Lo scandalo di 20 anni di abusi sessuali nel hockey: “Volevano diventassimo veri Uomini del Michigan”

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Sedici ex atleti hanno squarciano il velo di omertà: vent’anni di abusi sessuali mascherati da rituali per “diventare un vero uomo”, sfociati in vere e proprie torture di spogliatoio.

Sedici ex giocatori di hockey sul ghiaccio dell’Università del Michigan hanno intentato una causa legale federale a Detroit, negli Stati Uniti, accusando lo storico allenatore Red Berenson e i vertici dell'ateneo di aver coperto per quasi vent'anni, dal 1984 al 2001, un sistema di nonnismo ritualizzato e sadico, sfociato in sistematici abusi e umiliazioni sessuali. Le vittime, che oggi hanno un'età compresa tra i 40 e i 60 anni e sono professionisti affermati in vari settori, hanno deciso di unire le forze dopo una serie di drammatici confronti interni avvenuti nel corso del 2024, quando hanno finalmente trovato il coraggio di misurare l'entità dei traumi subiti. La denuncia, un faldone dettagliato di 72 pagine, ha così squarciato il velo di omertà su ciò che veniva spacciato come un percorso obbligato per diventare un vero "uomo del Michigan".

Il rituale del terrore: la ricostruzione degli abusi negli spogliatoi

Le testimonianze contenute nella denuncia penale descrivono uno scenario agghiacciante all'interno degli spogliatoi universitari che, come cita testualmente l'atto di accusa, "equivalevano a una forma di abuso sessualizzato che sarebbe stata immediatamente riconosciuta come tortura sotto qualsiasi altra circostanza". Secondo quanto riportato dall'avvocato delle vittime, Michael Pitt, "gli abusi erano ritualizzati, meticolosamente pianificati e sadici. Sopportare l'abuso sessuale era un requisito per essere un membro della squadra maschile di hockey sul ghiaccio del Michigan".

L'atto descrive nel dettaglio come i preparatori atletici della squadra allineassero i lettini medici per consentire ai giocatori più anziani di immobilizzare le matricole nude. I dettagli legali rivelano pratiche atroci: ad alcuni giovani atleti venivano "introdotti manici di rasoio nelle parti intime", mentre un testimone ha dichiarato di essere stato immobilizzato su un tavolo e "tormentato e minacciato con una fiamma ossidrica" utilizzata dai compagni senior per bruciargli i peli pubici.

Le testimonianze delle vittime e l'impatto devastante sulla vita

Le ferite psicologiche e i traumi derivati da quegli anni di abusi celati hanno condizionato pesantemente la vita adulta dei sedici atleti, che all'epoca dei fatti avevano appena 17 o 18 anni e dipendevano interamente dalle borse di studio universitarie per potersi mantenere. Le reazioni immediate documentate includevano "vomito, insonnia e incubi" e nel lungo termine, i risvolti sulla salute mentale e l'equilibrio dei ragazzi sono stati devastanti, provocando "depressione, ansia cronica e abuso di sostanze stupefacenti o alcol in età adulta", distruggendo sul nascere le carriere sportive di molti di loro.

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Red Berenson, oggi 86enne, leggendario coach della Hall of Fame, coinvolto nello scandalo

L'atto punta il dito soprattutto contro il leggendario coach della Hall of Fame, Red Berenson, oggi 86enne, accusato di aver scientemente utilizzato questo clima di terrore per imporre la propria autorità. Quando un altro testimone ha trovò il coraggio di presentarsi nel suo ufficio per dirgli chiaramente che non voleva prendere parte a quelle barbarie, Berenson lo costrinse a sottomettersi intimandogli testualmente di "comportarsi da vero ‘Uomo del Michigan' e da buon compagno di squadra". Un altro assistente allenatore dell'epoca, Mel Pearson, liquidò le suppliche delle matricole terrorizzate dicendo loro semplicemente di "stare muti e superare la cosa".

La risposta dell'ateneo tra smentite e ammissioni

L'ormai anziano ex allenatore Red Berenson ha respinto parzialmente le accuse tramite i media, rilasciando dichiarazioni che alimentano ulteriormente l'indignazione pubblica: "C'era un certo elemento di iniziazione da parte dei veterani della squadra, ma nessuno si è mai lamentato con me. Forse ci sono stati dei contrattempi, delle brutte esperienze, ma non era una cosa diretta o incoraggiata dallo staff". Ha poi aggiunto una frase che ha minimizzato pesantemente le sofferenze dei querelanti: "Quando parlano di abusi sessuali, credo che stiano esagerando e forzando i termini".

Dal canto suo, l'Università del Michigan ha cercato parzialmente di smarcarsi dalle responsabilità legali, pur definendo "estremamente turbanti" le dichiarazioni emerse dalla causa. Il portavoce ufficiale dell'ateneo, Paul Corliss, ha rilasciato un comunicato ufficiale affermando: "Nella misura in cui un ex studente atleta si sia abbandonato ad atti di nonnismo o altri comportamenti riprovevoli, ha violato il regolamento dell'università. L'università ha adottato per la prima volta una politica ufficiale contro il nonnismo nel 1982, essendo una delle prime nel Paese". Una giustificazione formale che cozza violentemente con la realtà dei fatti durata, secondo l'accusa, per i successivi vent'anni senza che nessun organo di controllo interno muovesse un dito.

I tragici precedenti dell'Università del Michigan

Non si tratta purtroppo del primo terremoto giudiziario di questa natura per l'ateneo. L'Università del Michigan è tristemente nota per il monumentale scandalo legato al medico della squadra, il dottor Robert Anderson, accusato da oltre 1.000 atleti di abusi sessuali protratti per quattro decenni, caso che ha costretto l'università a un risarcimento record di oltre 400 milioni di euro nel 2022.

Proprio come in questo caso, i rapporti indipendenti conclusero che i vertici amministrativi erano perfettamente a conoscenza delle condotte prevaricatrici del medico ma scelsero deliberatamente di ignorare le segnalazioni per proteggere l'immagine pubblica dell'ateneo. Questa nuova causa dimostra l'esistenza di un vero e proprio ecosistema tossico istituzionalizzato, dove la protezione del brand sportivo e dei risultati sul ghiaccio ha sistematicamente calpstato la tutela dei minori e dei giovani studenti.

L'onda d'urto sulla NCAA, la NHL e il mondo dello sport

Lo scandalo ha scosso profondamente le fondamenta della NCAA, la lega universitaria americana ed è rimbalzato immediatamente nei corridoi della NHL, la massima lega professionistica, che da sempre attinge a piene mani dal rinomato programma hockeystico del Michigan. Molti dei ragazzi che transitano da questo ateneo finiscono infatti nel professionismo, rischiando di portarsi dietro traumi indicibili o, nei casi peggiori, la normalizzazione di comportamenti prevaricatori. Evidenziando la bassezza umana e la totale incapacità delle istituzioni di proteggere i propri ragazzi.

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