Jannik Sinner e la mentalità dei campioni: “I record non contano, conta vincere la partita”

La partita vinta da Jannik Sinner contro Alex Michelsen al Miami Open 2026 (7-5, 7-6 e non è stato affatto facile domare l'americano) ha messo in chiaro tre cose che il numero due al mondo sintetizza in alcuni passaggi chiave delle interviste post gara. Ne fa tesoro anche per il prossimo match contro Tiafoe.
La mentalità da campione di Sinner spiegata in tre frasi
"Tutti giocano la partita della vita quando ti affrontano" è la frase del tennista italiano che spiega bene la sensazione di avere un bersaglio disegnato sulla schiena, condizione importante a livello motivazionale ma che può essere logorante sotto il profilo psicologico. La reazione di Sinner è stata glaciale: anche nei momenti peggiori con Michelsen si è rigenerato come un "terminator" e ha raddrizzato l'incontro fino a farlo proprio. "In alcuni momenti ha giocato meglio di me, per questo ho cercato di restare concentrato e di mantenere la posizione in campo il più possibile". Lui ce l'ha fatta aggrappandosi alla forza dei nervi d'acciaio. Ma dev'essergli costato tanto. Basta vedere cosa è successo qualche giorno fa a Carlos Alcaraz, che è esploso durante il match perso contro Korda ("non ce la faccio più, voglio andare a casa!"), per avere contezza di quanto possa essere difficile gestire la pressione.
"Alcune statistiche non sono rilevanti, vincere i set non significa nulla, ciò che conta è vincere la partita", è il pragmatismo del campione che alza un muro tra sé e la platea, quando gli fanno notare la straordinaria sequenza di punti conquistati al tie-break (22 vinti e 3 persi) dall'inizio del 2025 o il numero di set conquistati (28° set consecutivi nei tornei Masters 1000, meglio anche di Federer). A Sinner interessa altro e lo ribadisce scolpendo il concetto che restituisce al pubblico la certezza di trovarsi dinanzi a una sorta di umanoide. Joao Fonseca l'ha definito un "robot", interpretazione molto fedele che si riverbera in quest'ammissione: "Per alzare il livello devo essere bravo a capire cosa funziona meglio nei momenti decisivi". E quando lo dice, puoi sentire the master mind che elabora la migliore strategia possibile.
"Il ranking è la conseguenza di come giochi". Tornare di nuovo in cima alla classifica Atp ed essere numero uno al mondo non è un'ossessione. È focalizzato su altro. Ed è una sfumatura fondamentale: Sinner ha puntato l'attenzione sulla qualità della prestazione nel tempo, non sulla vittoria in sé ma sulla solidità e sulla costanza di restare sempre a un certo livello. Come? Lavorando, aggiornandosi, allenandosi, imparando dalle sconfitte, crescendo in personalità e accuratezza mentale. "Anche se dovessi uscire prima da qualche torneo, i punti arriveranno comunque. Cerco solo di esprimere la mia versione migliore".
La lezione appresa dalla sfida contro Michelesen
Sinner ha faticato a vincere contro Michelsen. Ha dovuto dare fondo a tutte le proprie energie e al know-how di numero due al mondo per restare in partita e scollinare il turno. Era sotto 5-2 nel secondo set, ha rimontato e prevalso al tie-break sfoderando l'arma migliore: la capacità di restare concentrato anche in mezzo al caos di una partita molto dura per l'intraprendenza (e perché no, anche il talento) dell'avversario. Tiafoe sarà il prossimo della lista.
"È stato un giocatore molto complicato da affrontare – ha spiegato Sinner -. Ha servito davvero bene e da fondo campo, soprattutto nel secondo set, in alcuni momenti ha giocato anche meglio di me". La fortuna ha girato dalla sua parte in un momento chiave: quando Alex stava servendo per chiudere il match, il sole gli è finito negli occhi rendendo più difficile la visione della palla. "In quella situazione ho provato a rispondere il più avanzato possibile. Questo mi ha aiutato e sono contento di come ho gestito quel momento".

La pressione di chi è ai vertici: "Batterti è quasi un sogno per gli avversari"
Nel corso delle interviste Sinner ha affrontato anche il tema della pressione che arriva quando si raggiungono le prime posizioni del ranking. Più ancora, quando si tratta di mantenerle e difenderle dalla concorrenza. "È una situazione normale. Cerco sempre di migliorarmi e tratto ogni avversario allo stesso modo. Ho grande rispetto per tutti e questo mi aiuta ad affrontare ogni partita dando il massimo. Alla fine l’unica cosa che posso controllare è il mio livello di gioco. Se l'avversario gioca meglio, bisogna semplicemente accettarlo".
Quando si è tra i migliori del circuito, ogni avversario entra in campo con una motivazione speciale: "Tutti giocano la partita della vita quando ti affrontano. Batterti diventa quasi un sogno per loro. Non è una posizione facile da gestire".
Il confronto con Carlos Alcaraz e il ranking
Non è mancato un riferimento anche alla rivalità con Carlos, attualmente numero uno del ranking. "Lui è il numero uno e io il numero due. Sappiamo che l’unico modo per affrontarci è arrivare molto avanti nel torneo, probabilmente in finale. Ma il percorso è lungo e pieno di partite difficili. Perdere può succedere in un attimo. Vincere un torneo, invece, richiede continuità. Non puoi conquistarlo nelle prime partite, ma puoi certamente perderlo se non giochi al meglio".
Nonostante l'ambizione di arrivare fino in fondo ai tornei, l'approccio resta sempre lo stesso: pensare a una partita alla volta. "Dentro di me so che posso andare lontano e anche vincere, ma preferisco concentrarmi giorno dopo giorno. Ogni volta c’è un avversario diverso e cerco di prepararmi al meglio per quella singola sfida". Guardando ai prossimi mesi, la possibilità di raggiungere la prima posizione del ranking è concreta, ma Sinner preferisce non farne un'ossessione. "Conosco gli scenari, ma la stagione sulla terra battuta è completamente diversa. Dipende da come inizi, da come ti senti sulla superficie. In ogni caso tutto ciò che arriverà sarà positivo".
Un aspetto che potrebbe favorirlo è il fatto di non avere molti punti da difendere nei prossimi tornei: "Anche se dovessi uscire prima da qualche torneo, i punti arriveranno comunque. Io cerco solo di esprimere la mia versione migliore. Il ranking è una conseguenza di come giochi".