Andrea Pellegrino: “Capisci la grandezza di Sinner quando ce l’hai vicino. Succedeva con Federer e Nadal”
Il 2026 di Andrea Pellegrino resta indimenticabile. Il tennista pugliese si è reso protagonista di un vero e proprio exploit nel Masters 1000 di Roma con un'inaspettata cavalcata. Nel guardarsi indietro il 29enne non può che riempirsi di orgoglio nel ripensare al successo su Tiafoe nel terzo turno e poi al confronto con Jannik Sinner sul Centrale del Foro Italico. Emozioni a non finire per l'attuale numero 145 del mondo che non si sarebbe mai aspettato di vivere quei momenti visto che era arrivato nella Capitale senza aspettative e sulla scia del recupero dagli infortuni e con pochi risultati degni di nota.
Nel podcast di TennisTalker Pellegrino ha spiegato come con il passare dei match, dalle qualificazioni in poi, la consapevolezza nei propri mezzi sia cresciuta. I successi contro Gaston e Landaluce, giovane promessa spagnola, e poi quelli con Nardi, Fils (costretto al ritiro per infortunio), e soprattutto Tiafoe, gli hanno restituito una grande fiducia consentendogli così di poter tornare a sfidare il miglior tennista del mondo, ovvero il connazionale e numero uno Jannik Sinner. I due si erano incrociati nella finale del torneo da 25 mila dollari di Santa Margherita di Pula, quando il giocatore altoatesino non aveva ancora lo status del campione.
Ha vissuto un'atmosfera molto particolare Pellegrino che si è ritrovato a girare accompagnato dai bodyguard dopo i tanti successi e una notevole popolarità. Niente di paragonabile ovviamente a quella di Sinner subito percepita dal tennista pugliese: "Ti dico solo che, quando hanno fatto la presentazione elencando tutti i tornei che aveva vinto, c'è stato un boato che non avevo mai sentito in vita mia. In campo è allucinante. Dalla TV non rende, ma sul Centrale le tribune sono altissime e vicinissime al campo, fa impressione. Io ero come dentro a una bolla, non mi rendevo neanche più di tanto conto. Ero più teso per la paura di fare brutta figura con lui che per i 15.000 spettatori".
Se nel primo set Pelle ha pagato dazio a quel Sinner "più alto, e anche più grosso fisicamente" rispetto a sette anni prima, nel secondo si è tolto un po' di timore reverenziale e di tensione. Anche la paura di fare brutta figura nel tempio del tennis romano è stata parzialmente accantonata: "Ero tesissimo a inizio partita. Faccio il sorteggio e, di solito, quando sono teso scelgo di rispondere per non prendere subito il break. Perdo il sorteggio e lui decide di rispondere. Penso: "Cazzo, ora devo servire io… speriamo di non fare doppio fallo al primo punto". Servii un kick morbido, l'ho buttata di là. Facciamo due o tre scambi e lui tira il rovescio fuori. Ho tirato un sospiro di sollievo! Poi però mi ha brekkato subito e in tre minuti ero sotto 4-0″.
Già in quell'occasione Andrea Pellegrino aveva spiegato quanto fosse unico Sinner. Un concetto ribadito nel suo ultimo intervento con il peso dell'avversario che si sente ancor prima di colpire la pallina: "Più che altro è lo ‘status' che ha e che la gente gli attribuisce a farti percepire quell'aura. Senti che stai giocando con una star planetaria: la gente si strappa i capelli quando lo vede! Al circolo non si vedeva mai in giro, probabilmente passava dal circolo all'hotel. Ti accorgi di quanto è grande solo quando ci sei vicino. Dalla TV tante cose non si percepiscono, ma capisci da vicino la grandezza della persona e del personaggio. Lui e Alcaraz sono un'altra cosa. Le stesse sensazioni le provavi anni fa quando c'erano Nadal e Federer, anzi loro erano ancora di più. Quando entrava Roger non c'era una persona che non si girava a guardarlo, c'era una presenza mistica diversa dagli altri".
Quello che emerge dal racconto di Pellegrino è la capacità di riconoscere appunto il valore di Sinner non solo come persona e tennista, ma anche come vera e propria star sportiva. Qualcosa che trascende il campo e che si percepisce. Facile intuire che come si possa sentire chiaramente la sua presenza, vale lo stesso per l'assenza in questi mesi di recupero dall'infortunio al ginocchio. La sensazione è che manchi qualcosa, così come quando si è fermato Alcaraz per un problema al polso. Jannik e Carlos infatti hanno restituito al mondo degli appassionati di tennis quel dualismo tipico dei grandi campioni fungendo da stimolo. Tutti nel circuito hanno riconosciuto la grandezza dei due ragazzi terribili che purtroppo in questa annata hanno dovuto fare i conti con i problemi fisici. Entrambi hanno più volte spiegato come siano uno stimolo per l'altro, ma anche per tutto il movimento. Due giocatori di questo calibro non possono che giovare al panorama, proprio come fecero Federer, Nadal e Djokovic.