Alcaraz vince un game contro Sinner e dal box gli fanno il gesto del piagnone: cosa significa

Dall’esaltazione per la vittoria del primo set alla frustrazione per l’incapacità di tenere il ritmo di Jannik Sinner, soprattutto negli scambi da fondo campo. Carlos Alcaraz, durante la finale di Wimbledon, ha cercato spesso e volentieri il supporto del suo team. E questo si è manifestato non solo attraverso consigli o incitamenti, ma anche sotto forma di ironia. Non è passato inosservato, infatti, un gesto di Samuel Lopez rivolto proprio a Carlitos nelle fasi cruciali del secondo set.
Lopez e il gesto ad Alcaraz in un momento cruciale del secondo set
Lopez è il co-allenatore di Carlos Alcaraz, che in questa stagione affianca Juan Carlos Ferrero in panchina. Lo spagnolo mette al servizio del numero due del mondo la sua esperienza, “alleggerendo” anche il compito del primo coach. Quando Ferrero non può seguire il murciano nei tornei, è Lopez a prenderne il posto.
Ed è stato proprio lui a cercare di spronare Alcaraz durante la finale di Wimbledon contro Sinner con un gesto un po’ curioso. Il suo giocatore aveva appena tenuto un turno di servizio complicato nel secondo set. Già sotto di un break, Carlos aveva dovuto salvare una palla break pesante prima di ottenere, con fatica, il punto del 3-4. A quel punto Lopez, dopo il classico pugnetto di Alcaraz, ha reagito simulando un pianto: mano a strizzare l’occhio, poi un sorriso ironico.
Perché dal team di Alcaraz lo hanno preso in giro nella finale contro Sinner
Qualcuno ha ipotizzato che si trattasse di uno sfottò a Sinner. Niente di più lontano dalla realtà, soprattutto considerando il grande rispetto che tutto il team di Alcaraz ha sempre manifestato nei confronti di Jannik e del suo entourage. In realtà, Lopez si stava riferendo proprio al suo giocatore, per bacchettarlo simpaticamente: poco prima, infatti, Carlos si era lamentato per il suo servizio poco efficace e per il rendimento generale non all’altezza della sfida.
Messaggio ricevuto dal giocatore, che al momento di sedersi in panchina si è lasciato andare. L’effetto, però, non è stato quello sperato, almeno a giudicare dal risultato.