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Miami Open 2026 di tennis

Alcaraz stritolato dal numero uno, non può fermarsi: “Non so quanti giorni di riposo mi daranno”

Dopo la sorprendente sconfitta con Korda nel torneo di Miami, Carlos Alcaraz confessa che vorrebbe fermarsi per “resettare la mente e ricaricare le batterie”. Ma non può farlo: è la condanna dei numeri uno.
A cura di Paolo Fiorenza
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Carlos Alcaraz ha scoperto cosa significa essere numero uno al mondo. Non diventarlo, ma confermarsi il miglior giocatore di tennis sul pianeta, che è cosa ben più difficile, come si sa. Lo è per più di un motivo: la pressione che è infinitamente più grande (tifosi, media, sponsor), le aspettative sempre al massimo in ogni torneo cui partecipa, le motivazioni di avversari che contro di lui giocano al loro meglio, avendo tutto da guadagnare e niente da perdere, a differenza sua.

Alcaraz perde due delle ultime tre partite giocate: prima con Medvedev, poi con Korda

Durante il torneo di Indian Wells, dove era stato battuto in semifinale da Medvedev (prima sconfitta nel 2026, in cui ha vinto l'Australian Open e il torneo di Doha), il 22enne spagnolo aveva detto di sentire di "avere un bersaglio sulla schiena", lamentandosi che contro di lui tutti "giocano come Federer". Niente di nuovo nella storia dello sport, una legge cui Carlos dovrà abituarsi se vuole restare in vetta e respingere la risalita prepotente di Jannik Sinner. Concetti ripetuti anche dopo la ben più dolorosa sconfitta nel terzo turno di Miami contro Sebastian Korda (in mezzo c'è stata la vittoria con Fonseca).

In conferenza stampa gli viene chiesto proprio questo: "Quando affronti avversari che stanno chiaramente giocando molto sopra il loro livello normale, quanto è difficile accettarlo e trovare un modo per uscirne?".

Carlos alle prese con avversari che giocano sempre la partita della vita: "Non è bello, ma devo accettarlo"

Alcaraz sospira mentre risponde: "Non è proprio bello, a essere sinceri. È un po' fastidioso. Ma devi accettarlo. Devi andare avanti e dare il massimo. Penso che per fortuna ho tante armi, ho tante cose che posso fare in campo per cercare di mettere a disagio il mio avversario. Qualcosa che oggi non sono riuscito a trovare. Ma so che d'ora in poi so giocheranno così e devo semplicemente essere pronto".

La voglia di fermarsi "per resettare la mente": ma non può farlo

Dalle parole successive dell'iberico traspare il desiderio – impossibile da realizzare – di tirare il fiato per qualche giorno. Più per staccare mentalmente e togliersi le tonnellate di pressione che lo asfissia senza pausa, che per recuperare fisicamente: "Quali sono i miei piani per la prossima settimana? Non lo so. Probabilmente tornerò a casa, cosa di cui non vedo l'ora, per stare tranquillo con la mia famiglia e i miei amici. Un paio di giorni. Non so quanto il mio team mi permetterà di riposare e avere giorni liberi. La stagione sulla terra battuta è dietro l'angolo. Ma in questo momento la mia testa dice di prendere qualche giorno libero per resettare la mente e ricaricare le batterie".

È la solitudine dei numeri uno, condanna e delizia in qualsiasi sport dalla notte dei tempi.

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