“Lindsey Vonn impiegherà mesi solo per tornare a camminare”: l’esperto spiega cosa le succederà

Le immagini del fissatore esterno e il racconto sulle gravi fratture riportate da Lindsey Vonn al femore e alla tibia hanno fatto il giro del mondo, scatenando ipotesi spesso allarmistiche sulle sue condizioni dopo aver subito ben tre operazioni. Per fare chiarezza ed evitare facili sensazionalismi, nell'intervista a Fanpage.it il Professore Loris Perticarini, specializzato in Ortopedia e Traumatologia ha spiegato con precisione chirurgica quali siano i reali pericoli immediati, cosa potrebbe accadere in futuro e quali, invece, sono le speranze concrete. Un viaggio dentro il protocollo per capire come la medicina moderna stia tentando l'ennesimo miracolo su una delle sciatrici più forti di sempre dopo la violenta caduta alle Olimpiadi Invernali.
Professore, partiamo dal punto più critico: si è parlato del rischio che Lindsey Vonn possa vedere compromesso l'uso della gamba. È un'ipotesi realistica o un'esagerazione mediatica?
"Quando si affrontano traumi di questa entità, il rischio non è mai nullo, ma bisogna capire il perché. Se subentra una sindrome compartimentale – ovvero un aumento della pressione interna che impedisce al sangue di circolare – il muscolo rischia la necrosi. In quel caso, se non si interviene aprendo i tessuti eseguendo una fasciotomia, il rischio per l'arto è reale. Fortunatamente, l'intervento è stato fatto: si apre la pelle, si apre la fascia muscolare per fare in modo che quando la gamba è troppo gonfia, i liquidi che si possano formare all'interno possano ridurre la pressione".
Quali sono i segnali d'allarme sull'entità di un eventuale danno vascolare/infettivo?
"In un paziente che si trova nelle condizioni di Vonn e ha subito interventi molto delicati e complessi a offrirci il ventaglio di valutazioni sono le cosiddette ‘cinque p': pain (dolore), pallor (pallore), parestesia, pulselessness (assenza di polso) e, infine, paralisi. È un acronimo mnemonico utilizzato in medicina d'urgenza e ortopedia per identificare i segni clinici della sindrome compartimentale, ovvero quella situazione di estrema pressione interna che mette a rischio l'arto. Ma la campionessa americana che è costantemente monitorata da persone altamente qualificate non corre rischi del genere e, in ogni caso, bisogna andarci cauti".

Abbiamo visto le foto del fissatore esterno. Qual è la sua funzione attuale e quando verrà rimosso?
"Il fissatore serve a stabilizzare l'articolazione senza comprimerla ulteriormente, permettendo ai tessuti molli di sgonfiarsi. La rimozione non dipende dalla frattura in sé, ma dalle condizioni della pelle e dei vasi sanguigni. È necessario che passi un determinato periodo di tempo ma solo quando il quadro locale è stabilizzato si potrà procedere con la sintesi definitiva, cioè l'uso di placche e viti interne".
La tibia è stata descritta come "frantumata" per la frattura complessa riportata. Qual è la sfida più grande nel ricomporre questo puzzle osseo?
"Il vero problema sono le superfici articolari. Immagini un pavimento che da liscio diventa un pavé sconnesso. Anche se allineiamo l'osso, se la superficie del ginocchio resta irregolare, il rischio è l'artrosi post-traumatica. In futuro, questo potrebbe portare alla necessità di una protesi, ma è un discorso che affronteremo tra mesi. E non è detto fatto che si arrivi a questo".
Parlando di futuro, l'atleta tornerà a camminare normalmente? La fluidità del movimento è a rischio?
"La rigidità articolare è un rischio concreto. La sfida del fisioterapista sarà muovere l'arto per evitare che si blocchi, ma senza "rompere" il lavoro di sintesi fatto sulla frattura. È un equilibrio delicatissimo. Non so se tornerà a sciare ai massimi livelli, ma non escludo che possa camminare bene come prima. Ci vorrà del tempo ancora, però".

In sintesi, come potremmo descrivere la situazione attuale con una metafora, dopo quella della vettura in autostrada con una "ruota sgonfia"?
"Direi che la macchina ha subito un impatto tale che non si è solo rotta la carrozzeria, ma si è danneggiato il motore e l'impianto idraulico… La strada per la riparazione è tutta in salita. Ci vorranno mesi solo per capire come reagirà l'osso. La strada è lunga e in salita, ci vorranno mesi ma resto fiducioso. Anzi… abbiamo l'esempio di Federica Brignone che pure s'è fatta molto male ma, grazie all'operato di equipe di traumatologi altamente specializzati, è guarita pienamente e abbiamo visto cosa ha fatto".