Francesca Marsaglia: “Sofia Goggia un giorno sta bene e l’altro è sotto un treno. Brignone sulla neve è un’incognita”

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Francesca Marsaglia, una delle voci più apprezzate di Eurosport a commento della Coppa del Mondo di sci, si è raccontata a Fanpage a 360 gradi e ha raccontato come Sofia Goggia, Federica Brignone e tutti le azzurre arrivano a questa nuova stagione.

Francesca Marsaglia è oggi una delle voci più apprezzate di Eurosport proprio per la sua doppia natura: ieri compagna di squadra di Federica Brignone, Sofia Goggia, Elena Fanchini e di tanti altri, oggi commentatrice e inviata capace di raccontare la stagione di sci alpino con una genuinità rara. Ha vissuto gli spogliatoi, le ricognizioni, le pressioni e le emozioni da dentro, e oggi le traduce in diretta con lo sguardo di chi sa davvero cosa si prova. "Quando ti guardi negli occhi con una persona così, non servono le parole", dice a Fanpage.it, ricordando l’esplosione di lacrime con Mattia Casse dopo il primo podio in Val Gardena, il suo esordio "col botto" da giornalista. Lo stesso occhio le permette di leggere in anticipo le giornate delle atlete ("finisco un’intervista e dico all’operatore: oggi questa vince") e di parlare di Sofia e Federica non da esterna, ma da chi ne conosce i silenzi e le forze. Di Sofia, reduce da un’estate difficile, nota la debolezza ma anche la possibile "calma forzata". Di Federica sottolinea l’equilibrio ritrovato: "Vuole continuare perché si diverte, e lo farà finché riesce a farlo con il sorriso e non con il dolore". È proprio questa capacità di unire competenza tecnica, memoria sportiva e sensibilità umana a rendere le analisi di Francesca Marsaglia autorevoli e, soprattutto, vere.

Qual è stata la cosa più difficile da imparare nel passare dalla tua esperienza da ex sciatrice alla diretta TV su Eurosport così da appassionare anche chi si avvicina allo sci per la prima volta?
Non c'è una cosa in particolare che mi abbia aiutato a trasformare il mio lavoro e la mia passione in racconto. Semplicemente esprimo tante cose che per me erano quotidiane: i discorsi, i confronti con le ex compagne di squadra, gli allenatori, tutto lo staff. Analizzo quello che vedo e lo spiego a chi è a casa. Di fondo facevo già questo per me stessa e per la mia carriera; adesso lo faccio solo con un occhio più esterno. La mia paura era di non riuscire a trasferire questa cosa. Però dai riscontri della gente mi dicono che riesco a far capire sia il lato tecnico sia quello emotivo. Quando ho di fronte un atleta per un'intervista, capisco subito la delusione di quel momento, perché è ancora un po' fresco. So da che parte prenderli a livello emotivo.

E sul commento tecnico? Avevi paura di usare un linguaggio troppo specialistico?
Sì, da quando ho iniziato il commento tecnico, due anni fa, avevo paura di usare termini difficili. In realtà ho scoperto che renderlo semplice, arriva semplice anche a casa. Ho lavorato su me stessa grazie alla mia esperienza, e pian piano i riscontri positivi sono arrivati. Ho semplicemente trasformato la visione da interna a esterna.

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Quindi hai esteriorizzato quello che già ti ripetevi in gara?
Esatto. Quello che analizzavo quando sciavo e ripetevo a me stessa.

È più impegnativo preparare una gara o fare una corrispondenza in diretta ai cancelli di partenza o a fondo pista?
Una gara… L'iter è un po' più lungo e complesso.

A proposito delle dirette e dell'emozione che riesci a esternare: ci racconti l'intervista a Mattia Casse dopo il primo podio in Val Gardena?
Era il mio primo giorno di lavoro con gli uomini. Avevo iniziato a Sölden, poi era arrivata Gardena. Avevo terminato la mia stagione da sei, sette mesi, ero ancora tantissimo dentro. Mattia per me poi è un terzo fratello. Abbiamo iniziato a sciare insieme a tre anni e abbiamo condiviso tutto fino ai sedici, quando lui si è trasferito in Friuli. Anche la camera nelle finali nazionali, per farti capire. Perché le nostre mamme erano amiche. Abbiamo fatto il percorso Coppa Europa e arrivo in Coppa del Mondo insieme. Vedevo che faticava ad arrivare a quel podio, pur avendo tutte le caratteristiche: tecnica, testa, esperienza. Ho vissuto un po' il suo calvario, lo stesso che avevo vissuto io.

E cosa è successo nel momento dell'intervista?
È stata un'esplosione. Non ero pronta, sono sincera. Mi sentivo sotto controllo fino a cinque secondi prima. Poi ci siamo guardati negli occhi e… quando ti guardi negli occhi con una persona così, non servono le parole. Ho vissuto anche le perdite familiari: il papà di recente, la mamma quando era giovane. Tutto era amplificato. Sono andata avanti, ho finito l'intervista e ho pensato: "Ecco, sono in grado di fare questo lavoro", perché ero molto preoccupata. Poi sono stata felicissima, perché era arrivata la verità di quel momento. È arrivato anche alla gente. Non era esasperato, era semplicemente naturale: non eravamo pronti nessuno dei due. Un esordio col botto. Da lì mi hanno soprannominato "la lacrima facile".

Con Federica Brignone? C'è stato un momento di difficoltà nel passare dal ruolo di ex compagna a quello con il microfono in mano?
Una giornata o un'intervista specifica no, ma la difficoltà è stata un'altra. Capisco benissimo quando a un atleta pesa rispondere a certe domande, soprattutto dopo una manche andata male o in un periodo difficile. Quelle domande però fanno parte del lavoro, e le faccio per la gente a casa. Ho ancora molto il feeling e la mentalità da atleta, quindi percepisco la frustrazione, il voler chiudere in fretta e andare via. Sono in lotta tra "devo farlo" e "voglio far veloce perché capisco che ha bisogno di stare solo". Trovare quell’equilibrio è la parte difficile. Col tempo l'ho trovato, e la fortuna di essere stata atleta mi aiuta a scegliere le parole giuste per ottenere una risposta completa, senza essere troppo invadente né troppo corta.

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Francesca Marsaglia (a sinistra), Daniela Merighetti e Tina Maze con HBO per la copertura dei Giochi Olimpici Invernali di Milano–Cortina 2026

Spesso noti dettagli che le telecamere non colgono: uno sguardo, un tic, qualcosa che ti fa capire un secondo prima se per Sofia o Federica è la giornata giusta?
Sì, lo capisco. Lo capivo già da compagna di squadra: a volte pensavo "dovrei fare più l’allenatrice che la compagna". Non c'è un gesto preciso. C'è la tranquillità nei gesti, nella spiegazione, nello sguardo. È difficile da spiegare in maniera concreta.
Banalmente lo scherzare in partenza o in ricognizione, il confrontarsi in un certo modo: percepivo la calma e la lucidità. Le conoscevo molto bene.

Ti capita ancora adesso di "prevedere" le cose?
Sì. Mi capita ancora: finisco un'intervista e dico all'operatore "oggi questa vince". Più di una volta è successo. Quando c'è stress o confusione, poca lucidità, lo capisco soprattutto nelle mie ex compagne. Sono libri aperti. Con Sofia, Elena, Federica, Laura, Marta… sì.

C'è un episodio particolare che ti ricordi?
Ai Mondiali di Meribel: il giorno prima avevo detto di Marta "questa domani fa medaglia sicuro, potrebbe anche vincere". E ha vinto l'oro in Super-G, una cosa particolare perché quell'anno era fortissima in gigante. Con le più giovani sto cercando di conoscerle adesso, intervista dopo intervista.

Com'è l’atmosfera dietro le quinte del team italiano femminile? Che sensazioni hai?
Ci sono grosse assenze: Federica da due stagioni, Sofia ha fatto poco e ha dovuto rientrare. Per l'élite si sentono a 360 gradi: sono personalità forti e grandi riferimenti in pista. Per le giovani avere persone come Sofia, Federica, Elena per tanti anni è stato intenso, ma di grande valore. Non è banale confrontarsi quotidianamente con loro. C’è sempre stato un bellissimo rapporto. Dai tempi delle AK Lions con Merighetti, Fanchini, Schnarf, Stuffer, abbiamo cercato di creare un bel clima di squadra, perché poi i risultati arrivano. Quando ci sentivamo veramente squadra, ognuna ha raggiunto i propri limiti.

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Sofia Goggia e Federica Brignone, portate in trionfo dalla squadra azzurra dopo l'ultima stagione di Coppa del Mondo

Da quando hai smesso tu? Come è cambiata la situazione?
Da quando ho smesso c'è stata più suddivisione tra élite e squadra di velocità, ma i confronti restano, soprattutto in vista delle gare. Quest'anno le ho viste poco perché erano in Sud America. Le squadre di velocità sono tranquille: primo anno in Cile, Nicole della Casa era serena. Hanno ancora molta preparazione, Beaver Creek è tra due mesi. Nel gigante e nello slalom finalmente c'è un bel ricambio. L'anno scorso sono cresciute tantissimo in Coppa Europa e, a detta dell'allenatore Agazzi, stanno facendo un grandissimo lavoro. Bisogna vedere come gestiscono subito la pressione della Coppa del Mondo.

C'è qualche nome giovane che ti ha particolarmente colpito?
Io mi sbilancio: una Trocker… un piede così talentuoso non lo vedevo dai tempi di Federica a 17-18 anni. Sensibilità sulla neve incredibile. È ancora grezza, ci vuole tempo, ma ha tutto dalla sua, a partire dall'età. L'ho vista molto bene alle finali di Coppa del Mondo dello scorso anno. Poi c'è lo zoccolo duro: Peterlini, Rossetti, Pazzaglia che ha vinto la Coppa Europa. C'è movimento, c'è crescita.

A proposito di Sofia e Federica: le hai sentite? Come sono le condizioni attuali e quali sono le tue sensazioni?
Sì, le ho sentite tutte e due. Sofia l'ho già vista all’Atomic Day e le abbiamo fatto un'intervista. L'ho trovata molto debole: da fine luglio non capivano la causa di questa debolezza e degli effetti collaterali in Argentina.

Secondo te questo stop può avere anche un lato positivo?
Sì, secondo me potrebbe anche darle un po' di calma. Sölden mette sempre tanta ansia di tempo: inizi subito e se non parti bene ti storce. Il corpo l'ha fermata in un momento che non è così male. Mi ha detto che aveva fatto un’estate buonissima a secco. Quando lei lavora bene a secco poi ha una forza solida in Super-G e discesa. Credo che l'obiettivo fosse tornare molto competitiva in discesa, dove aveva perso un po’ di terreno, al di là del bronzo olimpico. Una come lei deve lottare per la Coppa.

Quale sarà la difficoltà maggiore nel rientro?
La difficoltà sarà gestire le forze: un giorno si sente bene, spinge in palestra, il giorno dopo è sotto un treno. Diverso dagli infortuni. Se riesce a prenderla in maniera positiva, non la vedo così negativa come tempistica di stop, dopo un'annata olimpica intensa in cui si aspettava di più.

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Sia Goggia, per un virus, sia Brignone, che sta recuperando dall'infortunio, non saranno presenti al via della stagione 2026

E Federica? A che punto è?
Federica la vedrò al J Medical ma l'ho sentita solo per chiamate e messaggi brevi. Ad agosto mi ha detto: "Ho provato a sciare, così non avrei potuto fare la stagione", per i dolori. Ha tolto i ferri, sta facendo tutto l'iter fisioterapico. Tra poco tornerà sugli sci, ma non so ancora quando. A secco si sente finalmente bene. La sento molto serena, già dall'anno scorso. Ha trovato un equilibrio mentale: se ne frega un po' delle pretese esterne. Vuole continuare perché si diverte, e lo farà finché riesce a farlo con il sorriso e non con il dolore.

Ma finché non torna sulla neve resta un'incognita, no?
Esatto. Lo sci è particolare: le vibrazioni e i carichi sulla neve non si riproducono in palestra. Finché non metterà gli sci non sapremo nulla. L'anno scorso ha dato l’anima contro i dolori e i fantasmi nella testa. Quest'anno, senza l'obiettivo olimpico in Italia, la sento più rilassata. Ha una determinazione fuori dal comune, ma anche la lucidità di dire: "Ho fatto tutto; se va bene bene, se no ho fatto tutto".

Ultima domanda. Per chi accenderà Eurosport magari per la prima volta, incuriosito dalle Olimpiadi italiane: qual è la gara, la pista o la rivalità internazionale che nessuno dovrebbe perdersi in questa stagione?
Bella domanda, e difficilissima. Sulla base delle dichiarazioni di Shiffrin, che non farà i primi slalom… decisioni importanti. Mettere via 160 punti facili cambia le carte in tavola, mette pepe…

Quindi speri in una stagione più aperta?
Sì. Mi auguro che una Hiker, uno dei talenti più grossi che vedremo nei prossimi anni e anche l'unica polivalente vera rimasta, dopo il ritiro di Michelle Gisin, faccia il salto di qualità e ci appassioni a una lotta per la generale sentita già da inizio stagione. Mi auguro una stagione più animata, con più giovani che escono fuori. Il cambio generazionale arriverà.

Qualche nome in particolare che ha già in mente?
Lara Colturi ha cambiato materiali, quindi un po' di assestamento è normale, ma la vedo competitiva anche in Super-G. Con le assenze di Federica, il ritiro di Lara Gut, che sento tantissimo perché era la mia generazione, e Sofia un passo indietro nel gigante: mi auguro più scelte di gestione, più movimento.

In pratica, più incertezza e più spettacolo?
Esatto. Banalmente, il fine stagione di Laura Pirovano ha appassionato tantissimo: in tre weekend erano in quattro a giocarsi la coppetta. Quelle cose appassionano anche chi non conosce a fondo lo sci. Mi auguro soprattutto sul lato femminile, di poter raccontare su Eurosport una stagione più animata e colorata.

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