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Sinner spiega dove si vede a fine carriera, ci sono un caffé e una persona: “Le connessioni”

Jannik Sinner racconta la sua feroce voglia di migliorarsi e dove si vede tra qualche anno: “La cosa più importante sono le connessioni che stabiliamo. Le vittorie creano sentimenti forti, ma sono fugaci”.
A cura di Paolo Fiorenza
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Sbarcato a Rotterdam per partecipare al torneo ATP 500 che questa settimana si giocherà sui campi indoor della città olandese, Jannik Sinner ha toccato con mano il suo nuovo status di stella di prima grandezza del circuito, dopo che è entrato nel ristretto club dei vincitori del Grande Slam col trionfo all'Australian Open in finale su Medvedev. Anche i giornalisti stranieri adesso sono tutti per lui e L'Equipe lo ha intervistato per presentarlo da vicino al pubblico francese, gettando lo sguardo anche tra qualche anno, quando il 22enne altoatesino andrà verso la fine della carriera.

Sinner a Rotterdam è favorito, essendo numero uno del tabellone dopo il ritiro di Medvedev. Potrebbe ritrovare Rublev, battuto a Melbourne nei quarti e che è in Olanda numero due, in un'eventuale finale che se vinta gli assicurerebbe di salire dalla quarta alla terza posizione nella classifica mondiale. Intanto al primo turno affronterà il giocatore di casa Botic van de Zandschulp, che ha appena sconfitto proprio in Australia al primo turno.

Jannik Sinner con la coppa dell'Australian Open vinta a Melbourne
Jannik Sinner con la coppa dell'Australian Open vinta a Melbourne

"In Italia, a maggior ragione dopo Melbourne, c'è molta attenzione intorno a me – spiega Sinner a L'Equipe – Ma è bello condividere tutto questo con i tifosi. Ma per quanto mi riguarda, e lo stesso vale per il mio team, non è cambiato nulla. Sappiamo cosa dobbiamo fare per migliorare e non abbiamo cambiato il nostro modo di lavorare. L'obiettivo è sempre migliorare. Dagli avversari ora c'è un po' più di rispetto. Ma, allo stesso tempo, mi conoscono meglio e sanno quali sono i miei punti deboli. Bisogna prepararsi per questo ed è per questo che siamo tornati rapidamente ad allenarci dopo Melbourne, per essere pronti ad affrontare ogni situazione".

Ed è per questo che non solo Sinner ha rifiutato di andare al Festival di Sanremo ma non è tornato neanche a casa a salutare la sua famiglia dopo il rientro in Italia, riprendendo subito gli allenamenti dopo la tre giorni di appuntamenti pubblici a Roma: "È certo che non sono più una sorpresa, vedremo come gestirlo. L'anno scorso ho avuto una buona stagione e tutti mi conoscono meglio in circuito. La maggior parte dei giocatori non avrà nulla da perdere contro di me e sarà qualcosa di diverso perché probabilmente giocheranno con più libertà".

Sinner sale sulla tribuna della Rod Laver Arena per abbracciare il suo team dopo la vittoria
Sinner sale sulla tribuna della Rod Laver Arena per abbracciare il suo team dopo la vittoria

Il quotidiano francese chiede a Jannik dove si vede tra dieci anni: "Spero di ripensare al mio viaggio e di poter dire di averne apprezzato ogni momento. Per me, questa è la cosa più importante. Vivo con un team che mi circonda molto bene da un punto di vista lavorativo, ma sono anche persone molto simpatiche. E questa è la cosa più importante, in definitiva. Non sappiamo cosa può succedere in campo, ma se siamo ben attorniati il ​​resto è quasi secondario. Darren (Cahill) mi dice che la cosa più importante sono le connessioni che stabiliamo che durano dopo la nostra carriera. Le vittorie creano sentimenti forti, ma sono fugaci. Ma se sei ben circondato, queste sono cose che durano. Dopo la mia carriera, penso che potrò sempre chiamare Darren per un caffè. Questo è lo spirito che Darren mette in questa squadra. Simone (Vagnozzi) ovviamente ha meno esperienza, ma il suo abbinamento con Darren crea qualcosa di unico e sono molto fortunato ad averli con me".

Quanto agli obiettivi stagionali, Sinner spiega: "Il vero obiettivo di questa stagione è fare meglio dell’anno scorso negli Slam. A Wimbledon ero in semifinale quindi non sarà facile fare meglio (ride). Ma al Roland Garros o allo US Open devo fare meglio. Questo è davvero l'obiettivo della stagione. Lo stesso vale per Indian Wells, Miami e la stagione sulla terra battuta. Essere il numero uno? Prima devi essere il numero tre, poi il numero due. Tutto questo per dire che dobbiamo procedere passo dopo passo. Naturalmente ci sarà sempre pressione, ma la pressione più grande verrà sempre da me. Mi aspetto sempre qualcosa di buono da me stesso, voglio sempre dare il massimo e il resto conta poco".

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