Dominik Paris: “A 37 anni rischio ancora la pelle a 140 all’ora. Ma non mi fermo, ho il fuoco dentro”

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Dominik Paris si racconta a Fanpage dopo il bronzo a Milano Cortina 2026. Tra la carica della Stelvio, l’amarezza del Super-G e il ruolo di guida per i giovani come Franzoni, il campione azzurro guarda sempre avanti: “Non mi ritiro, corro per vincere”.

Dominik Paris si è raccontato a cuore aperto in esclusiva a Fanpage.it. Dalla leggendaria vittoria sulla Stelvio fino al sospirato bronzo olimpico a Milano Cortina 2026, il campione altoatesino ha rivissuto ogni istante: il peso e la carica del pubblico di casa, l'amarezza per quel guasto meccanico in Super-G sfociato in una "sfortuna incredibile", con la felicità di avere finalmente infranto il tabù a cinque cerchi ancora negli occhi e nelle parole: "I risultati mi hanno dato la pace, ora corro solo per il divertimento". A quasi 37 anni, il re della velocità azzurra non ha però alcuna intenzione di fermarsi, spinto dalla passione purissima e da un’adrenalina intatta che lo vede ancora in prima linea: "Non è ancora il momento di appendere gli sci al chiodo". Consapevole anche del suo ruolo da chioccia per le nuove leve, come Giovanni Franzoni e la consapevolezza che, ogni volta che si abbassa la visiera, la grinta resta quella di sempre: "Se mi metto in partenza, è perché voglio essere sempre tra i primi".

Iniziamo dal momento più importante di questo 2026: le Olimpiadi. Hai sfatato un tabù importante e dopo il bronzo avevi dichiarato che ti aveva "messo in pace con te stesso". Cosa ti spinge ancora a rischiare la pelle a 140 km/h? È puro divertimento o hai ancora una piccola scommessa con te stesso?
Mi sa che è più il divertimento. Cioè, veramente, anche com’è andata la stagione scorsa e come mi sono sentito verso la fine, ho capito che mi diverto un sacco. E poi sono ancora competitivo con gli altri, e questo mi dà quella cosa per andare ancora avanti. Quando hai trovato la pace con i risultati, poi goderti un po’ di più la sciata e fare le gare diventa più bello, più divertente.

Arrivavi a Milano Cortina con il peso di avere tutti gli occhi addosso, correre in casa alla Stelvio, anche dopo periodi difficili. A mente fredda, ti ha dato più energia la spinta del pubblico di casa? O c’è stata anche un po’ di rivincita verso chi pensava che fossi già arrivato alla fine?
Mi sa più la spinta. Devo dire che quando hai una conoscenza così di una pista, e ci hai vinto tante volte, l’affronto è molto diverso. Mi sentivo molto sicuro. Però anche tutto quello che mi è arrivato da fuori, dalla gente, mi ha caricato di più: non mi ha fatto pressione. Hanno anche richiesto che arrivasse questa medaglia, ma comunque mi ha dato una carica in più. Mi sono detto: "Se non posso fare su questa pista qua, da dove vorrei ancora fare?". E questo mi ha dato tanta tranquillità per la gara. Ho cercato di fare il mio, con la conoscenza di come affrontare una pista come la Stelvio. Alla fine, sì, è andata bene, direi.

Non c’era anche qualche sassolino da toglierti dagli scarponi?
No, no. È andato tutto come doveva andare. Certamente com'è finito il Super-G è un po’ un peccato, ma comunque la medaglia finalmente è arrivata, dopo cinque Olimpiadi a cui ho partecipato.

A proposito, è prevalso più il sollievo o un pizzico di rimpianto quando hai visto quei decimi di distacco?
Come ogni atleta, pensi sempre "potevo far meglio". Anche se vinci, puoi sempre fare meglio. È nel nostro DNA: cerchiamo sempre di spingerci ancora di più. Anche se hai già fatto vedere che sei quello più veloce, trovi sempre qualcosa per te stesso da migliorare, da fare meglio e l'ho pensato anche in quell'istante.

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Paris esulta alle Olimpiadi di Milano–Cortina.

Questa è la parte bella delle Olimpiadi. Poi c’è stato quel problema tecnico nel Super-G. C’è stato un confronto con lo staff per capire la natura di quell’errore? Ti ha lasciato tanta amarezza?
Sì, ma è stata solo… sfiga, diciamo. Alla fine prendi mille colpi di questo tipo e non succede mai niente. In quel momento si è tolto lo sci ed è andata male. Certo, abbiamo provato a capire il perché, però alla fine non si torna mai indietro, quel che è successo è successo. Ogni tanto devi mettere le cose lì, sereno, lasciarle stare e dire: "Ok, è accaduto ma si va avanti".

A mente fredda, quale delle due fotografie definisce di più la tua Olimpiade: la medaglia o quel problema in Super-G?
No, per me è andato tutto bene. Tutto l’insieme, diciamo, crea l'immagine finale di queste Olimpiadi, belle. Sono state veramente belle per me, ma belle anche per l’Italia. Poi se penso anche quello che abbiamo fatto con Franzoni, due italiani sul podio nella prima gara… Tutto ciò che è successo, se lo metti insieme, fa una bellissima immagine di tutto.

Ad aprile compi 37 anni. Non sei più di primo pelo. Dietro di te nella velocità azzurra c’è qualcosa di buono. Vedi già un erede in grado di raccogliere il tuo testimone?
Abbiamo visto Franzoni che ha fatto un bel passo in avanti: è riuscito a vincere, è riuscito a conquistare la medaglia. Secondo me è un bravo ragazzo che non si riposa su questi allori, vuole sempre continuare a migliorarsi e questo atteggiamento ha avuto un buon effetto. Durante la stagione, avendo Franzoni come giovane che ha fatto questi risultati, ha tirato un po’ anche il resto della squadra: anche gli altri giovani si sono svegliati di più, hanno fatto dei buoni risultati. Come squadra eravamo molto presenti verso la fine della stagione, e questo è importante. Ora si spera che portino tutto ciò che di positivo abbiamo visto, alla prossima stagione.

Ti senti un modello di riferimento, un esempio da seguire? Ti pesa questa figura all’interno della velocità azzurra nei confronti dei giovani?
No, non mi pesa. Io cerco di dare un buon esempio: con tanto lavoro, con tanta concentrazione, mettersi lì a continuare a fare un passo dopo l'altro, sempre guardando avanti. Cerco di dare ai giovani un po’ questo atteggiamento: cercare di migliorarsi ogni giorno. Se loro mi prendono come esempio mi fa molto piacere ma se cercano la loro strada nel modo che loro ritengono giusto, anche questo atteggiamento è perfetto. Comunque spero che la squadra rimanga forte nello sci italiano, perché per il nostro sport è fondamentale.

Quando deciderai di appendere gli sci al chiodo? Ci hai mai pensato, magari dopo le Olimpiadi?
Ogni tanto escono fuori questi pensieri, però non è ancora arrivato il momento giusto. Per quello non so dire quanto ancora andrò avanti e quando sarà il momento. Appena arriva, lo capirò. Lo sanno anche gli altri, si stanno preparando. Comunque rassicuriamo tutti: non è ancora giunto. Per questa stagione ho deciso di mettere ancora tutto ciò che ho e poi si vedrà come va.

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Dominik Paris fa parte del Gruppo Sportivo dei Carabinieri.

Gli ultimi quattro anni li avevi preparati con un obiettivo preciso e l’hai preso. Adesso gareggerai, come hai detto, per il piacere di farlo. Sarà tutto più semplice o dovrai comunque cercare dentro di te quella cattiveria agonistica per restare ad altissimo livello?
Diciamo tutte e due le cose. Penso che sia un pelino più facile da gestire ogni singola gara, perché ti diverti di più, riesci a essere più sereno. Ma comunque hai sempre la voglia di tirare fuori tutta la cattiveria, di far vedere quello di cui sei ancora capace. Quella adrenalina mi rimane ancora dentro quando c’è la gara: fa parte di quello che sono. Sicuramente non mi metto lì solo per scendere… Se mi metto in partenza, voglio essere competitivo e arrivare sempre tra i primi.

Quanto è stato importante nella tua carriera il gruppo sportivo dell’Arma dei Carabinieri?
L’Arma, il gruppo sportivo, è importante. Quando sei giovane è molto importante: ti danno un sostegno e tu puoi concentrarti sul tuo sport, sul mestiere che hai scelto. È una grande opportunità che non tutti possono sfruttare. Ma anche adesso che sono un atleta affermato, l’Arma ti sta sempre dietro, ti è sempre attaccata al fianco, ti dà un sostegno in più. Così sei più sereno, più sciolto quando fai le cose nello sport.

Al piccolo Dominik che iniziava a sciare, cosa direbbe oggi il Dominik adulto, rivedendolo con le sue tante speranze e sogni nel cassetto?
È una domanda difficile… Boh. Alla fine non cambierei tanto, perché quello che ho sognato sono riuscito a ottenerlo. E quello che mi piace di più è che mi è rimasto lo stesso sorriso di quando ero piccolo.

Un’ultima domanda solo per sorridere… Nel futuro di Dominik Paris cosa ci sarà: più cucina, più musica e rock, o ancora sci?
(ride) Un po’ di concerti si fanno già e si cerca di divertirsi anche in quel modo. Però comunque, ancora tutto incentrato sullo sci: finché vado avanti mi concentro soprattutto su quello. Poi? Vediamo cosa accadrà…

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