Lo scorso anno i produttori di Hollywood hanno puntato sul tennis e hanno proposto ‘La Battaglia dei sessi’, il film che racconta della storica sfida tra Billie Jean King e Bobby Riggs, e ‘Borg McEnroe’, pellicola sulla storica rivalità tra due dei più grandi e più iconici tennisti di sempre. Probabilmente se l’esito delle finali degli US Open di quest’anno fosse stato diverso altre due sceneggiature sarebbe state scritte. Ma sul più bello hanno perso Serena Williams, battuta nettamente dalla Osaka, e Del Potro, che nell’ultimo atto degli US Open ha perso tre set a zero con Djokovic, che dopo aver sonnecchiato per un anno e mezzo è ritornato padrone assoluto del tennis.

La finale. Sulla carta la sfida era molto equilibrata, anche se Del Potro tornava in finale in uno Slam dopo nove anni, colpa soprattutto dei suoi tanti infortuni e delle lunghe pause. Djokovic, che spesso qualche problemino lo ha avuto con l’argentino, però da Wimbledon ha ritrovato sé stesso e dopo aver trionfato ai Championship, è tornato la macchina perfetta di un tempo.

Un break decide il primo set, il secondo diventa quello decisivo, l’argentino picchia da fondo, ma si vede che paga l’eccessiva durezza del torneo, Nole risponde colpo su colpo, sembra Rocky Balboa, incassa, non molla e al momento decisivo colpisce, e quando si va al tie break entrambi sanno che può essere decisivo, il sudamericano mette in rete due dritti e addio sogni di gloria, il terzo set è quasi una formalità. Mentre il pubblico applaude l’argentino, che è stato fermo per tantissimo tempo per via delle tre operazioni al polso e che ha mostrato in questi anni una incredibile forza di volontà, Djokovic si prende il proscenio e festeggia il suo terzo titolo Slam a New York.

La risurrezione di Djokovic. La storia di Del Potro è nota agli appassionati, il suo sali scendi è stato impressionante, infortuni al polso in serie, tanta forza di volontà e dopo aver scongiurato il ritiro precoce è riuscito a salire al numero 3, ha spesso battuto i migliori e a colto risultati importanti (medaglia d’argento a Rio, vittoria della Davis, successo a Indian Wells). Ma non è da meno Djokovic che dopo aver vinto il Roland Garros due anni fa ha avuto un lungo oblio, problemi fisici, pare anche familiari, cambi in serie di allenatori, poi il ritorno del vecchio team, la tranquillità e la risurrezione. Dopo il trionfo a Wimbledon, il successo di Cincinnati e ora questo di Flushing Meadows che lo portano a un passo da Nadal e dal numero 1 del mondo. A New York il serbo ha conquistato il 14esimo Slam, eguagliato Pete Sampras, davanti solo Nadal (17) e Federer (20).