante l’infanzia e l’età evolutiva, bambini e bambine ricevono messaggi differenti su come esprimere le emozioni, su ciò che è appropriato condividere e su quali siano i confini dell’intimità. Per esempio, a molte persone di genere maschile viene trasmesso il messaggio che la vulnerabilità debba essere contenuta o mostrata solo in certi contesti. Questo può portare a vivere l’amicizia con una donna come uno dei pochi spazi in cui esprimere aspetti emotivi profondi, con il rischio che tale apertura venga confusa con coinvolgimento romantico. Dall’altra parte, le bambine che crescono con un’educazione orientata alla cura e alla responsabilità emotiva possono investire molto sull’ascolto e sul sostegno, rischiando di assumere un ruolo accudente anche all’interno dell’amicizia. In questi casi può crearsi uno squilibrio, una persona cerca uno spazio di espressione emotiva, l’altra si trova a gestire un carico relazionale più intenso del previsto. I modelli familiari, però, non sono solo un limite, perché l’amicizia può diventare uno spazio di rinegoziazione dei ruoli, un laboratorio esperienziale in cui ampliare le proprie competenze emotive e superare schemi interiorizzati.
Quando il partner è geloso di un’amicizia, da cosa nasce?
Più che di gelosia, a volte si tratta di sospetto o timore. Queste dinamiche possono nascere dall’intreccio di più fattori: stili di attaccamento insicuri, narrazioni culturali sulla monogamia e convinzioni diffuse secondo cui tra uomo e donna debba sempre esserci una tensione latente. Chi ha uno stile di attaccamento insicuro può percepire qualsiasi forma di intimità significativa come una minaccia, anche se non romantica. Se a questo si aggiunge l’idea culturale che vicinanza emotiva equivalga a rischio erotico, è facile che si creino sospetti. In questi casi, confini chiari e comunicazione trasparente sono fondamentali, l’amicizia può essere integrata nella relazione di coppia, purché venga riconosciuta e negoziata in modo consapevole.
Un’amicizia intergenere può aiutare a superare gli stereotipi?
Sì, se vissuta in modo sano e consapevole. Le amicizie sono spazi di confronto e il confronto può decostruire stereotipi, anche quelli interiorizzati. Attraverso una relazione autentica si scopre che non esiste un "modo maschile" o un "modo femminile" universale di vivere le emozioni. Empatia, vulnerabilità, apertura non appartengono a un solo genere. In questo senso, l’amicizia può diventare uno strumento di alfabetizzazione emotiva: ci aiuta a riconoscerci come persone prima che come rappresentanti di una categoria. Gli stereotipi non sono sempre negativi in sé, ma diventano problematici quando irrigidiscono le possibilità relazionali; un’amicizia consapevole può scardinarli.
Queste amicizie possono funzionare meglio di molte relazioni romantiche?
Non si tratta di stabilire una gerarchia, perché amicizia e relazione romantica rispondono a bisogni diversi. L’amicizia non è strutturata su aspettative di esclusività, progettualità di coppia o investimento erotico. L’assenza di queste pressioni può ridurre alcuni conflitti e favorire una comunicazione libera e autentica. Si può essere intimi senza la dimensione della performance o della fusione tipica di alcune dinamiche di coppia. Questo non significa che l’amicizia sia "migliore", ma che può funzionare in modo diverso e, per certi aspetti, più leggero. Forse il punto non è chiedersi se sia possibile, ma imparare a leggerla in chiave più moderna e aperta. Ad ogni modo, quando parliamo di maschile e femminile, soprattutto in relazione all’amicizia, è importante mantenere un approccio inclusivo e sex positive. Non dobbiamo considerare le categorie di genere come gabbie, ma come possibilità espressive. Se riusciamo ad andare oltre l’idea rigida di maschile e femminile, possiamo riconoscere e validare un rapporto per ciò che è davvero: un’amicizia, se tale è, senza attribuirle automaticamente altri significati.