Matteo Arnaldi: “Facevo fatica a camminare, Cagliari e Roma mi hanno spinto. Sinner? Ci motiva”

Matteo Arnaldi è tornato. Il tennista ligure sta ritrovando il suo tennis e soprattutto una condizione fisica che gli permette di dare tutto in campo con l'entusiasmo che lo contraddistingue. Un fastidioso infortunio al piede lo ha limitato nei primi mesi della stagione, frenando quell'ascesa che lo aveva portato a essere una delle belle realtà del tennis azzurro. Poi, l'aria di casa ha fatto il miracolo: il rilancio a Cagliari e le notti magiche agli Internazionali d'Italia a Roma, dove ha fatto sognare il Centrale prima di cedere al nuovo astro nascente spagnolo Rafael Jodar. E il momento positivo è proseguito anche a Parigi dove è partito benissimo, superando Griekspoor alla sua maniera dopo una vera e propria battaglia. Ai microfoni di Fanpage.it, il tennista sanremese si racconta a cuore aperto: dalla gestione della frustrazione per i problemi fisici all'adrenalina del Foro Italico, fino alle riflessioni sull'"Effetto Sinner" e sul dibattito, sempre più acceso nel circuito, relativo alla ridistribuzione dei montepremi.
Matteo dopo un inizio di 2026 complicato, anche sulla scia dei problemi fisici del recente passato ti sti riscattando alla grande. Come hai gestito la frustrazione dei risultati e ci sono stati momenti in cui hai pensato che la stagione fosse compromessa?
"Non è stato per niente facile. Il problema al piede mi ha tenuto fuori dai giochi per parecchio tempo e non mi ha permesso di mostrare il ‘Matteo' che si era visto negli ultimi anni. Mentalmente è stato un periodo tosto: avrei voluto giocare ogni settimana, ogni torneo, ma sapevo anche che forzare avrebbe solo peggiorato le cose. Ci sono stati giorni in cui mi sentivo in grado di giocare normalmente e altri in cui facevo fatica persino a camminare. È chiaro che tanti risultati siano stati condizionati da questo infortunio, e qualche dubbio sulla stagione c’è stato, ma ho cercato di guardare sempre un po’ più avanti".
A Cagliari c’è stato lo switch, con successi importanti e prestigiosi vedi quello contro Hurkacz. Si è rivisto l’Arnaldi che conosciamo, quanto è stato importante il fatto anche di giocare in “casa”?
"Amo giocare con il pubblico italiano. Averlo dalla mia parte dopo un periodo complicato come l’inizio del 2026 mi ha aiutato tantissimo. A Cagliari, come poi a Roma, sentire il tifo nei momenti difficili e in quelli chiave è stata una spinta enorme che mi ha aiutato anche a dimenticare un pò gli acciacchi fisici e l’essere proprio in un periodo complicato".

Cosa ti ha fatto pensare ‘ok adesso ci siamo'?
"In realtà non sono ancora al 100%, quindi non c’è stato un momento preciso. Abbiamo programmato tornei e settimane in base alla classifica e, soprattutto, a come il piede reagiva. L’obiettivo era affrontare la situazione con calma e step by step".
A Roma hai fatto sognare. La vittoria al secondo turno contro Alex De Minaur, è stata una scarica di adrenalina pura. Come si gestisce l'entusiasmo di un Centrale tutto per te in partite di questo livello?"
"Mi piace farmi trasportare dal momento, perché partite così sono il motivo per cui lavori e ti alleni ogni giorno. Sentire il Centrale pieno, il tifo italiano che ti spinge punto dopo punto, mi fa entrare ancora di più nella battaglia e mi aiuta a restare presente nei momenti importanti. In quelle situazioni l’adrenalina è altissima e, se riesci a incanalarla nel modo giusto, diventa un bel punto a favore. Allo stesso tempo, però, devi essere bravo a non farti trascinare troppo. Il rischio è quello di stare sull’onda dell’entusiasmo e di abbassare un attimo la concentrazione quando magari il punteggio sembra più tranquillo o quando sei avanti. A questi livelli basta poco per rimettere tutto in gioco: nell’ultima partita con Jodar ho avuto un passaggio a vuoto di energie sul 3-1 sopra nel terzo e abbiamo visto quello che è successo".

La striscia di vittorie consecutive si è interrotta contro il giovanissimo fenomeno spagnolo Rafael Jodar. Eri avanti 3-1 nel terzo set prima del suo rientro (6-1, 4-6, 6-3). Cosa ti porti via da una partita così lottata e cosa ti ha impressionato di più del suo tennis?
"Jodar è probabilmente uno dei giocatori più promettenti del circuito in questo momento. Ha avuto una scalata incredibile in un solo anno e gioca un tennis super aggressivo, che ti mette costantemente sotto pressione. Ricorda un po’ lo stile di Jannik. Da quella partita, come da quelle precedenti, mi porto via la sicurezza ritrovata nel mio tennis e quegli automatismi che tornano solo giocando tante partite di fila. Dal torneo di Cagliari in poi sono stato tanto in campo, e questo era fondamentale. La settimana pre Roland Garros mi è servita per ricaricare le pile e fare un pò di lavoro in campo che mi mancava".
Giocare di domenica sera sul Centrale del Foro Italico immagino che sia stato magico. A prescindere dal risultato, può essere considerata una bella iniezione di entusiasmo per il prosieguo della stagione?
"Sempre bellissimo giocare sul Centrale del Foro Italico davanti al pubblico italiano. Credo che Cagliari e Roma insieme siano state una grande iniezione di entusiasmo e fiducia in me stesso. A Parigi spero di avere sempre tanti italiani sugli spalti come l’anno scorso!".
Che momento è per il tennis azzurro e come ti collochi tu che hai sempre un atteggiamento “positivo” in campo?
"Il momento del tennis italiano continua a essere d’oro. Basta vedere quanto il tennis sia diventato seguito, giocato e discusso in Italia: non se ne è mai parlato così tanto. A volte un periodo del genere è anche un arma a doppio taglio perché ci si aspetta che non finisca mai e che tutti gli italiani debbano avere solo risultati positivi, ma purtroppo non è sempre così. Io sono sempre lo stesso Matteo di quando il tennis non era così ‘famoso'… quello non cambia (ride, ndr)".
Alcuni tuoi colleghi hanno parlato dell’effetto Sinner, è un vantaggio o uno svantaggio avere il numero uno al mondo che inevitabilmente sposta i riflettori?
"Non lo vedo come qualcosa che sposta i riflettori da noi altri. È normale che si parli di più di lui: è il numero uno al mondo e sta scrivendo una pagina importantissima del tennis italiano e non solo. Per me è soprattutto una motivazione in più e un grande motivo di orgoglio".
Come ti poni nel discorso relativo alla distribuzione dei montepremi che sta tenendo banco in questi giorni?
"È chiaro che ci sia una disparità tra quello che i tornei incassano e quello che viene distribuito a noi giocatori, e credo che sia giusto aggiustarlo e che ci sia una distribuzione dei profitti più equa come in altri sport. Detto questo, mi chiedo anche se questi eventuali soldi “extra” potrebbero essere utilizzati in parte per sostenere i giocatori con ranking più basso, che spesso fanno molta più fatica dal punto di vista finanziario".