Raffaella Reggi: “Perdere come ha fatto Sinner è incredibile. Guardavo i numeri e dicevo: ha vinto”

Quella tra Sinner e Djokovic è stata una battaglia sportiva decisa da dettagli quasi invisibili ma pesantissimi. Il campione in carica azzurro si è fermato a un passo dalla finale degli Australian Open, piegato al quinto set da un Novak Djokovic in versione leggenda, capace di offrire la migliore versione di sé stesso. Con Raffaella Reggi ai microfoni di fanpage abbiamo analizzato questa dolorosa sconfitta, partendo dai numeri molto particolari del match. L'ex tennista e commentatrice tecnica per Sky ci ha aiutato a capire dove iniziano i demeriti di Jannik e dove i meriti di Djokovic. Un'analisi come al solito schietta su quello che è un po' mancato a Sinner e sulla prestazione "impressionante" del 38enne serbo.
Raffaella cosa dire di questa sconfitta contro questo Djokovic, cosa ti ha colpito?
"Impressionante. Perché stavo guardando le statistiche, e perdere un match con questi numeri è incredibile. Allora: 26 ace, ti parlo di Sinner, due doppi falli, 75% di prime in campo, ha vinto l’80% dei punti con la prima, 72 colpi vincenti, 42 errori gratuiti. Palle break: ed ecco qua la nota dolente, due su diciotto. Quello ha fatto la differenza. Perché devo dirti la verità, Jannik ha vinto tra l’altro anche più punti di Djokovic. L’unica cosa è che Djokovic li ha vinti nei momenti chiave. Perché, se andiamo a vedere, abbiamo 152 punti vinti da Jannik contro i 140 di Djokovic".
Se leggi i numeri fai fatica a capire chi sia stato il vincitore senza sapere il risultato finale no?
"Cioè, un match così: tu guardi le statistiche e dici ‘Sinner ha vinto'. Faccio un po’ fatica a dirti quali possano essere stati i demeriti di Jannik. Io credo che per un’ora e mezza abbia tenuto un livello molto, molto alto. Poi c’è stato sicuramente anche un leggero calo, che ha influito un po’ sulla profondità dei colpi e sull’intensità degli scambi. Forse avrebbe potuto provare qualcosa di diverso".
Abbiamo visto un Djokovic tirato a lucido, versione old-style?
"Francamente, io non me l’aspettavo. Non me l’aspettavo, perché va bene che doveva già essere a casa, perché contro Lorenzo, il match, era praticamente finito, ma conta anche come si è presentato oggi in campo. È un Djokovic diverso da quello che avevamo visto contro Musetti. Poi possiamo fare tutte le considerazioni. Il gioco di Musetti è sicuramente un gioco con più variazioni, un tennis che dà a Djokovic meno ritmo e che quindi forse lui patisce di più. Mentre il gioco di Sinner, per Djokovic, è un tipo di tennis che lui preferisce: si appoggia, se sta bene. È una tipologia di gioco che gli risulta più comoda".

Pensi che in Australia si sia visto il migliore Sinner? O c'era stato qualche segnale?
"Non abbiamo visto obiettivamente Jannik al massimo sin dall’inizio del torneo, questo lo dobbiamo dire. Non era al top del livello, si è visto. Ha sofferto con Spizzirri e insomma non era al suo massimo. E forse oggi questo un po’ lo abbiamo ri-notato. Anche nei momenti chiave, dove di solito magari ha più coraggio, questa volta è andata così, purtroppo. Però, ti ripeto: Djokovic è stato impressionante".
Ma può essere che Sinner abbia un po' sottovalutato Djokovic? Magari non credeva nella sua tenuta fisica?
"Ormai per l’esperienza che questi giocatori hanno, non puoi rimanere stupito. Parliamo comunque di uno che ha fatto la storia: sai che finché non gli stringi la mano, la partita non è mai finita. Molto probabilmente, al quinto set, tutti quanti avremmo messo un euro su Sinner, perché mantenere un ritmo così dopo quattro ore nessuno se lo aspettava davvero. Però questo ti fa capire anche la forza mentale che ha Djokovic. Ha lavorato tantissimo quest’inverno. Uno come lui avrebbe potuto tranquillamente stare a casa, in panciolle, a godersi tutto quello che ha fatto: i titoli, la carriera, il segno che ha lasciato nel tennis mondiale. E invece no. È ancora lì".
Insomma può ancora giocarsela con i primi due giocatori al mondo?
"E la partita di oggi lo ha dimostrato: lui può stare ancora con questi due giocatori. Non so con Alcaraz come arriverà dal punto di vista fisico, e se riuscirà a portare in campo una partita di questa intensità. Carlos ha un tipo di gioco diverso rispetto a Sinner, con variazioni più dettagliate, che possono dargli più fastidio. Però io non credo affatto che Sinner abbia sottovalutato Djokovic. No, non penso proprio. Per quello che ha fatto vedere negli anni, è uno che non muore mai, no? Vedi i due match point a Wimbledon con Federer. È uno che difficilmente ti regala la partita".

Insomma meriti all'avversario, anche se c'è il dato sul lungo che non sorride a Sinner. Che ne pensi?
"Bisogna dare anche merito all’avversario, eh. Voglio dire, ha fatto una partita strepitosa. Ci sono comunque anche alcuni dettagli, se vogliamo andare proprio a sfruculiare: Sinner, al quinto set, cioè sopra le quattro ore, non ha mai vinto un match. Ecco: al quinto set Sinner è 6 su 11 e Djokovic 42. Vabbè, magari lascia stare Djokovic, perché ha più anni e ci sta. Però anche questo è un dato che può far riflettere, no? Nessuna vinta sopra le quattro ore. Ma questo, ripeto, è anche un dettaglio, Marco, che abbiamo visto già all’inizio del torneo".
Anche il contesto ha aiutato Nole, molto amato in Australia
"Cioè, anche con una condizione fisica, vogliamo dire, di una certa percentuale, Jannik è superiore ma quando inizi a giocare contro Djokovic, contro Alcaraz, l'asticella si alza e forse quella percentuale lì non basta più. Anche il pubblico, tutti a fare questo grande tifo, l'Australia è il torneo dove ha vinto più Slam di tutti, se non sbaglio. Quindi ci sono anche queste cose che contano".
Ti preoccupa l'aspetto fisico di Sinner e e allo stesso tempo Djokovic ha giovato di una partita non giocata e di quella con Musetti?
Con Musetti praticamente non ha speso tanto, eh. Quindi sicuramente, a livello di energie, arrivava abbastanza fresco Djokovic. Non voglio dire a confronto di Sinner, però sai, a 38 anni non giochi un match contro Mensik che sul cemento è sempre un avversario da tenere sotto controllo, un grande giocatore che tira molto forte e contro cui Djokovic aveva già perso l’anno scorso a Miami. Credo che questo discorso della condizione fisica sia per Jannik una delle prime cose che non lascia per strada. Si parla tanto della tecnica, del servizio, che in questo torneo ha funzionato alla grande, quindi sta cercando di migliorarsi anche da questo punto di vista, e lo sta facendo, si è visto anche in questo Slam. E la condizione fisica in Australia non è mai facile, perché le condizioni cambiano in maniera molto repentina. Abbiamo visto ritiri, giocatori con i crampi, infortuni. Il primo Slam dell’anno è sempre uno Slam con tanti punti interrogativi. Non mi preoccuperei, ecco, assolutamente".